Esteri

Wikileaks, un teste a sorpresa contro Manning.
Il Navy Seal che vide il computer di Bin Laden

Comincerà in giugno il processo in Corte marziale all'analista militare artefice della fuga di documenti finiti sul sito di Julian Assange. All'accusa spetterà l'onere della prova: dimostrare che Manning era cosciente del danno arrecato agli Usa. Ma l'accusa potrà portare in aula uno dei membri del commando che stanò e uccise lo Sceicco del terrore. Per confermare che nel pc del capo di Al Qaeda furono trovate tracce delle informazioni trafugate

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FORT-MEADE  - Duro colpo alla strategia difensiva di Bradley Manning, 25 anni, l'analista militare di stanza in Iraq, sottoposto al giudizio della Corte marziale con l'accusa di collusione con il nemico dopo aver favorito la fuga di documenti sensibili finiti nelle mani di Julian Assange per essere rivelati al mondo attraverso il sito Wikileaks (il database).

Nel corso di una nuova udienza preliminare tenuta presso la base militare di Fort-Meade, nel Maryland, il colonnello e giudice Denise Lind ha infatti aperto all'accusa la possibilità di presentare tra i testimoni uno dei membri del commando Usa che uccise Bin Laden nel suo bunker di Abbottabad, in Pakistan. Per confermare in aula che nella cache del computer dello "Sceicco del terrore" furono trovate informazioni tratte proprio dai documenti trafugati da Manning. Si materializza così il peggiore incubo dello staff difensivo di Manning, che ha sempre contestato e ostacolato la testimonianza di "John Doe", il classico pseudonimo sotto il quale verrà celata l'identità del soldato.

E pensare che l'udienza si era aperta in modo favorevole a Manning, quando il colonnello Lind aveva imposto l'onere della prova a carico del governo americano sul fatto che l'ex analista fosse cosciente del danno arrecato agli Stati Uniti mettendo a disposizione del nemico, nello specifico la rete terroristica di Al Qaeda, le informazioni sensibili.

Sulla testa di Bradley Manning pesano ben 22 capi d'accusa, la collusione con il nemico il più pesante, per il quale rischia la pena dell'ergastolo. A giugno, quando il processo avrà inizio, spetterà allo Stato provare che l'analista "aveva delle buone ragioni" per comprendere quanto la sua azione a favore della fuga di documenti avrebbe danneggiato gli Stati Uniti. Sarà di certo più facile dimostrarlo portando in aula chi il nemico lo ha stanato e ucciso e ascoltare dalla viva voce di "John Doe" che nel pc di Bin Laden vi era la traccia elettronica dei misfatti compiuti da Bradley Manning.

A proposito di diffusione impropria di documenti sensibili, l'udienza preliminare odierna segue la comparsa su internet della registrazione non autorizzata della testimonianza resa da Manning lo scorso 28 febbraio, in cui l'analista militare spiegava le sue motivazioni. Parlando ad alta voce, Manning si era dichiarato colpevole rispetto ai capi d'accusa meno gravi e aveva affermato di aver diffuso centinaia di report sui combattimenti in Afghanistan e Iraq, oltre a dispacci diplomatici, documenti classificati e due filmati di battaglia, per "rivelare la sete di sangue dell'apparato militare americano" e la sua indifferenza per la vita delle popolazioni locali.

"Dire che il giudice non fosse esattamente contento di una simile violazione delle regole è un puro eufemismo" ha dichiarato un portavoce militare ai giornalisti. In conseguenza di quanto accaduto a febbraio, registratori e telefoni cellulari saranno vietati non solo in aula, ma anche nella sala stampa, dove le udienze sono ritrasmesse.