CARACAS - Tensione alle stelle in Venezuela dopo le elezioni per il successore di Hugo Chavez alla presidenza. E' di almeno sette morti il bilancio delle vittime negli scontri che si sono verificati a Caracas tra oppositori e chavisti. Le fonti ufficiali parlano anche di 61 feriti e 135 persone arrestate. Nicolas Maduro, il delfino del leader bolivariano morto il 5 marzo scorso, è stato dichiarato vincitore, ma il suo rivale Henrique Capriles ha contestato i risultati ufficiali della consulatazione chiededono che i voti vengano ricontati e che venga sospesa la proclamazione di quello che ha definito un capo dello Stato "illegittimo". A Caracas migliaia di sostenitori del candidato dell'opposizione sono scesi in piazza per una "cacerolada" di protesta al grido di "frode, frode" e la polizia ha cercato di disperderli utilizzando i lacrimogeni.
Maduro ha parlato in pubblico, accusando Capriles di aver tentato di organizzare un golpe con il sostegno dell'ambasciata Usa (che tra l'altro aveva sostenuto la richiesta di una verifica indipendente dell'esito elettorale) ed ha avvisato l'opposizione che non avrebbe consentito lo svolgimento della manifestazione convocata per domani nella capitale. "Mano dura contro il fascismo e contro quelli che attentano alla democrazia - ha detto il presidente - ; se vogliono buttarmi giù, che vengano a cercarmi, io li aspetto!".
Capriles aveva invitato i venezuelani a partecipare alle manifestazioni se Maduro non avesse rinunciato a proclamarsi presidente in fretta e furia, sulla base del risicato (e contestatissimo) successo elettorale accordatogli dai dati ufficiali. L'erede di Hugo Chavez, fino ad oggi presidente ad interim, non ha tuttavia accolto la richiesta e ha invece incassato la proclamazione con una cerimonia svoltasi nella sede del Consiglio nazionale elettorale. Nel suo intervento dopo la proclamazione, lo stesso Maduro ha accantonato gli inviti alla pacificazione di ieri e ha attaccato Capriles, che - a suo dire - porterebbe avanti "un progetto borghese di natura imperialista". "Chiunque pretenda di violare la maggioranza in democrazia - ha affermato - sta tentando o esortando ad un colpo di Stato. In Venezuela qualcuno sta preparando un tentativo di disconoscere le istituzioni democratiche. La maggioranza è maggioranza e deve essere rispettata".
E più tardi, di fronte alle proteste di piazza degli antichavisti, Maduro ha lanciato un appello alla mobilitazione "in tutto il paese". "Continuo a fare appello alla pace. Faccio appello al popolo a combattere nella pace", ha detto nel corso di una conferenza stampa, chiedendo "manifestazioni attraverso tutto il paese" oggi e domani.
Proprio l'escalation delle tensioni e il rischio di scivolare verso una guerra civile ha fatto abbassare i toni e in serata il candidato sconfitto ha annunciato di aver sospeso il corteo di protesta di domani per evitare il ripetersi di episodi di violenza. Capriles ha poi chiesto al presidente eletto, Nicolas Maduro, di "smetterla con le minacce", di "calmarsi un pochino" e - abbassando i toni - si è detto pronto ad aprire un dialogo con lui "nelle prossime ore" per risolvere la situazione.
Secondo i dati ufficiali, Maduro si è imposto per una incollatura, molto meno di quanto previsto dai sondaggi: con il 50,7% dei consensi (circa 7,5 milioni) a fronte del 49,1% del candidato dell'opposizione, il quale ha ottenuto quasi 7,3 milioni di voti. Un bel balzo rispetto alle elezioni del 7 ottobre, quando Chavez sconfisse lo stesso Capriles con un distacco ben superiore. Di fatto, con Maduro alla guida, il Partito socialista unito del Venezuela ha perso per strada almeno 600 mila voti. A conferma - sottolineano diversi analisti - del fatto che Chavez appare un leader insostituibile per il fronte bolivariano.
"Una verifica dei risultati elettorali in Venezuela sarebbe un passo necessario e importante", aveva sottolineato senza giri di parole il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Mentre analogo (e ugualmente inascoltato da Maduro) è stato il messaggio venuto dall'organizzazione degli Stati americani (Osa): il segretario generale dell'organismo, Josè Miguel Insulza, ha messo invano a disposizione di Caracas una "squadra di esperti elettorali internazionali, dotati di prestigio e ampia esperienza".
Maduro ha parlato in pubblico, accusando Capriles di aver tentato di organizzare un golpe con il sostegno dell'ambasciata Usa (che tra l'altro aveva sostenuto la richiesta di una verifica indipendente dell'esito elettorale) ed ha avvisato l'opposizione che non avrebbe consentito lo svolgimento della manifestazione convocata per domani nella capitale. "Mano dura contro il fascismo e contro quelli che attentano alla democrazia - ha detto il presidente - ; se vogliono buttarmi giù, che vengano a cercarmi, io li aspetto!".
Capriles aveva invitato i venezuelani a partecipare alle manifestazioni se Maduro non avesse rinunciato a proclamarsi presidente in fretta e furia, sulla base del risicato (e contestatissimo) successo elettorale accordatogli dai dati ufficiali. L'erede di Hugo Chavez, fino ad oggi presidente ad interim, non ha tuttavia accolto la richiesta e ha invece incassato la proclamazione con una cerimonia svoltasi nella sede del Consiglio nazionale elettorale. Nel suo intervento dopo la proclamazione, lo stesso Maduro ha accantonato gli inviti alla pacificazione di ieri e ha attaccato Capriles, che - a suo dire - porterebbe avanti "un progetto borghese di natura imperialista". "Chiunque pretenda di violare la maggioranza in democrazia - ha affermato - sta tentando o esortando ad un colpo di Stato. In Venezuela qualcuno sta preparando un tentativo di disconoscere le istituzioni democratiche. La maggioranza è maggioranza e deve essere rispettata".
E più tardi, di fronte alle proteste di piazza degli antichavisti, Maduro ha lanciato un appello alla mobilitazione "in tutto il paese". "Continuo a fare appello alla pace. Faccio appello al popolo a combattere nella pace", ha detto nel corso di una conferenza stampa, chiedendo "manifestazioni attraverso tutto il paese" oggi e domani.
Proprio l'escalation delle tensioni e il rischio di scivolare verso una guerra civile ha fatto abbassare i toni e in serata il candidato sconfitto ha annunciato di aver sospeso il corteo di protesta di domani per evitare il ripetersi di episodi di violenza. Capriles ha poi chiesto al presidente eletto, Nicolas Maduro, di "smetterla con le minacce", di "calmarsi un pochino" e - abbassando i toni - si è detto pronto ad aprire un dialogo con lui "nelle prossime ore" per risolvere la situazione.
Secondo i dati ufficiali, Maduro si è imposto per una incollatura, molto meno di quanto previsto dai sondaggi: con il 50,7% dei consensi (circa 7,5 milioni) a fronte del 49,1% del candidato dell'opposizione, il quale ha ottenuto quasi 7,3 milioni di voti. Un bel balzo rispetto alle elezioni del 7 ottobre, quando Chavez sconfisse lo stesso Capriles con un distacco ben superiore. Di fatto, con Maduro alla guida, il Partito socialista unito del Venezuela ha perso per strada almeno 600 mila voti. A conferma - sottolineano diversi analisti - del fatto che Chavez appare un leader insostituibile per il fronte bolivariano.
"Una verifica dei risultati elettorali in Venezuela sarebbe un passo necessario e importante", aveva sottolineato senza giri di parole il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Mentre analogo (e ugualmente inascoltato da Maduro) è stato il messaggio venuto dall'organizzazione degli Stati americani (Osa): il segretario generale dell'organismo, Josè Miguel Insulza, ha messo invano a disposizione di Caracas una "squadra di esperti elettorali internazionali, dotati di prestigio e ampia esperienza".