CITTA' DEL VATICANO - Lo Ior? "Tutto è necessario, gli uffici sono necessari, ma sono necessari fino a un certo punto". Papa Francesco lo afferma durante l'omelia della messa quotidiana nella Casa Santa Marta. Ci sono alcuni dipendenti della banca vaticana in cappella e il pontefice si rivolge a loro: "Scusate eh", dice con un sorriso. "Noi, donne e uomini di Chiesa - puntualizza - siamo in mezzo ad una storia d'amore: ognuno di noi è un anello in questa catena d'amore. E se non capiamo questo, non capiamo nulla di cosa sia la Chiesa". Cita persino Stalin, nell'omelia: "Un capo di Stato ha chiesto quanto sia grande l'esercito del Papa". E aggiunge Francesco: "Alcuni cristiani hanno sbagliato per ragioni storiche, hanno sbagliato la strada, hanno fatto eserciti, hanno fatto guerre di religione". Ora invece si tratta di imparare "con i nostri sbagli come va la storia d'amore" perché la Chiesa "non cresce con i militari, ma con la forza dello Spirito Santo. Perché la Chiesa non è un'organizzazione".
Cosa sia importante perseguire, il pontefice lo ribadisce poco dopo, nell'udienza generale alla quale hanno partecipato circa centomila fedeli in una piazza San Pietro gremita: "Specie in questo tempo di crisi", dice, non ci si deve chiudere in se stessi "nascondendo ricchezze spirituali e materiali, ma aprirsi, essendo solidali". Porta anche un esempio concreto, citando il brano evangelico del giudizio universale che parla di accogliere i forestieri: "Penso ai tanti stranieri che ci sono nella diocesi di Roma: cosa facciamo per loro?" chiede il Papa. E al termine dell'udienza, salutando i fedeli italiani e in particolare gli operai sardi della E.On, che mercoledì scorso non erano arrivati in piazza per un ritardo aereo ("sembra che stavolta l'aereo sia arrivato", ha scherzato il Papa) e che da mesi sono al centro di una vertenza lavorativa, Francesco parla anche della situazione economica che "in Sardegna è in tutto il Paese è particolarmente difficile": "Serve un incisivo impegno per aprire vie di speranza", esorta il pontefice, raccomandando il "rispetto dei diritti di tutti e specie delle famiglie".
Tutte le parole pronunciate oggi da Bergoglio viaggiano sui temi sociali: "Questo - ha insistito - è il tempo dell'azione, in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi ma per lui e per gli altri, è il tempo in cui far crescere il bene nel mondo". Francesco ha ripreso la parabola dei talenti e lanciato un monito duro: il brano evangelico, ha detto, "fa riflettere su come impegniamo i doni ricevuti da Dio" e "un cristiano che si chiude in se stesso tenendo nascosto ciò che Dio gli ha donato, non è un cristiano". Sullo sfondo c'è ancora ancora il discorso del giudizio universale, che il Papa torna a citare ricordando che alla fine dei tempi "saremo giudicati sulla carità". Ma, ha chiarito, non è una prospettiva che deve fare paura: deve invece spingere a vivere il presente un'esistenza "fatta di azioni, fede, amore". E se la fede è un dono, gli uomini "per portare frutti" devono vivere un'esistenza "aperta a Dio". I cristiani, in particolare, devono essere concentrati sull'incontro con il Creatore, "che significa saper vedere i segni della presenza di Dio".
Francesco si è rivolto anche ai giovani, continuando nello stile di dialogo con la piazza inaugurato nelle recenti apparizioni pubbliche. "In piazza ho visto molti giovani, è vero? Dove sono questi giovani?", ha chiesto per far levare il grido dei gruppi presenti tra i due bracci del colonnato. Poi ha lanciato un appello accorato anche per i ragazzi. "La vita ci è data per donarla", ha detto. Aggiungendo poi: "Cari giovani, non abbiate paura di sognare cose grandi".
Cosa sia importante perseguire, il pontefice lo ribadisce poco dopo, nell'udienza generale alla quale hanno partecipato circa centomila fedeli in una piazza San Pietro gremita: "Specie in questo tempo di crisi", dice, non ci si deve chiudere in se stessi "nascondendo ricchezze spirituali e materiali, ma aprirsi, essendo solidali". Porta anche un esempio concreto, citando il brano evangelico del giudizio universale che parla di accogliere i forestieri: "Penso ai tanti stranieri che ci sono nella diocesi di Roma: cosa facciamo per loro?" chiede il Papa. E al termine dell'udienza, salutando i fedeli italiani e in particolare gli operai sardi della E.On, che mercoledì scorso non erano arrivati in piazza per un ritardo aereo ("sembra che stavolta l'aereo sia arrivato", ha scherzato il Papa) e che da mesi sono al centro di una vertenza lavorativa, Francesco parla anche della situazione economica che "in Sardegna è in tutto il Paese è particolarmente difficile": "Serve un incisivo impegno per aprire vie di speranza", esorta il pontefice, raccomandando il "rispetto dei diritti di tutti e specie delle famiglie".
Tutte le parole pronunciate oggi da Bergoglio viaggiano sui temi sociali: "Questo - ha insistito - è il tempo dell'azione, in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi ma per lui e per gli altri, è il tempo in cui far crescere il bene nel mondo". Francesco ha ripreso la parabola dei talenti e lanciato un monito duro: il brano evangelico, ha detto, "fa riflettere su come impegniamo i doni ricevuti da Dio" e "un cristiano che si chiude in se stesso tenendo nascosto ciò che Dio gli ha donato, non è un cristiano". Sullo sfondo c'è ancora ancora il discorso del giudizio universale, che il Papa torna a citare ricordando che alla fine dei tempi "saremo giudicati sulla carità". Ma, ha chiarito, non è una prospettiva che deve fare paura: deve invece spingere a vivere il presente un'esistenza "fatta di azioni, fede, amore". E se la fede è un dono, gli uomini "per portare frutti" devono vivere un'esistenza "aperta a Dio". I cristiani, in particolare, devono essere concentrati sull'incontro con il Creatore, "che significa saper vedere i segni della presenza di Dio".
Francesco si è rivolto anche ai giovani, continuando nello stile di dialogo con la piazza inaugurato nelle recenti apparizioni pubbliche. "In piazza ho visto molti giovani, è vero? Dove sono questi giovani?", ha chiesto per far levare il grido dei gruppi presenti tra i due bracci del colonnato. Poi ha lanciato un appello accorato anche per i ragazzi. "La vita ci è data per donarla", ha detto. Aggiungendo poi: "Cari giovani, non abbiate paura di sognare cose grandi".