CITTÀ DEL VATICANO - E' dirompente la voce del Papa mentre chiede al mondo una "decisa scelta" contro la tratta delle persone che alimenta quello che Francesco definisce "il lavoro che schiavizza". Ma nell'udienza del primo maggio, data che per la Chiesa costituisce la festa di san Giuseppe lavoratore, il pontefice chiama in causa anche "i responsabili della cosa pubblica", invitandoli a "fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all'occupazione" perché, ha sottolineato, "questo significa preoccuparsi della dignità delle persone".
Alla gente, invece, Francesco indica la via della solidarietà, in risposta alle "difficoltà che in vari Paesi incontra oggi il mondo del lavoro e delle imprese". Il Papa ricorda quanti, "non solo giovani", sono oggi disoccupati e punta il dito contro "una concezione economicista della società che cerca il profitto egoista al di fuori dai parametri della giustizia sociale". E proprio in questo senso è arrivato anche il riferimento al "lavoro schiavo", come Francesco lo ha chiamato più volte. "E' una situazione che mi preoccupa" ha sottolineato, inviando un pensiero a quanti sono "vittime di questo tipo di schiavitù" per il quale "la persona serve il lavoro, mentre è il lavoro che deve offrire servizio alle persone perché abbiano dignità".
Sul tema della dignità dei lavoratori il Papa ha usato un tono perentorio già due giorni fa, esprimendo il suo cordoglio per la tragedia avvenuta a Dacca, in Bangladesh, dove centinaia di operai sono morti per il crollo di una fabbrica tessile e otto persone, fra le quali i proprietari e i dirigenti, sono finite in manette: "Rivolgo dal profondo del cuore un forte appello affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore" aveva detto in quell'occasione Bergoglio.
Oggi aggiunge che la dignità di chi lavora ha un'essenza che riconduce direttamente a Dio, segnando con queste parole un confine di sacralità intorno alla figura del lavoratore. Ricordando la santa famiglia e l'esperienza da falegname che anche Cristo fece accanto al padre, il Papa ha sottolineato che lavorare "ci rende simili a Dio". "Ci unge", ha poi aggiunto, evocando l'immagine biblica riservata ai re e ai profeti e completando l'affermazione secondo la quale "il lavoro fa parte del piano d'azione di Dio" che chiama l'uomo "a custodire i beni della creazione".
Un impegno nel quale Francesco vuole coinvolgere in modo particolare i giovani. A loro rivolge l'invito a non avere "paura dell'impegno e del sacrificio". E tra le responsabilità del loro "dovere quotidiano", oltre allo studio e al lavoro, cita anche compiti sociali, come l'amicizia e l'aiuto agli altri. "Il vostro avvenire - dice - dipende anche da come saprete vivere questi anni della vita". Ma proprio al futuro raccomanda di guardare con speranza, anche se tutto appare buio: "C'è sempre - rassicura il Papa - una luce all'orizzonte".
Alla gente, invece, Francesco indica la via della solidarietà, in risposta alle "difficoltà che in vari Paesi incontra oggi il mondo del lavoro e delle imprese". Il Papa ricorda quanti, "non solo giovani", sono oggi disoccupati e punta il dito contro "una concezione economicista della società che cerca il profitto egoista al di fuori dai parametri della giustizia sociale". E proprio in questo senso è arrivato anche il riferimento al "lavoro schiavo", come Francesco lo ha chiamato più volte. "E' una situazione che mi preoccupa" ha sottolineato, inviando un pensiero a quanti sono "vittime di questo tipo di schiavitù" per il quale "la persona serve il lavoro, mentre è il lavoro che deve offrire servizio alle persone perché abbiano dignità".
Sul tema della dignità dei lavoratori il Papa ha usato un tono perentorio già due giorni fa, esprimendo il suo cordoglio per la tragedia avvenuta a Dacca, in Bangladesh, dove centinaia di operai sono morti per il crollo di una fabbrica tessile e otto persone, fra le quali i proprietari e i dirigenti, sono finite in manette: "Rivolgo dal profondo del cuore un forte appello affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore" aveva detto in quell'occasione Bergoglio.
Oggi aggiunge che la dignità di chi lavora ha un'essenza che riconduce direttamente a Dio, segnando con queste parole un confine di sacralità intorno alla figura del lavoratore. Ricordando la santa famiglia e l'esperienza da falegname che anche Cristo fece accanto al padre, il Papa ha sottolineato che lavorare "ci rende simili a Dio". "Ci unge", ha poi aggiunto, evocando l'immagine biblica riservata ai re e ai profeti e completando l'affermazione secondo la quale "il lavoro fa parte del piano d'azione di Dio" che chiama l'uomo "a custodire i beni della creazione".
Un impegno nel quale Francesco vuole coinvolgere in modo particolare i giovani. A loro rivolge l'invito a non avere "paura dell'impegno e del sacrificio". E tra le responsabilità del loro "dovere quotidiano", oltre allo studio e al lavoro, cita anche compiti sociali, come l'amicizia e l'aiuto agli altri. "Il vostro avvenire - dice - dipende anche da come saprete vivere questi anni della vita". Ma proprio al futuro raccomanda di guardare con speranza, anche se tutto appare buio: "C'è sempre - rassicura il Papa - una luce all'orizzonte".