ISLAMABAD - Assassinato Chaudhry Zulfikar, il pubblico ministero titolare delle indagini sull'attentato costato la vita nel 2007 all'ex primo ministro Benazir Bhutto, caso che vede coinvolto l'ex presidente Pervez Musharraf, rientrato in Pakistan e ora agli arresti domiciliari. Ma Zulfikar era alla guida di altre indagini scottanti, come quella sui responsabili degli attacchi terroristici nella città indiana di Mumbai nel 2008.
Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha duramente condannato l'assassinio del pm Zulfikar, che acuisce il clima di tensione in un Pakistan che si avvicina alle elezioni politiche dell'11 maggio. Nel giorno in cui si registra anche l'uccisione del primo candidato in una campagna elettorale già macchiata dal sangue di 62 omicidi: Saddiq Zaman Khattak, del Awami National Party (Anp), il principale partito laico del paese, ucciso a colpi d'arma da fuoco assieme al figlio di tre anni a Karachi. Eppure le prossime elezioni dovrebbero vedere, per la prima volta in un Paese ripetutamente preda di colpi di Stato, il passaggio di consegne tra governi civili democraticamente eletti.
Il magistrato Zulfikar è stato ucciso da un commando armato lungo la strada che porta a un tribunale di Rawalpindi, nei pressi della capitale Islamabad, dove si stava recando per un'udienza relativa al caso Bhutto. Durante il tragitto, l'auto di Zulfikar è stata affiancata da un taxi, all'interno uomini armati che hanno fatto fuoco contro il pm. L'ufficiale di polizia Mohammed Ishaq ha spiegato che Zulfikar è stato colpito alla testa, al petto e alla schiena, la sua auto crivellata, il parabrezza in frantumi.
Raggiunto dai proiettili, il magistrato ha perso il controllo della vettura finendo addosso a una passante e uccidendola, ha aggiunto un altro dirigente della polizia, Mohammed Rafiq. L'agente di scorta al magistrato, Farman Ali, ha risposto al fuoco e si ritiene abbia ferito almeno un membro del commando killer, venendo a sua volta colpito e ferito. Gli assassini di Zulfikar sono riusciti a fuggire ed in Pakistan è ora in corso una massiccia caccia all'uomo.
Le ragioni del delitto non sono chiare, ma gli inquirenti tendono a collegare il movente alle indagini di Chaudhry Zulfikar sui due casi ricordati all'inizio. In particolare, quelle sull'assassinio di Benazir Bhutto, per le quali lo stesso Zulfikar aveva rivelato di aver ricevuto minacce di morte, aggiungendo che non avrebbe saputo dire di preciso da parte di chi.
Per la morte di Benazir Bhutto, l'ex presidente Musharraf è accusato di essere coinvolto nella trama e di non aver garantito la necessaria sicurezza attorno alla prima donna premier del Paese. Da parte sua Musharraf, salito al potere con un colpo di Stato nel 1999 e in carica all'epoca dei fatti, ha respinto ogni accusa, scaricando le responsabilità sulle attività dei talebani in Pakistan.
Dopo quattro anni di esilio, l'ex presidente è tornato in patria lo scorso marzo per rimettersi in gioco politicamente a dispetto delle minacce di morte rivoltegli proprio dai talebani. Ma di certo non è stato accolto a braccia aperte. I giudici gli hanno impedito di correre alle elezioni parlamentari del prossimo 11 maggio mandandolo agli arresti domiciliari a causa delle azioni compiute durante il suo precedente mandato presidenziale, tra cui il presunto ruolo nell'omicidio di Benazir Bhutto. Un tribunale di Peshawar, a nord-est del Pakistan, è andato oltre bandendo Musharraf dai pubblici uffici a vita. Inoltre, Musharraf deve rispondere dell'accusa di altro tradimento di fronte alla Corte Suprema.
Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha duramente condannato l'assassinio del pm Zulfikar, che acuisce il clima di tensione in un Pakistan che si avvicina alle elezioni politiche dell'11 maggio. Nel giorno in cui si registra anche l'uccisione del primo candidato in una campagna elettorale già macchiata dal sangue di 62 omicidi: Saddiq Zaman Khattak, del Awami National Party (Anp), il principale partito laico del paese, ucciso a colpi d'arma da fuoco assieme al figlio di tre anni a Karachi. Eppure le prossime elezioni dovrebbero vedere, per la prima volta in un Paese ripetutamente preda di colpi di Stato, il passaggio di consegne tra governi civili democraticamente eletti.
Il magistrato Zulfikar è stato ucciso da un commando armato lungo la strada che porta a un tribunale di Rawalpindi, nei pressi della capitale Islamabad, dove si stava recando per un'udienza relativa al caso Bhutto. Durante il tragitto, l'auto di Zulfikar è stata affiancata da un taxi, all'interno uomini armati che hanno fatto fuoco contro il pm. L'ufficiale di polizia Mohammed Ishaq ha spiegato che Zulfikar è stato colpito alla testa, al petto e alla schiena, la sua auto crivellata, il parabrezza in frantumi.
Raggiunto dai proiettili, il magistrato ha perso il controllo della vettura finendo addosso a una passante e uccidendola, ha aggiunto un altro dirigente della polizia, Mohammed Rafiq. L'agente di scorta al magistrato, Farman Ali, ha risposto al fuoco e si ritiene abbia ferito almeno un membro del commando killer, venendo a sua volta colpito e ferito. Gli assassini di Zulfikar sono riusciti a fuggire ed in Pakistan è ora in corso una massiccia caccia all'uomo.
Le ragioni del delitto non sono chiare, ma gli inquirenti tendono a collegare il movente alle indagini di Chaudhry Zulfikar sui due casi ricordati all'inizio. In particolare, quelle sull'assassinio di Benazir Bhutto, per le quali lo stesso Zulfikar aveva rivelato di aver ricevuto minacce di morte, aggiungendo che non avrebbe saputo dire di preciso da parte di chi.
Per la morte di Benazir Bhutto, l'ex presidente Musharraf è accusato di essere coinvolto nella trama e di non aver garantito la necessaria sicurezza attorno alla prima donna premier del Paese. Da parte sua Musharraf, salito al potere con un colpo di Stato nel 1999 e in carica all'epoca dei fatti, ha respinto ogni accusa, scaricando le responsabilità sulle attività dei talebani in Pakistan.
Dopo quattro anni di esilio, l'ex presidente è tornato in patria lo scorso marzo per rimettersi in gioco politicamente a dispetto delle minacce di morte rivoltegli proprio dai talebani. Ma di certo non è stato accolto a braccia aperte. I giudici gli hanno impedito di correre alle elezioni parlamentari del prossimo 11 maggio mandandolo agli arresti domiciliari a causa delle azioni compiute durante il suo precedente mandato presidenziale, tra cui il presunto ruolo nell'omicidio di Benazir Bhutto. Un tribunale di Peshawar, a nord-est del Pakistan, è andato oltre bandendo Musharraf dai pubblici uffici a vita. Inoltre, Musharraf deve rispondere dell'accusa di altro tradimento di fronte alla Corte Suprema.