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Strage a Banyas: 102 morti, 14 bambini.
Cnn: incursione aerea israeliana in Siria

Famiglie in fuga dal quartiere sunnita della città portuale. La strage di civili, identificati dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, due giorni dopo il raid delle forze pro-Assad nella vicina Bayda. La rete televisiva Usa cita fonti dell'amministrazione americana. Il raid israeliano, confermato da fonti ufficiali di tel Aviv, sarebbe avvenuto ieri con obiettivo un carico di missili. Obama: "Israele ha diritto a difendersi"
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NEW YORK -  I corpi senza vita di almeno 102 civili assassinati sono stati trovati nel quartiere sunnita della città di Banyas. Lo affermano i Comitati di coordinamento locali, che attribuiscono il massacro alle "milizie fedeli al presidente Bashar al Assad". L'informazione non può essere verificata in maniera indipendente.

Da parte sua, l'Osservatorio siriano per i diritti umani spiega di "aver identificato 62 cittadini con il loro nome, foto o video, tra cui 14 bambini". Gli attivisti hanno spiegato che le uccisioni nel quartiere di Ras al-Nabaa a Banyas si sono registrate due giorni dopo che le forze del regime e le milizie pro-Assad hanno condotto il raid nella vicina Bayda.

Centinaia di famiglie sunnite hanno lasciato la città di Banyas oggi nel timore di nuovi attacchi da parte delle forze fedeli al presidente Assad. A testimonianza della strage in atto anche a Banyas, su internet stanno circolando immagini molto di crude civili ucc…
NEW YORK -  I corpi senza vita di almeno 102 civili assassinati sono stati trovati nel quartiere sunnita della città di Banyas. Lo affermano i Comitati di coordinamento locali, che attribuiscono il massacro alle "milizie fedeli al presidente Bashar al Assad". L'informazione non può essere verificata in maniera indipendente.

Da parte sua, l'Osservatorio siriano per i diritti umani spiega di "aver identificato 62 cittadini con il loro nome, foto o video, tra cui 14 bambini". Gli attivisti hanno spiegato che le uccisioni nel quartiere di Ras al-Nabaa a Banyas si sono registrate due giorni dopo che le forze del regime e le milizie pro-Assad hanno condotto il raid nella vicina Bayda.

Centinaia di famiglie sunnite hanno lasciato la città di Banyas oggi nel timore di nuovi attacchi da parte delle forze fedeli al presidente Assad. A testimonianza della strage in atto anche a Banyas, su internet stanno circolando immagini molto di crude civili uccisi, fra cui intere famiglie e bambini, e giovani sottoposti a esecuzioni sommarie.

Gli Stati Uniti si dicono "inorriditi" dalle notizie di "raccapriccianti attacchi" contro la città costiera di Banyas, in Siria". Lo afferma in una nota il Dipartimento di Stato, notando che le informazioni disponibili riferiscono che "il regime e le milizie Shabiha hanno distrutto la zona con colpi di mortaio e hanno poi preso d'assalto la città e messo a morte intere famiglie, tra cui donne e bambini". "Condanniamo fermamente le atrocità contro la popolazione civile", si legge ancora nella nota, in cui si afferma infine che "coloro che sono responsabili di gravi violazioni della legge umanitaria internazionale e gravi violazioni e abusi dei diritti umani devono essere chiamati a risponderne".

Israele ha condotto ieri un'incursione aerea in Siria. L'attacco è stato confermato da fonti ufficiali israeliane, che hanno spiegato che è stato preso di mira un carico di missili era diretto al gruppo libanese Hezbollah. Le fonti, che hanno parlato a condizione di mantenere l'anonimato perché si tratta di una vicenda coperta dal segreto militare, hanno riferito che l'attacco è avvenuto venerdì, ma non hanno precisato dove.

Il carico non conteneva armi chimiche, ma armi definite "game changing", cioè capaci di cambiare completamente gli sviluppi della situazione. In precedenza fonti ufficiali statunitensi avevano riferito ad Associated Press che l'attacco aereo israeliano in territorio siriano era avvenuto nella notte fra giovedì e venerdì e che sembrava fosse stato preso di mira un deposito di armi.

In serata, sulla vicenda è intervenuto il presidente americano Barack Obama, per affermare che Israele ha il diritto di proteggersi di fronte a un rifornimento di armi della Siria agli hezbollah libanesi. Obama non ha confermato il raid israeliano contro un deposito di missili Scud in Siria.

Anche l'Esercito libero siriano ha confermato il raid israeliano condotto contro un convoglio di missili destinato al movimento sciita di Hezbollah in Libano. Lo ha dichiarato il comandante dei ribelli Qassim Saadedine: "Le informazioni in nostro possesso ci dicono che c'è stato un raid israeliano su un convoglio che stava trasferendo missili a Hezbollah. Non abbiamo ancora conferme sul luogo del raid".

In passato il governo israeliano ha chiarito che avrebbe potuto intervenire militarmente per impedire che gli armamenti di Damasco cadano nelle mani di gruppi militanti, a cominciare dagli Hezbollah libanesi. Nel gennaio scorso, gli israeliani hanno bombardato in territorio siriano un convoglio che probabilmente trasportava armi destinate proprio alla formazione sciita. 

Per tutta risposta, il movimento sciita libanese di Hezbollah si è detto pronto a difendere la Siria contro i disegni di Stati Uniti e Israele di prenderne il controllo. Lo ha dichiarato l'esponente di Hezbollah Ibrahim Amin Sayyed nel corso di una cerimonia a Baalbek in memoria dei "martiri" del partito. "Hezbollah è pronto a evitare che la Siria cada sotto il controllo di Tel Aviv e di Washington", ha detto Sayyed, affermando che quello in Siria "è un intervento contro l'America e Israele".

Sayyed ha quindi ribadito che la presenza di Hezbollah in Siria è mirata a "difendere la città libanese di Qusair (al confine siriano, ndr) e i siti religiosi musulmani" e che il ruolo del movimento sciita nella crisi siriana è di tipo "politico e strategico". "Siamo presenti in Siria a livello politico e strategico, per la difesa della grande causa (palestinese, ndr) - ha aggiunto - Sosteniamo il popolo siriano nella richiesta di giungere a una situazione che preservi la sua difinità e libertà, e garantira una partecipazione alla vita politica".

La comunità internazionale continua a interrogarsi su come intervenire per porre fine al conflitto. Soprattutto di fronte alle denunce sempre più argomentate sull'uso di armi chimiche da parte delle forze governative. A questo proposito il presidente americano Barack Obama ha detto di non prevedere circostanze che richiedano l'invio di truppe di terra statunitensi: "Non vedo uno scenario di questo tipo. Non sarebbe bene non solo per l'America ma neppure per la Siria".

Il capo della Casa Bianca ha aggiunto di essersi consultato con i leader mediorientali che vogliono la caduta di Assad e concordano sul fatto che un intervento militare statunitense non sarebbe opportuno: dopo quelli Afghanistan e in Iraq, non farebbe altro che alimentare il sentimento anti-americano nella regione. Obama ha inoltre ripetuto che al momento non è chiaro quando e dove le forze del regime abbiano utilizzato armi chimiche.

L'ipotesi più probabile, al momento, è che gli Stati Uniti imprimano una virata alla loro politica sul conflitto siriano decidendo di armare i ribelli. Questo, almeno, è quanto si deduce dalle dichiarazioni del segretario alla difesa Chuck Hagel, secondo il quale anche questa opzione è da "considerare con i partner e la comunità internazionale".