TEL AVIV - Continuano a colpirsi. Dopo l'attacco di Tel Aviv ieri notte a Damasco, il giorno dopo un colpo di mortaio sparato dalla Siria è esploso nel Golan, presso un villaggio israeliano. Non ci sono vittime. La deflagrazione è stata udita in maniera distinta dagli abitanti. Secondo la radio militare, l'episodio avrebbe comunque un carattere "accidentale". Sarebbe da collegarsi, a suo parere, ai combattimenti in corso sul versante siriano della linea di demarcazione fra l'esercito di Bashar al Assad e le forze ribelli.
All'indomani dell'accusa di aver fatto ricorso alle armi chimiche, e in particolare al gas sarin, rivolta da Carla del Ponte ai ribelli siriani, l'ex procuratore capo presso i Tribunali Onu per l'ex Jugoslavia e per il Ruanda è stata smentita dalla stessa commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite di cui fa parte. In una nota l'organismo inquirente precisa infatti che "non sono state raggiunte prove conclusive circa l'uso di armi chimiche in Siria da alcuna delle parti in conflitto". La Commissione "sta investigando su tutte le accuse di violazioni in Siria e renderà note le proprie conclusioni nel Consiglio del 3 giugno".
Altrettanto hanno fatto gli Stati Uniti, puntualizzando di "non disporre d'informazioni" sul fatto che "i ribelli siriani siano in grado o intendano usare il sarin". Della questione discuterà domani il segretario di Stato americano John Kerry, alla sua prima missione a Mosca, con il presidente russo Vladimir Putin: Kerry, è stato anticipato, cercherà una "prova" dell'impegno del Cremlino nella ricerca di una soluzione politica alla crisi.
Anche la Nato è al corrente del "probabile utilizzo" di armi chimiche nel conflitto siriano, ma "non siamo nelle condizioni di dire chi le abbia usate", ha aggiunto nella conferenza stampa mensile a Bruxelles, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. "E' della massima importanza che agli ispettori dell'Onu sia accordato un accesso libero e totale affinché accertino cosa è realmente accaduto". Ma "è deplorevole - ha aggiunto - che le autorità siriane abbiamo rifiutato tale accesso".
La posizione di Israele. Dopo i due raid aerei in territorio siriano nel giro di appena 48 ore, Israele cerca di placare il regime di Bashar al Assad, chiarendo che suo unico obiettivo rimangono le milizie sciite libanesi di Hezbollah, cui sarebbero stati destinati i missili distrutti nei bombardamenti, e non Damasco. Lo Stato ebraico avrebbe inoltre fatto pervenire allo stesso Assad, tramite i canali diplomatici, un messaggio segreto nel quale chiarisce di non avere la minima intenzione di interferire nel conflitto tra lealisti e ribelli. Almeno pubblicamente, però, la Siria ha manifestato di non considerare sufficienti tali precisazioni.
La reazione siriana. Fonti governative riservate avevano anzi ribadito che ci sarebbe stata una "risposta all'aggressione" subita, non necessariamente a breve termine, anche perché in questo momento "gli israeliani sono in stato di massima allerta". Damasco intende pertanto "aspettare", ma una reazione a suo dire ci sarà comunque. Il colpo di mortaio di oggi potrebbe non essere accindentale. Ma non ci sono conferme ufficiali. Dal canto suo il vice capo dello stato maggiore interforze iraniano, generale Masoud Jazayeri, ha respinto le accuse d'Israele, sostenendo che le armi prese di mira, quali che fossero e a chiunque fossero indirizzate, non provenivano da Teheran, del cui aiuto la Siria "non ha bisogno".
Vittime. Sono state identificate 169 vittime, tra cui 34 donne e 19 minori, del duplice massacro compiuto in Siria tra il 2 e il 3 maggio scorsi nella regione costiera di Banias e attribuito alle milizie lealiste, ha riferito il Centro per la documentazione delle violazioni in Siria. Il Vdc (vdc-sy.info) pubblica in inglese e in arabo una lista dettagliata, con le generalità complete di ogni vittima, degli uccisi il 2 maggio a Bayda e il 3 maggio a Ras an Nabaa, quartiere di Banias. In entrambi i casi, le vittime sono registrate come "civili". Nell'elenco il Vdc distingue tra "civili" e "non civili", dove questi ultimi sono i ribelli. Dei 169 civili uccisi in queste due località a maggioranza sunnita, 79 sono stati "giustiziati" a Bayda, sobborgo a sud-est di Banias il 2 maggio. Tra loro risultano nove donne e otto minori (neonati, bambini, adolescenti). Altri 94 sono stati uccisi l'indomani a Ras an Nabaa, quartiere meridionale di Banias. Qui sono cadute 25 donne e 11 minori.
Le tv del regime. La tv di Stato siriana ha annunciato che a breve la cittadina di Qusayr, situata nella Siria centrale, tra Homs e il confine col Libano, sarà conquistata dall'esercito governativo e sarà "ripulita dalla presenza di terroristi". Dal canto loro, i residenti che a Qusayr resistono armati affermano - con video pubblicati su Internet - che le forze del presidente Bashar al Assad sostenute dai miliziani libanesi di Hezbollah, bombardano la città con bombe incendiarie.
All'indomani dell'accusa di aver fatto ricorso alle armi chimiche, e in particolare al gas sarin, rivolta da Carla del Ponte ai ribelli siriani, l'ex procuratore capo presso i Tribunali Onu per l'ex Jugoslavia e per il Ruanda è stata smentita dalla stessa commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite di cui fa parte. In una nota l'organismo inquirente precisa infatti che "non sono state raggiunte prove conclusive circa l'uso di armi chimiche in Siria da alcuna delle parti in conflitto". La Commissione "sta investigando su tutte le accuse di violazioni in Siria e renderà note le proprie conclusioni nel Consiglio del 3 giugno".
Altrettanto hanno fatto gli Stati Uniti, puntualizzando di "non disporre d'informazioni" sul fatto che "i ribelli siriani siano in grado o intendano usare il sarin". Della questione discuterà domani il segretario di Stato americano John Kerry, alla sua prima missione a Mosca, con il presidente russo Vladimir Putin: Kerry, è stato anticipato, cercherà una "prova" dell'impegno del Cremlino nella ricerca di una soluzione politica alla crisi.
Anche la Nato è al corrente del "probabile utilizzo" di armi chimiche nel conflitto siriano, ma "non siamo nelle condizioni di dire chi le abbia usate", ha aggiunto nella conferenza stampa mensile a Bruxelles, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. "E' della massima importanza che agli ispettori dell'Onu sia accordato un accesso libero e totale affinché accertino cosa è realmente accaduto". Ma "è deplorevole - ha aggiunto - che le autorità siriane abbiamo rifiutato tale accesso".
La posizione di Israele. Dopo i due raid aerei in territorio siriano nel giro di appena 48 ore, Israele cerca di placare il regime di Bashar al Assad, chiarendo che suo unico obiettivo rimangono le milizie sciite libanesi di Hezbollah, cui sarebbero stati destinati i missili distrutti nei bombardamenti, e non Damasco. Lo Stato ebraico avrebbe inoltre fatto pervenire allo stesso Assad, tramite i canali diplomatici, un messaggio segreto nel quale chiarisce di non avere la minima intenzione di interferire nel conflitto tra lealisti e ribelli. Almeno pubblicamente, però, la Siria ha manifestato di non considerare sufficienti tali precisazioni.
La reazione siriana. Fonti governative riservate avevano anzi ribadito che ci sarebbe stata una "risposta all'aggressione" subita, non necessariamente a breve termine, anche perché in questo momento "gli israeliani sono in stato di massima allerta". Damasco intende pertanto "aspettare", ma una reazione a suo dire ci sarà comunque. Il colpo di mortaio di oggi potrebbe non essere accindentale. Ma non ci sono conferme ufficiali. Dal canto suo il vice capo dello stato maggiore interforze iraniano, generale Masoud Jazayeri, ha respinto le accuse d'Israele, sostenendo che le armi prese di mira, quali che fossero e a chiunque fossero indirizzate, non provenivano da Teheran, del cui aiuto la Siria "non ha bisogno".
Vittime. Sono state identificate 169 vittime, tra cui 34 donne e 19 minori, del duplice massacro compiuto in Siria tra il 2 e il 3 maggio scorsi nella regione costiera di Banias e attribuito alle milizie lealiste, ha riferito il Centro per la documentazione delle violazioni in Siria. Il Vdc (vdc-sy.info) pubblica in inglese e in arabo una lista dettagliata, con le generalità complete di ogni vittima, degli uccisi il 2 maggio a Bayda e il 3 maggio a Ras an Nabaa, quartiere di Banias. In entrambi i casi, le vittime sono registrate come "civili". Nell'elenco il Vdc distingue tra "civili" e "non civili", dove questi ultimi sono i ribelli. Dei 169 civili uccisi in queste due località a maggioranza sunnita, 79 sono stati "giustiziati" a Bayda, sobborgo a sud-est di Banias il 2 maggio. Tra loro risultano nove donne e otto minori (neonati, bambini, adolescenti). Altri 94 sono stati uccisi l'indomani a Ras an Nabaa, quartiere meridionale di Banias. Qui sono cadute 25 donne e 11 minori.
Le tv del regime. La tv di Stato siriana ha annunciato che a breve la cittadina di Qusayr, situata nella Siria centrale, tra Homs e il confine col Libano, sarà conquistata dall'esercito governativo e sarà "ripulita dalla presenza di terroristi". Dal canto loro, i residenti che a Qusayr resistono armati affermano - con video pubblicati su Internet - che le forze del presidente Bashar al Assad sostenute dai miliziani libanesi di Hezbollah, bombardano la città con bombe incendiarie.