ROMA - I negoziati paralleli che il segretario di Stato John Kerry ha avviato ormai da qualche settimana con Israele e Palestina potrebbero essere a un punto di svolta. Kerry arriva mercoledì a Roma dopo la chiusura della sua visita in Russia. I colloqui con Putin potrebbero aver offerto qualche spiraglio di accordo sulla guerra civile in Siria; ma a Roma Kerry si occuperà soprattutto di Palestina. Anche l'ex premier Tony Blair, rappresentante del Quartetto sarà a Roma, per partecipare al colloquio.
Per 3 ore il segretario di Stato incontrerà la negoziatrice israeliana Tzipi Livni, che nel governo di Gerusalemme ha l'incarico di ministro della Giustizia ma anche quello di negoziatore per il processo di pace. Un ruolo che è stato offerto da Netanyahu alla Livni al momento della formazione del governo di coalizione, governo che al momento non ha ministro degli Esteri (Netanyahu ha assunto l'interim), in attesa che si risolvano le questioni giudiziarie di Avigdor Lieberman.
A Roma Kerry incontrerà anche il ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh, inviato di un paese direttamente coinvolto da un negoziato fra palestinesi e israeliani che riguarderà territori al confine col regno hashemita. I palestinesi non dovrebbero mandare un loro inviato a Roma, ma in questa fase è Israele a dover sciogliere i suoi ultimi dubbi rispetto alla ripartenza del negoziato. E ieri da Gerusalemme è arrivata la notizia che - con grande discrezione (per non sfidare più del necessario i coloni) - il governo israeliano nelle ultime settimane di fatto ha congelato la costruzione di nuovi insediamenti. Il governo ha interrotto la pubblicazione dei bandi per la costruzione delle nuove case in territorio palestinese, adempiendo al pre-requisito che poneva il presidente palestinese Abu Mazen. Quello di iniziare a negoziare sui Territori occupati solo nel momento in cui Israele avesse interrotto la costruzione di nuovi insediamenti.
Roma diventa quindi una piattaforma in cui gli Stati Uniti possono svolgere il loro negoziato col pieno appoggio del nuovo governo guidato da Enrico Letta. Non solo l'Italia, anche in questi mesi di crisi politica ed economica, conferma la solidità dei suoi legami con gli Usa. Ma l'Italia viene percepita come paese favorevole sia da israeliani che da palestinesi. Kerry avrà incontri col premier Letta e con il ministro degli Esteri Emma Bonino. Sarà l'occasione di parlare non solo di Medio Oriente e del malessere delle primavere arabe, ma anche di Europa, crisi dell'euro, e anche della lotta alla pirateria nell'Oceano Indiano dopo il caso dei due marò in libertà vigilata a New Delhi.
Per 3 ore il segretario di Stato incontrerà la negoziatrice israeliana Tzipi Livni, che nel governo di Gerusalemme ha l'incarico di ministro della Giustizia ma anche quello di negoziatore per il processo di pace. Un ruolo che è stato offerto da Netanyahu alla Livni al momento della formazione del governo di coalizione, governo che al momento non ha ministro degli Esteri (Netanyahu ha assunto l'interim), in attesa che si risolvano le questioni giudiziarie di Avigdor Lieberman.
A Roma Kerry incontrerà anche il ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh, inviato di un paese direttamente coinvolto da un negoziato fra palestinesi e israeliani che riguarderà territori al confine col regno hashemita. I palestinesi non dovrebbero mandare un loro inviato a Roma, ma in questa fase è Israele a dover sciogliere i suoi ultimi dubbi rispetto alla ripartenza del negoziato. E ieri da Gerusalemme è arrivata la notizia che - con grande discrezione (per non sfidare più del necessario i coloni) - il governo israeliano nelle ultime settimane di fatto ha congelato la costruzione di nuovi insediamenti. Il governo ha interrotto la pubblicazione dei bandi per la costruzione delle nuove case in territorio palestinese, adempiendo al pre-requisito che poneva il presidente palestinese Abu Mazen. Quello di iniziare a negoziare sui Territori occupati solo nel momento in cui Israele avesse interrotto la costruzione di nuovi insediamenti.
Roma diventa quindi una piattaforma in cui gli Stati Uniti possono svolgere il loro negoziato col pieno appoggio del nuovo governo guidato da Enrico Letta. Non solo l'Italia, anche in questi mesi di crisi politica ed economica, conferma la solidità dei suoi legami con gli Usa. Ma l'Italia viene percepita come paese favorevole sia da israeliani che da palestinesi. Kerry avrà incontri col premier Letta e con il ministro degli Esteri Emma Bonino. Sarà l'occasione di parlare non solo di Medio Oriente e del malessere delle primavere arabe, ma anche di Europa, crisi dell'euro, e anche della lotta alla pirateria nell'Oceano Indiano dopo il caso dei due marò in libertà vigilata a New Delhi.