Esteri

Cleveland, Castro scrisse: "Sono predatore sessuale". E il procuratore vuole la pena di morte

In una lettera ritrovata dalla polizia Castro in pratica confessava i rapimenti. Chiesti 8 milioni di dollari di cauzione. I fratelli dell'orco fuori dalle indagini. Giallo su una quarta donna scomparsa nella zona. Emergono dettagli raccapriccianti sui dieci anni di prigionia. Una delle rapite ha detto di essere rimasta incinta cinque volte e per questa ragione di essere stata picchiata.

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CLEVELAND - Catene, lucchetti e corde, con cui Ariel Castro ha seviziato per lunghi anni le sue tre giovani vittime - secondo molti ridotte a schiave sessuali - erano a disposizione del padrone di casa, ora accusato formalmente di sequestro di persona e stupro. Il giudice ha fissato una cauzione da 8 milioni di dollari, due per ogni capo di accusa, nella prima udienza, con Castro che si è presentato davanti alla corte con gli occhi bassi.

FOTO CASTRO ALLA SBARRA
 
Un primo passaggio importante, oltre alla decisione sulla cauzione, è arrivata dal pubblico ministero, Tim McGinty, che ha annunciato che cercherà di ottenere la pena di morte.  Secondo McGinty se sarà possibile dimostrare che una delle donne, così come riferito in queste ore alla Polizia, sia stata prima malnutrita per settimane e poi picchiata sull'addome allo scopo di farla abortire, allora si può ipotizzare l'accusa di omicidio aggravato. Se la Corte dovesse accogliere quest'impianto accusatorio, allora la legge dell'Ohio prevede anche il ricorso alla pena di morte per questo tipo di reati.

I fratelli dell'orco, Onil e Pedro, non sono stati invece incriminati: "Al momento non c'è nulla che ci porta a credere che fossero coinvolti o che sapessero delle donne sequestrate", afferma la polizia.

Le ricostruzioni. Ufficialmente non si sa nulla di quanto è accaduto nella casa dell'orrore, in un'area residenziale di Cleveland. Tutta la zona è da due giorni off limit e gli agenti della scientifica del Fbi, con i loro camici bianchi, stanno esaminando ogni angolo della casetta in legno bianco, con tanto di bandiera di Portorico fuori dalla porta. Per 'comprendere' la mente malata dell'aguzzino di Cleveland, potrrebbe rivelarsi molto importante una lettera del 2004 ritrovata ieri dalla polizia in cui Castro annunciava l'intenzione di suicidarsi: 'Veramente non so spiegarmi perché ho continuato a cercare un'altra ragazza, quando ne avevo già due in possesso: sono un predatore sessuale che ha bisogno di aiuto", scriveva l'uomo in quella che oggi appare una tragica confessione.

Dai primi racconti delle vittime, trapelano, inoltre, nuovi dettagli raccapriccianti: una delle tre donne tenute ostaggio, Michelle Knight, ha raccontato alla polizia di essere rimasta incinta per cinque volte, ma di aver perso sempre il bambino perché lasciata senza cibo oppure picchiata "sulla pancia". Al momento però non sono stati trovati resti umani nella casa. Stando a quanto si legge nel resoconto, riportato dalla Cnn, l'uomo incriminato per rapimento e stupro, Ariel Castro, si comportò in maniera diversa quando invece rimase incinta Amanda, tanto da minacciare più volte di morte Michelle, qualora il bambino non fosse sopravvissuto. La figlia di Amanda ha oggi 6 anni ed è fuggita con la madre, lunedì scorso, quando i vicini hanno sentito urlare la donna. La polizia ha ordinato un test del dna per stabilirne la paternità.

Secondo altre fonti, sembra che ogni ragazza vivesse rinchiusa e legata in una stanza diversa. E che potessero uscire solo una alla volta. Raramente era permesso loro di respirare all'aria aperta nel piccolo giardino del retro. Le giovani hanno inoltre raccontato di essere state portate fuori dalla casa degli orrori, fugacemente, solo due volte in 10 anni. L'unica concreta opportunità di fuga in questo lungo arco di tempo - ritiene la polizia - è stata quella di lunedì.

La doppia vita di Castro. Emergono intanto altri dettagli incredibili sulla doppia vita dell'aguzzino: Castro si era segnato le date di ciascun sequestro sul calendario. E ogni anno festeggiava queste tragiche ricorrenze con una torta, quasi a celebrare quelli che per lui erano i compleanni della nuova vita delle sue schiave, fatta di segregazione, stupri e violenze inumane, fisiche e psichiche. Nel mentre questo ex autista di scuolabus, amato da tutti, si impegnava nella ricerca di Gina DeJesus, suonava il suo basso per raccogliere fondi, andava in giro in città con volantini con la sua foto. Tutto mentre la teneva segregata in casa sua. L'anno scorso, questo Dottor Jekyll e Mister Hyde dell'Ohio, partecipò perfino a una veglia per ricordare la scomparsa della ragazza e cinicamente ebbe lo stomaco di consolare la madre, una vecchia amica di famiglia.

Sperano ancora nel miracolo, dal canto loro, i genitori di Ashley Summers, un'altra ragazza rapita nella stessa zona e nello stesso periodo delle altre. Michelle ha detto di aver sentito un'altra ragazza passare dalla casa. E i parenti sperano di poterla anche loro trovarla sana e salva. Anche se la polizia ha spiegato di non avere elementi per ritenere Ariel Castro coinvolto in ulteriori casi di ragazze scomparse.

Il processo. L'aguzzino di Cleveland è comparso oggi in un tribunale dell'Ohio per rispondere dell'accusa di stupro e di quattro capi di imputazione per sequestro di persona nei confronti di Amanda Berry e della figlia di 6 anni, Jocelyn, nata durante la prigionia, Gina Dejesus e Michelle Knight, tutte e quattro liberate grazie ad un vicino. I due fratelli di Castro, Pedro e Onil, portati via dalla polizia in quanto si trovavano in casa con lui al momento dell'arresto dell'uomo, sono stati giudicati estranei alla vicenda. L'uomo, secondo la polizia, avrebbe agito da solo. "Ariel ha tenuto tutto il mondo all'oscuro", ha confermato il vicecapo della polizia di Cleveland, Ed Tomba.

Castro si è presentato per la prima volta sotto i flash dei fotografi e le troupe televisive avvolto in un giubbotto azzurro, occhi bassi, volto contrito e non ha fatto alcuna dichiarazione mentre il giudice di Cleveland fissava la cauzione da pagare per ottenere la libertà condizionale: due milioni di dollari per ciascuna vittima per un totale quindi otto milioni di dollari. Una somma altissima che ovviamente nessuno pagherà. Già dall'ammontare della cauzione, secondo alcuni esperti legali, è possibile intuire la volontà della Corte di puntare ad una pena esemplare per un uomo che ha sequestrato, seviziato e violentato tre donne per 10 anni. Per il giudice Castro dovrà inoltre essere tenuto sotto continua sorveglianza perché si teme possa tentare il suicidio.