DACCA (Bangladesh) - Dopo 17 giorni i soccorritori hanno individuato una donna ancora viva tra le macerie del Rana Plaza di Dacca, in Bangladesh, l'edificio in cui avevano sede diverse fabbriche tessili crollato il 24 aprile scorso. Il bilancio delle vittime continua intanto ad aggravarsi: l'ultimo è di 1.038 morti accertati. "E' stata localizzata in uno spazio tra una colonna e una trave", ha spiegato uno dei soccorritori, "il suo nome è Named Reshmi. Forse aveva delle riserve d'acqua oppure ha potuto bere quella che noi abbiamo pompato dentro l'edificio crollato".
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I soccorritori si sono accorti della sua presenza quando la donna ha cominciato a piangere e a chiedere aiuto. "Stavamo rimuovendo le macerie e abbiamo chiesto a voce alta se qualcuno fosse vivo", ha raccontato uno degli uomini ancora al lavoro tra le macerie. "Dopo un po'", ha aggiunto, "abbiamo sentito una voce che ci implorava 'vi prego, salvatemi'. Da quel momento la donna ha cominciato a parlare con noi".
"Ho sentito le voci dei soccorritori nei giorni scorsi. Ho continuato a colpire i detriti con bastoni e aste solo per attirare la loro attenzione", ha detto Reshmi raccontando questi giorni alla televisione privata Somoy Tv, che l'ha intervistata nel letto di ospedale dove era da poco arrivata. "Nessuno mi sentiva. E' stato terribile per me. Non credevo che avrei rivisto la luce del giorno", ha detto la donna, di professione sarta. Reshmi, che si trovava al piano interrato nei pressi di una sala di preghiera, è sopravvissuta in buone condizioni mangiando alimenti secchi e bevendo acqua di scorta che aveva con sé. "C'era del cibo secco intorno a me. L'ho mangiato per 15 giorni. Negli ultimi due non avevo altro che acqua. Bevevo solo piccole quantità per conservarla, avevo delle bottigliette intorno a me", ha aggiunto.
"Reshmi - ha raccontato uno dei soccorritori, il generale Suhrawardy - mi ha detto che c'erano altre tre persone con lei, che sono morte. Non ha visto nessun altro vivo laggiù. Continueremo le ricerche, finché là ci saranno superstiti o corpi". La donna è sopravvissuta per più di due settimane con temperature che hanno toccato più di 30 gradi, ha detto il generale, cercando di trovare tutto il cibo che poteva.
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I soccorritori si sono accorti della sua presenza quando la donna ha cominciato a piangere e a chiedere aiuto. "Stavamo rimuovendo le macerie e abbiamo chiesto a voce alta se qualcuno fosse vivo", ha raccontato uno degli uomini ancora al lavoro tra le macerie. "Dopo un po'", ha aggiunto, "abbiamo sentito una voce che ci implorava 'vi prego, salvatemi'. Da quel momento la donna ha cominciato a parlare con noi".
"Ho sentito le voci dei soccorritori nei giorni scorsi. Ho continuato a colpire i detriti con bastoni e aste solo per attirare la loro attenzione", ha detto Reshmi raccontando questi giorni alla televisione privata Somoy Tv, che l'ha intervistata nel letto di ospedale dove era da poco arrivata. "Nessuno mi sentiva. E' stato terribile per me. Non credevo che avrei rivisto la luce del giorno", ha detto la donna, di professione sarta. Reshmi, che si trovava al piano interrato nei pressi di una sala di preghiera, è sopravvissuta in buone condizioni mangiando alimenti secchi e bevendo acqua di scorta che aveva con sé. "C'era del cibo secco intorno a me. L'ho mangiato per 15 giorni. Negli ultimi due non avevo altro che acqua. Bevevo solo piccole quantità per conservarla, avevo delle bottigliette intorno a me", ha aggiunto.
"Reshmi - ha raccontato uno dei soccorritori, il generale Suhrawardy - mi ha detto che c'erano altre tre persone con lei, che sono morte. Non ha visto nessun altro vivo laggiù. Continueremo le ricerche, finché là ci saranno superstiti o corpi". La donna è sopravvissuta per più di due settimane con temperature che hanno toccato più di 30 gradi, ha detto il generale, cercando di trovare tutto il cibo che poteva.