ANKARA - Damasco nega ogni responsabilità nell'attentato di ieri al confine con la Turchia, rinviando al mittente le accuse di Ankara. "La Siria non ha commesso ne commetterà mai un tale atto, non accettabile dai nostri valori", ha detto il ministro dell'Informazione, Omran al-Zohbi in una conferenza stampa trasmessa in tv. Ma il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha detto oggi a Istanbul che la Siria cerca di trascinare Ankara verso uno "scenario catastrofico" e ha invitato la popolazione a "mantenere sangue freddo davanti a provocazioni che cercano di trascinare il paese nel pantano siriano".
La tensione cresce fra i due Paesi: Ankara accusa della regia degli attentati uomini vicini al presidente siriano Bashar al Assad. I primi risultati delle indagini in corso indicano che dietro alle esplosioni che hanno insanguinato ieri la città di Reyhanli vi sono "gruppi che appoggiano il regime siriano e i suoi servizi segreti", hanno dichiarato il vice premier turco Besir Atalay ed il ministro dell'Interno, Muammer Guler, rispettivamente alle emittenti pubbliche 'Ntv' e 'Trt'. Guler ha aggiunto che "le persone e l'organizzazione autrici degli attacchi sono state identificate". Nove fermi sono stati effettuati, ha aggiunto il vicepremier turco.
Il ministro degli Esteri Ahmet Davotoglu annuncia che Ankara si riserva ora di prendere "ogni tipo di misura". Commentando con la stampa a Berlino gli attentati con autobomba che hanno ucciso, secondo l'ultimo bilancio, 46 persone e ne hanno ferite oltre cento nella città a pochi chilometri dal confine siriano, Davutoglu ha detto che ne parlerà con il premier Tayyip Erdogan. Il ministro ha peraltro precisato di non ritenere necessario un incontro di emergenza con la Nato.
In passato Ankara aveva invocato l'articolo quattro del Trattato che prevede che gli stati "si consultino qualora chiunque di loro sia minacciato nell'integrità territoriale o nell'indipendenza politica o nella sicurezza". L'ultima volta che la Turchia ha chiamato in causa l'Alleanza atlantica risale allo scorso ottobre quando un colpo di mortaio dalla Siria colpì la cittadina turca di Akcacale uccidendo 5 persone. A giugno un caccia-bombardiere F-4 Phantom turco era stato abbattuto dalla contraerea siriana a largo delle coste di Latakia.
La tensione cresce fra i due Paesi: Ankara accusa della regia degli attentati uomini vicini al presidente siriano Bashar al Assad. I primi risultati delle indagini in corso indicano che dietro alle esplosioni che hanno insanguinato ieri la città di Reyhanli vi sono "gruppi che appoggiano il regime siriano e i suoi servizi segreti", hanno dichiarato il vice premier turco Besir Atalay ed il ministro dell'Interno, Muammer Guler, rispettivamente alle emittenti pubbliche 'Ntv' e 'Trt'. Guler ha aggiunto che "le persone e l'organizzazione autrici degli attacchi sono state identificate". Nove fermi sono stati effettuati, ha aggiunto il vicepremier turco.
Il ministro degli Esteri Ahmet Davotoglu annuncia che Ankara si riserva ora di prendere "ogni tipo di misura". Commentando con la stampa a Berlino gli attentati con autobomba che hanno ucciso, secondo l'ultimo bilancio, 46 persone e ne hanno ferite oltre cento nella città a pochi chilometri dal confine siriano, Davutoglu ha detto che ne parlerà con il premier Tayyip Erdogan. Il ministro ha peraltro precisato di non ritenere necessario un incontro di emergenza con la Nato.
In passato Ankara aveva invocato l'articolo quattro del Trattato che prevede che gli stati "si consultino qualora chiunque di loro sia minacciato nell'integrità territoriale o nell'indipendenza politica o nella sicurezza". L'ultima volta che la Turchia ha chiamato in causa l'Alleanza atlantica risale allo scorso ottobre quando un colpo di mortaio dalla Siria colpì la cittadina turca di Akcacale uccidendo 5 persone. A giugno un caccia-bombardiere F-4 Phantom turco era stato abbattuto dalla contraerea siriana a largo delle coste di Latakia.