NEW DELHI - E' in gravissime condizioni uno degli imputati per lo stupro di gruppo della ragazza su un autobus di New Delhi che lo scorso dicembre ha sconvolto l'India. L'uomo è stato aggredito nel carcere di massima sicurezza di Tihar ed è ora ricoverato nell'ospedale statale di Lok Nayak.
A riferirlo è l'avvocato del ventenne, che si chiama Vinay Sharma: il legale ha dichiarato che il suo cliente è stato "picchiato e riempito di botte" dai compagni di cella sotto gli occhi delle autorità carcerarie, accusate anch'esse per non essere intervenute. Inolte, secondo l'avvocato, il ventenne sarebbe stato "lentamente avvelenato" in carcere, dove dall'inizio del mese gli sarebbe stato "somministrato del cibo avvelenato".
"Vomita sangue, ha la febbre molto alta e lamenta forti dolori al torace. Le sue condizioni sono davvero critiche" ha dichiarato il difensore del ragazzo.
A marzo sempre nello stesso carcere, un altro dei quattro imputati, Ram Singh, conducente dell'autobus sul quale avvenne il violento abuso sessuale che provocò la morte della giovane studentessa di 23 anni, è stato trovato impiccato nella sua cella. Secondo le autorità penitenziarie, l'uomo si è impiccato con una corda fabbricata con i suoi abiti ma la famiglia ha ipotizzato che si sia trattato di un omicidio.
La violenza dello stupro ha sconvolto l'intero Paese e la comunità internazionale: il 16 dicembre scorso cinque uomini e un minore, di 17 anni, picchiarono, torturarono e violentarono la ragazza e poi la gettarono per strada insieme al suo ragazzo.
Trasferita all'ospedale di Singapore dopo diverse operazioni, la studentessa non ce l'ha fatta ed è morta il 28 dicembre. Il caso ha provocato un'ondata di violente proteste di piazza in India contro la violenza sulle donne.
Il processo è tuttora in corso. Il giudice istruttore ha rifiutato di concedere la libertà su cauzione a Vinay Sharma per "ragioni umanitarie". Sharma ha sempre sostenuto che la sera dello stupro collettivo era insieme a due amici ad un concerto. La famiglia della vittima, il cui nome non è stato reso noto, vuole la pena di morte per tutti gli imputati.
A riferirlo è l'avvocato del ventenne, che si chiama Vinay Sharma: il legale ha dichiarato che il suo cliente è stato "picchiato e riempito di botte" dai compagni di cella sotto gli occhi delle autorità carcerarie, accusate anch'esse per non essere intervenute. Inolte, secondo l'avvocato, il ventenne sarebbe stato "lentamente avvelenato" in carcere, dove dall'inizio del mese gli sarebbe stato "somministrato del cibo avvelenato".
"Vomita sangue, ha la febbre molto alta e lamenta forti dolori al torace. Le sue condizioni sono davvero critiche" ha dichiarato il difensore del ragazzo.
A marzo sempre nello stesso carcere, un altro dei quattro imputati, Ram Singh, conducente dell'autobus sul quale avvenne il violento abuso sessuale che provocò la morte della giovane studentessa di 23 anni, è stato trovato impiccato nella sua cella. Secondo le autorità penitenziarie, l'uomo si è impiccato con una corda fabbricata con i suoi abiti ma la famiglia ha ipotizzato che si sia trattato di un omicidio.
La violenza dello stupro ha sconvolto l'intero Paese e la comunità internazionale: il 16 dicembre scorso cinque uomini e un minore, di 17 anni, picchiarono, torturarono e violentarono la ragazza e poi la gettarono per strada insieme al suo ragazzo.
Trasferita all'ospedale di Singapore dopo diverse operazioni, la studentessa non ce l'ha fatta ed è morta il 28 dicembre. Il caso ha provocato un'ondata di violente proteste di piazza in India contro la violenza sulle donne.
Il processo è tuttora in corso. Il giudice istruttore ha rifiutato di concedere la libertà su cauzione a Vinay Sharma per "ragioni umanitarie". Sharma ha sempre sostenuto che la sera dello stupro collettivo era insieme a due amici ad un concerto. La famiglia della vittima, il cui nome non è stato reso noto, vuole la pena di morte per tutti gli imputati.