BUENOS AIRES - "Al momento non abbiamo alcuna informazione. Quando abbiamo delle informazioni su qualsiasi giornalista entrato illegalmente le trasmettiamo al Paese" al quale appartiene il cronista. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha affermato che il governo di Damasco non ha notizie su Domenico Quirico, l'inviato de 'La Stampa' scomparso in Siria da oltre un mese. Di lui non si hanno notizie dall'9 aprile scorso.
Al giornalista del quotidiano argentino 'El Clarin' che, durante un'intervista, gli ha chiesto se il suo governo sia al corrente di informazioni su Quirico e sul giornalista americano James Foley, Assad ha risposto: "Finora non abbiamo informazioni sui due giornalisti citati. Quando abbiamo informazioni su qualsiasi giornalista entrato illegalmente le riferiamo ai Paesi in questione".
Domenico Quirico era entrato il 6 aprile attraverso il confine libanese, diretto a Homs, e l'ultimo contatto diretto è stato un sms a un collega della Rai il 9 aprile stesso. L'Unità di crisi della Farnesina si è subito attivata attraverso "tutti i canali disponibili", ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino nei giorni scorsi, ma "non abbiamo nessuna notizia".
Il giornalista americano James Foyle, che seguiva il conflitto siriano per conto di GlobalPost, Agence France-Presse e altri media, è invece scomparso sei mesi fa. Secondo i familiari, sarebbe tenuto prigioniero dai servizi segreti di Damasco.
Armi chimiche. Il presidente siriano respinge con ironia l'accusa di aver usato armi chimiche nella guerra contro i ribelli. "Le armi chimiche sono armi di distruzione di massa. Dicono che le usiamo contro zone residenziali. Se dico che una bomba nucleare è stata gettata su un sobborgo e che il bilancio delle vittime è di dieci o venti persone, c'è da crederci? - ha detto al quotidiano argentino - Usare armi chimiche in zone residenziali significa uccidere migliaia o decine di migliaia di persone in pochi minuti. Chi potrebbe nascondere una cosa del genere?", ha aggiunto.
Nessun passo indietro. Assad non ha alcuna intenzione di lasciare il suo incarico alla guida del Paese, come chiedono gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali: sarà il popolo siriano, alle presidenziali del 2014, a decidere la sua sorte. "Rinunciare sarebbe fuggire - ha detto -: non so se Kerry (segretario di Stato Usa, ndr) o altri abbiano ricevuto un mandato dal popolo siriano per parlare a suo nome su chi debba andarsene e chi rimanere. Questo lo deciderà il popolo siriano nelle elezioni presidenziali del 2014".
Al giornalista del quotidiano argentino 'El Clarin' che, durante un'intervista, gli ha chiesto se il suo governo sia al corrente di informazioni su Quirico e sul giornalista americano James Foley, Assad ha risposto: "Finora non abbiamo informazioni sui due giornalisti citati. Quando abbiamo informazioni su qualsiasi giornalista entrato illegalmente le riferiamo ai Paesi in questione".
Domenico Quirico era entrato il 6 aprile attraverso il confine libanese, diretto a Homs, e l'ultimo contatto diretto è stato un sms a un collega della Rai il 9 aprile stesso. L'Unità di crisi della Farnesina si è subito attivata attraverso "tutti i canali disponibili", ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino nei giorni scorsi, ma "non abbiamo nessuna notizia".
Il giornalista americano James Foyle, che seguiva il conflitto siriano per conto di GlobalPost, Agence France-Presse e altri media, è invece scomparso sei mesi fa. Secondo i familiari, sarebbe tenuto prigioniero dai servizi segreti di Damasco.
Armi chimiche. Il presidente siriano respinge con ironia l'accusa di aver usato armi chimiche nella guerra contro i ribelli. "Le armi chimiche sono armi di distruzione di massa. Dicono che le usiamo contro zone residenziali. Se dico che una bomba nucleare è stata gettata su un sobborgo e che il bilancio delle vittime è di dieci o venti persone, c'è da crederci? - ha detto al quotidiano argentino - Usare armi chimiche in zone residenziali significa uccidere migliaia o decine di migliaia di persone in pochi minuti. Chi potrebbe nascondere una cosa del genere?", ha aggiunto.
Nessun passo indietro. Assad non ha alcuna intenzione di lasciare il suo incarico alla guida del Paese, come chiedono gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali: sarà il popolo siriano, alle presidenziali del 2014, a decidere la sua sorte. "Rinunciare sarebbe fuggire - ha detto -: non so se Kerry (segretario di Stato Usa, ndr) o altri abbiano ricevuto un mandato dal popolo siriano per parlare a suo nome su chi debba andarsene e chi rimanere. Questo lo deciderà il popolo siriano nelle elezioni presidenziali del 2014".