BERLINO – “Angela Merkel è come Hitler, tratta la nostra Patria come Hitler quando ci invase nel 1944”. Chi parla così non è un leader della sinistra radicale di qualche Paese dell’Europa mediterranea, né media populisti o comici divenuti politici italiani. No, è il capo di governo di un paese membro dell’Unione europea e della Nato, tra l’altro uno dei Paesi che più beneficiano degli investimenti tedeschi. Parla così il premier-autocrate nazionalpopulista ed euroscettico ungherese Viktor Orbàn. Il quale, reagendo in tal modo a moderatissime e caute dichiarazioni critiche sulla dura svolta autoritaria in atto a Budapest pronunciate dalla Cancelliera federale pochi giorni fa, ha posto tutte le premesse per un grave incidente diplomatico. Ciò proprio mentre l’Ungheria è sotto esame da parte della Commissione europea di Bruxelles sia per il suo alto debito e deficit (rischia procedure d'infrazione) sia per le ultime modifiche costituzionali giudicate a Bruxelles ben difficilmente compatibili con spirito, valori e lettera dei trattati europei.
Da quando è al potere (aprile 2010) ancor più di prima, Viktor Orbàn usa in modo sempre più duro e spregiudicato slogan da estremismo nazionalista. Esaltando il concetto di nazione come “Patria e Sangue”, cioè entità etnica e non comunità di valori. O mutuando dall’estrema destra esplicitamente razzista, antisemita e neonazi (Jobbik, terza forza politica allo Orszaghàz, il Parlamento ungherese) concetti e bersagli, a cominciare dal "capitalismo e dalla finanza internazionale". Poteri esterni e, sottinteso, guidati dagli ebrei, come era anche nei discorsi di Goebbels.
Temendo di perdere popolarità a causa della pesante crisi economica in cui la sua politica protezionista ha gettato il paese – sempre più lontano dalle solide realtà industriali soprattutto polacca, ma anche cèca, slovacca, slovena e persino romena – Orbàn cerca ora nuovi bersagli per la sua propaganda demagogica. E ovviamente lo ha fatto nella sua trasmissione/intervista pilotata settimanale su Kossuth Ràdio, la principale emittente radio pubblica ungherese. Orbàn come è noto ha introdotto leggi bavaglio, epurato pesantemente i media pubblici, istituito un’autorità-grande fratello che veglia sui media, la NMHH, istituito un clima di paura nei media e nel paese. E come ogni autocrate che si rispetti, appunto, ha il suo spazio esclusivo settimanale in onda.
“Noi, la Patria ungherese, siamo il bastione cristiano contro un’Europa secolarizzata, internazionalista, nemica dei valori della famiglia”, ha ripetuto. Poi ha sparato a zero su Angela Merkel. Colpevole secondo lui di aver detto giovedì a Berlino, interrogata sulla svolta autoritaria a Budapest, che la Germania “farà di tutto per portare l’Ungheria sulla via giusta, ma non è che invieremo di corsa la cavalleria”. Era una battuta, una citazione del politico socialdemocratico (Spd) tedesco Peter Steinbrueck, oggi sfidante della signora alle elezioni politiche federali del 22 settembre. Quando era stimato ministro delle Finanze della Merkel nella Grande coalizione (2005-2009) Steinbrueck minacciò, in parte scherzando, la Svizzera di ‘inviare la cavalleria’ per spingere Berna alla collaborazione con Berlino nella lotta contro i grandi evasori fiscali e i loro tesori nascosti nelle banche elvetiche.
“I tedeschi già una volta hanno inviato la cavalleria contro noi ungheresi, anzi i Panzer, e li preghiamo di non rifarlo, già allora non fu una buona idea e non funzionò”. Interrogati da Repubblica, i portavoce governativi di Berlino hanno scelto la prudenza del no comment, ma irritazione e fastidio qui si colgono evidenti nell’aria. Primo, la Germania ha finora adottato una posizione fin troppo tenera e comprensiva con Orbàn, aiutando il suo partito-Stato (la Fidesz) a restare nei Popolari europei (Ppe). Secondo, senza i cospicui investimenti tedeschi (Mercedes, Audi) la situazione economica e la disoccupazione sarebbero ancor più gravi. Terzo, e soprattutto, Orbàn con il suo osceno e insultante paragone tra Angela Merkel e Hitler falsa la storia.
L’Ungheria – retta dal dittatore antisemita Miklos Horthy, appena riabilitato da Orbàn, dal 1919 al 1944 – fu invasa dai tedeschi quando Hitler cominciò a diffidare di Horthy. Il quale pure fino ad allora nella seconda guerra mondiale, e specie nell’Operazione Barbarossa (la ‘Vernichtungskrieg’, cioè l’aggressione per annientare l’Urss) e nell’Olocausto fu efficiente e cooperativo ancor più di Mussolini. Con l’invasione tedesca prese il potere a Budapest il partito nazistofilo estremista dei ‘Nyilas’, le Croci frecciate di Imre Szalasi, accelerando e intensificando impegno militare al fronte e persecuzione degli ebrei. Contrariamente a quanto dice Orbàn, ai tedeschi invasori non andò male per una inesistente resistenza ungherese, ma perché le armate dei marescialli sovietici Rokossovskij e Ciujkov e la Vvs (aviazione sovietica), con la superiorità assoluta in uomini e armamenti garantita dalle industrie spostate oltre gli Urali e dalle ingenti forniture britanniche e Usa, presero Budapest e cacciarono la Wehrmacht dall’Ungheria in mesi di durissima battaglia, anche con forti perdite.
L’opposizione (purtroppo debole e divisa) a Budapest si dice indignata, e sottolinea che l’insulto del premier-autocrate non giova certo alla posizione internazionale e ai rapporti economici europei e internazionali dell’Ungheria. Come scrive il quotidiano liberal Népszabadsàg, odiato dal regime, “i tedeschi oggi vengono in Ungheria non con cavalleria o panzer ma con investimenti per 21 miliardi di euro per produrre auto e creare posti di lavoro”. Forse dopo l’offesa ad ‘Angie’ la Germania aprirà finalmente un po' gli occhi sulla minaccia dell’iperreattivo autocrate magiaro per l’Europa intera.
Da quando è al potere (aprile 2010) ancor più di prima, Viktor Orbàn usa in modo sempre più duro e spregiudicato slogan da estremismo nazionalista. Esaltando il concetto di nazione come “Patria e Sangue”, cioè entità etnica e non comunità di valori. O mutuando dall’estrema destra esplicitamente razzista, antisemita e neonazi (Jobbik, terza forza politica allo Orszaghàz, il Parlamento ungherese) concetti e bersagli, a cominciare dal "capitalismo e dalla finanza internazionale". Poteri esterni e, sottinteso, guidati dagli ebrei, come era anche nei discorsi di Goebbels.
Temendo di perdere popolarità a causa della pesante crisi economica in cui la sua politica protezionista ha gettato il paese – sempre più lontano dalle solide realtà industriali soprattutto polacca, ma anche cèca, slovacca, slovena e persino romena – Orbàn cerca ora nuovi bersagli per la sua propaganda demagogica. E ovviamente lo ha fatto nella sua trasmissione/intervista pilotata settimanale su Kossuth Ràdio, la principale emittente radio pubblica ungherese. Orbàn come è noto ha introdotto leggi bavaglio, epurato pesantemente i media pubblici, istituito un’autorità-grande fratello che veglia sui media, la NMHH, istituito un clima di paura nei media e nel paese. E come ogni autocrate che si rispetti, appunto, ha il suo spazio esclusivo settimanale in onda.
“Noi, la Patria ungherese, siamo il bastione cristiano contro un’Europa secolarizzata, internazionalista, nemica dei valori della famiglia”, ha ripetuto. Poi ha sparato a zero su Angela Merkel. Colpevole secondo lui di aver detto giovedì a Berlino, interrogata sulla svolta autoritaria a Budapest, che la Germania “farà di tutto per portare l’Ungheria sulla via giusta, ma non è che invieremo di corsa la cavalleria”. Era una battuta, una citazione del politico socialdemocratico (Spd) tedesco Peter Steinbrueck, oggi sfidante della signora alle elezioni politiche federali del 22 settembre. Quando era stimato ministro delle Finanze della Merkel nella Grande coalizione (2005-2009) Steinbrueck minacciò, in parte scherzando, la Svizzera di ‘inviare la cavalleria’ per spingere Berna alla collaborazione con Berlino nella lotta contro i grandi evasori fiscali e i loro tesori nascosti nelle banche elvetiche.
“I tedeschi già una volta hanno inviato la cavalleria contro noi ungheresi, anzi i Panzer, e li preghiamo di non rifarlo, già allora non fu una buona idea e non funzionò”. Interrogati da Repubblica, i portavoce governativi di Berlino hanno scelto la prudenza del no comment, ma irritazione e fastidio qui si colgono evidenti nell’aria. Primo, la Germania ha finora adottato una posizione fin troppo tenera e comprensiva con Orbàn, aiutando il suo partito-Stato (la Fidesz) a restare nei Popolari europei (Ppe). Secondo, senza i cospicui investimenti tedeschi (Mercedes, Audi) la situazione economica e la disoccupazione sarebbero ancor più gravi. Terzo, e soprattutto, Orbàn con il suo osceno e insultante paragone tra Angela Merkel e Hitler falsa la storia.
L’Ungheria – retta dal dittatore antisemita Miklos Horthy, appena riabilitato da Orbàn, dal 1919 al 1944 – fu invasa dai tedeschi quando Hitler cominciò a diffidare di Horthy. Il quale pure fino ad allora nella seconda guerra mondiale, e specie nell’Operazione Barbarossa (la ‘Vernichtungskrieg’, cioè l’aggressione per annientare l’Urss) e nell’Olocausto fu efficiente e cooperativo ancor più di Mussolini. Con l’invasione tedesca prese il potere a Budapest il partito nazistofilo estremista dei ‘Nyilas’, le Croci frecciate di Imre Szalasi, accelerando e intensificando impegno militare al fronte e persecuzione degli ebrei. Contrariamente a quanto dice Orbàn, ai tedeschi invasori non andò male per una inesistente resistenza ungherese, ma perché le armate dei marescialli sovietici Rokossovskij e Ciujkov e la Vvs (aviazione sovietica), con la superiorità assoluta in uomini e armamenti garantita dalle industrie spostate oltre gli Urali e dalle ingenti forniture britanniche e Usa, presero Budapest e cacciarono la Wehrmacht dall’Ungheria in mesi di durissima battaglia, anche con forti perdite.
L’opposizione (purtroppo debole e divisa) a Budapest si dice indignata, e sottolinea che l’insulto del premier-autocrate non giova certo alla posizione internazionale e ai rapporti economici europei e internazionali dell’Ungheria. Come scrive il quotidiano liberal Népszabadsàg, odiato dal regime, “i tedeschi oggi vengono in Ungheria non con cavalleria o panzer ma con investimenti per 21 miliardi di euro per produrre auto e creare posti di lavoro”. Forse dopo l’offesa ad ‘Angie’ la Germania aprirà finalmente un po' gli occhi sulla minaccia dell’iperreattivo autocrate magiaro per l’Europa intera.