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Papa: "Chiesa non sia chiusa e autoreferenziale,
particolarismi portano divisione e uniformità"

Nell'omelia della messa di Pentecoste il Pontefice scuote una comunità cattolica confinata "nel suo recinto" e invita i cristiani a non temere le novità e non perdere la capacità di accoglienza: "Se ci lasciamo guidare dallo Spirito, le diversità non diventano conflitto"
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CITTA’ DEL VATICANO – Sono “strutture caduche” quelle nelle quali rischia di restare rinchiusa la Chiesa. Papa Francesco mette in guardia dal rischio dell’autoreferenzialità e scuote una comunità cattolica confinata “nel suo recinto”. Nella messa di Pentecoste, davanti a un’immensa folla, il pontefice invita a “percorrere strade nuove” e a “uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista”. A costo di rischiare: “La novità – dice - ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti”.

Ma, avverte il Papa, la svolta non è inseguire “la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo”. Si tra…
CITTA’ DEL VATICANO – Sono “strutture caduche” quelle nelle quali rischia di restare rinchiusa la Chiesa. Papa Francesco mette in guardia dal rischio dell’autoreferenzialità e scuote una comunità cattolica confinata “nel suo recinto”. Nella messa di Pentecoste, davanti a un’immensa folla, il pontefice invita a “percorrere strade nuove” e a “uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista”. A costo di rischiare: “La novità – dice - ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti”.

Ma, avverte il Papa, la svolta non è inseguire “la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo”. Si tratta invece, sull’esempio dei personaggi biblici, di fidarsi di Dio: “La novità che Dio porta nella nostra vita è ciò che veramente ci realizza, ciò che ci dona la vera gioia, la vera serenità, perché Dio ci ama e vuole solo il nostro bene”.

Per la Chiesa è la festa in cui si celebra il dono dello Spirito Santo, considerato l’ispiratore dei carismi. E davanti ai rappresentanti del variegato mondo dei movimenti e delle aggregazioni laicali, accorsi dai cinque continenti per il raduno in Vaticano, Francesco ricorda che la diversità “apparentemente sembra creare disordine nella Chiesa” ma è invece una “ricchezza”, perché “ lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità, ma ricondurre il tutto all’armonia”. E’ la grande risposta all’interrogativo di un mondo cattolico alle prese con il fenomeno dei movimenti e delle aggregazioni laicali, che in tutto il mondo continuano a raccogliere fedeli ma che hanno infranto lo schema tradizionale basato sulle parrocchie.

In piazza San Pietro, dopo la veglia di sabato, sono tornati anche per il giorno di Pentecoste gli oltre 150mila rappresentanti decine di queste realtà ecclesiali nate dopo il Concilio. “Siete un dono e una ricchezza della Chiesa” dice loro Francesco. Ma il Papa raccomanda anche di “camminare insieme nella Chiesa, guidati dai Pastori”, mettendo in guardia dai “cammini paralleli”, ma anche dall’esclusivismo: “Se ci lasciamo guidare dallo Spirito – sottolinea il pontefice - la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto” perché “solo lui può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità”, mentre “quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione”.

Nelle parole di Francesco torna anche l’immagine biblica della barca, quella evocata da Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica alla vigilia della sede vacante. Se il Papa emerito la usò per ricordare che nelle tempeste il cristiano deve ricordare che è Cristo il padrone della barca della Chiesa ed è lui a guidarla fuori dalle tempeste, il nuovo pontefice sottolinea anche che è lo Spirito Santo a soffiare nella vela e “salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale” spingendo ad “annunciare e testimoniare la vita buona del Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell’incontro con Cristo”.

E’ la logica dell’incontro, verso il quale bisogna andare con coraggio, come raccomandato anche sabato nella veglia. E prima della recita del Regina Coeli che ha chiuso le celebrazioni domenicali, Francesco – che ha pure ricordato nella preghiera le popolazioni dell’Emilia Romagna che il 20 maggio dell’anno scorso furono colpite dal terremoto – l’ha riproposta usando la storica espressione di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura”.