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Libia, si dimette il presidente.
Rischi per tutta l'amministrazione

Mohammed Megharief, che è anche a capo del Parlamento, ha deciso di lasciare per non essere costretto a farlo dopo l'entrata in vigore, il 5 giugno, della legge sull'impedimento che vieta a tutti coloro che abbiano avuto a che fare con il regime di Gheddafi di ricoprire incarichi nell'apparato dello Statodi VINCENZO NIGRO
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Con un discorso al Parlamento trasmesso in diretta tv, il presidente ad interim della Libia Mohammed Megharief ha fatto - in anticipo - quello che la nuova legge libica gli avrebbe imposto di fare il 5 giugno. Si è dimesso dal suo incarico, seguendo le indicazioni della nuova legge sull'"Impedimento politico" approvata lo scorso 5 maggio dal parlamento libico di cui Megharief stesso è il presidente (e questo incarico lo qualificava di fatto come capo dello stato provvisorio libico).

La legge dell'Impedimento è stata approvata dopo settimane di assedio da parte delle milizie armate al Parlamento e ai ministeri del nuovo governo anti-gheddafiano. E' una legge che prevede che praticamente chiunque abbia avuto rapporti o abbia rivestito ruoli di rilievo anche modesto nel regime di Gheddafi non possa prestare servizio nelle nuove istituzioni libiche. Megharief fu prima funzionario e poi ambasciatore di Gheddafi, prima di passare all'opposizione e fuggire all'…
Con un discorso al Parlamento trasmesso in diretta tv, il presidente ad interim della Libia Mohammed Megharief ha fatto - in anticipo - quello che la nuova legge libica gli avrebbe imposto di fare il 5 giugno. Si è dimesso dal suo incarico, seguendo le indicazioni della nuova legge sull'"Impedimento politico" approvata lo scorso 5 maggio dal parlamento libico di cui Megharief stesso è il presidente (e questo incarico lo qualificava di fatto come capo dello stato provvisorio libico).

La legge dell'Impedimento è stata approvata dopo settimane di assedio da parte delle milizie armate al Parlamento e ai ministeri del nuovo governo anti-gheddafiano. E' una legge che prevede che praticamente chiunque abbia avuto rapporti o abbia rivestito ruoli di rilievo anche modesto nel regime di Gheddafi non possa prestare servizio nelle nuove istituzioni libiche. Megharief fu prima funzionario e poi ambasciatore di Gheddafi, prima di passare all'opposizione e fuggire all'estero, inseguito dagli squadroni della morte del colonnello. Da allora è stato uno dei più fieri oppositori di Gheddafi, ma questo non gli è valso la possibilità di essere escluso dall'Impedimento che in molti casi colpirà in maniera indiscriminata dirigenti della nuova Libia anti-gheddafiana.

Nel suo discorso Megharief ha detto che "i rappresentanti del popolo hanno espresso la loro opinione, e questa deve essere rispettata: io sarò quindi il primo e mettere le mie dimissioni nelle vostre mani". Il presidente ha continuato dicendo che "tutti devono assoggettarsi alla legge, per rispetto della legalità e della democrazia. Io sarò il primo a rispettarla e vi presento le mie dimissioni".

Megharief ha scelto di anticipare i tempi rispetto al 5 giugno per non essere costretto a lasciare sotto l'imposizione dell'entrata in vigore della legge. Il problema è che assieme a Megharief saranno costretti a lasciare molti altri ministri e soprattutto decine di funzionari e dirigenti dello stato libico che avevano iniziato a lavorare alla transizione dal sistema gheddafiano a un sistema democratico che due anni dopo la rivoluzione è ancora in una condizione embrionale, di grande debolezza. A Tripoli molti diplomatici e osservatori stranieri credono che la legge sull'Impedimento possa destabilizzare un sistema che vive ancora in condizioni di grande incertezza.

Megharief fu ambasciatore in India per pochi mesi negli anni Ottanta, ma poi abbandonò Gheddafi e contribuì a fondare il Fronte di Salvezza libico, una delle prime organizzazioni schierate contro il colonnello. Gheddafi almeno in un paio di occasioni provò ad organizzare l'assassinio dell'attuale presidente del Congresso libico, così come fece uccidere decine e decine di oppositori al suo regime negli anni delle terrore che i suoi squadroni della morte diffusero ai quattro angoli dell'Africa e anche dell'Europa. Assieme a Megharief ci sono almeno altri 20 membri del parlamento di 200 deputati che potrebbero essere costretti alle dimissioni, assieme ad alcuni ministri. Non è chiaro quale sarà la sorte del premier Alì Zeidan, che ieri era a Bruxelles per incontrare i ministri degli Esteri dell'Unione europea.