Esteri

Europa centrale, il Danubio fa paura:
inondazioni, vittime, molti dispersi

Il livello dei fiumi è altissimo per le piogge, già alcune esondazioni. Allerta a Praga per la Moldava, straripato nel centro storico: due morti in città, uno in periferia. Centinaia allontanati dalle loro case nella Repubblica Ceca. Evacuazioni in Germania e Austria

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BERLINO - Allarme maltempo in Germania e in tutta l'Europa centrale, e la situazione dell'enorme, multiplo tsunami fluviale peggiora di ora in ora con l'aumentare delle precipitazioni. A Praga, la splendida capitale dellaa prospera repubblica cèca, la situazione minaccia di precipitare. In Germania, molte regioni, dalla valle della Saale in Turingia fino a vaste pianure altrove all'est o nel sud della Repubblica federale sono completamente allagate, chiuse al traffico, inaccessibili e isolate dal resto del paese e del mondo. Preparateci al peggio, dicono i servizi meteorologici governativi, media e siti con continue allerta. In diverse città della Bundesrepublik è stato appena dichiarato lo stato di calamità, da Jena all'est, dalla ricca Passau in Baviera orientale fino a Rosenheim a sud di Monaco di Baviera, l'antica stupenda Heidelberg, illustre città universitaria, rischia l'evacuazione del centro storico.

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E a Praga si teme già una nuova inondazione-catastrofe come quella degli anni Ottanta che allagò la rete del metrò e causò vittime e gravi danni alla Città d'oro. Quattro persone sono state uccise dalla piena della Moldava nella Repubblica cèca, cioè tre a Praga e una a Trebenice, pochi chilometri lontano. E altre tre risultano disperse, e si teme di contare nuove vittime di ora in ora. Tutto il centro storico di Praga è pronto ad affrontare l'inferno. Per tutto il territorio della capitale il sindaco Thomas Hudecek ha appena dichiarato lo stato d'emergenza. Stato di calamità in vigore da oggi pomeriggio in ben sei delle 14 province della piccola democrazia. Allarme anche per l'altro grande fiume che la percorre, l'Elba (Labe in cèco), e specie per la città di Usti che ne è percorsa. Il primo ministro Peter Necas si tiene costantemente informato sulla situazione, in continuo contatto con protezione civile, autorità locali, pompieri, forze armate. I bisonici multiruolo Saab 39 Gripen e gli elicotteri russi della moderna, piccola aviazione cèca compiono di continuo voli di ricognizione a bassa quota sui fiumi. Molti tratti della vitale rete della metropolitana (tre linee ben fitte nel piccolo centro e che corrono lontano fino in periferia) sono stati bloccati, almeno otto stazioni chiuse. Allagato e bloccato anche il pittoresco quartiere di Kampa, quasi una laguna veneziana sul fiume. Forti limiti anche al traffico dei jumbotram, che dopo il metrò sono il secondo mezzo di trasporto vitale a Praga. Esercito, protezione civile e volontari erigono in corsa enormi barriere metalliche per proteggere dalla temuta esondazione le strade del centro. In poche ore, l'ospedale Na Frantisku, nel centro, è stato evacuato. Posti in salvo anche alcuni animali dello storico zoo della capitale, che subì gravissimi danni dalla piena del 2002.

E' proprio a quei giorni tragici che a Praga corre la memoria. Allora la Moldava, il mitico fiume che Smetana cantò in una sua composizione (la quale dette poi le note alla Hatikvah, l'inno nazionale israeliano) da luogo di bellezza naturale si trasformò in letale nemico. L'alluvione causò 17 morti e migliaia di senzatetto, e buona parte della bella rete di metrò necessitò di anni di lavori di restauro prima di tornare operativa. Come se ciò non bastasse, l'attuale fase negativa dell'economia in Europa renderebbe ancor più gravi danni del genere all'industrializzatissima repubblica cèca, strettamente legata ai big del manifatturiero tedesco.

Almeno un disperso (per cui non si nutrono più molte speranze) nel Badeen-Wuerttemberg (Stato del sudovest), due in Austria. Ma tutti temono che il bilancio si aggravi di ora in ora. La situazione più pericolosa è, in Germania, Ungheria, Austria, Svizzera, attorno ai grandi fiumi. Il Danubio e il Reno minacciano di esondare, le loro acque salgono rapidamente con l'aumentare delle piogge. E quel che è peggio, il Deutsches Wetterdienst, il servizio meteorologico federale, preannuncia ancora una settimana di forti precipitazioni, e niente speranze di schiarite e sole prima del weekend. L'esondazione di Reno o Danubio, per quanto di solito la protezione civile (Technisches Hilfswerk, THW) e i sistemi e barriere preventivi siano qui molto efficienti, potrebbe minacciare molte grandi città: da Berna in Svizzera a Coblenza, o Colonia che ha oltre un milione di abitanti, o poco più a nord Duesseldorf, la metropoli della moda e dell'acciaio, o Dortmund e a lei adiacenti le altre città della megalopoli del territorio industriale-minerario della Ruhr.

Non va meglio in altri paesi. Le esondazioni minacciano Berna (la capitale elvetica), Vienna, Budapest. E vaste zone agricole o d'allevamento in tutta l'Europa centrale dove già gli agricoltori temono devastanti, finanziariamente rovinose perdite dei raccolti. Stato di calamità, massimo allarme, ogni tedesco sa cosa voglia capire: la Bundeswehr, le forze armate federali, sono in mobilitazione totale, pronte a intervenire in corsa ovunque con gli enormi elicotteri-cargo Sikorsky Super Stallion, camion, mezzi anfibi. Già adesso qua e là nelle zone inondate e suoi fiumi il rombo dei grigi Tornado da ricognizione della Luftwaffe, capaci con i loro sensori e fotocamere di seguire e analizzare in corsa l'evolversi della catastrofe meteorologica, rompe il silenzio. Per quei giovani piloti, e per molti soldati, era appena finita con il ritiro in corso la pericolosissima missione in Afghanistan dove hanno visto cadere tanti loro compagni d'armi. Adesso, scampati ai crudeli taliban, affrontano la forza scatenata della catastrofe naturale.