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Usa-Cina, complesso vertice tra Obama e Xi.
In pieno "datagate" si discute di cyber-security

I due uomini più potenti della terra si incontrano in California, ma quello che doveva essere un summit informale e cordiale rischia di trasformarsi in un boomerang. Il tema dello spionaggio elettronico è a questo punto un terreno minato per il capo della Casa Bianca

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NEW YORK - Il "Datagate" non poteva arrivare in un momento meno opportuno per Barack Obama. Il presidente Usa ieri sera alle otto (ora della California) ha incontrato il suo omologo cinese Xi Jinping, per un vertice di quelli che un tempo venivano definiti 'storici'. L'incontro è stato, inevitabilmente, messo in ombra dalle rivelazioni sullo "spionaggio" elettronico di Nsa e Fbi nei confronti di milioni di cittadini americani e le parole del presidente, con la dichiarazione al suo arrivo in California ("nessuno ascolta telefonate dei cittadini"), non hanno certo calmato le acque.

Per ironia della sorte nell'agenda del vertice (l'incontro tra i leader delle due superpotenze mondiali proseguirà oggi) la Casa Bianca aveva messo al primo posto la "cyber-security", la discussione su come affrontare a livello planetario le minacce di hacker di ogni genere, compresi quelli 'governativi', che da paesi come la Cina e la Russia hanno fatto del cyber-spionaggio la "guerra fredda" dei nostri giorni, violando sistematicamente siti governativi, militari e di grandi aziende made in Usa.

Non sarà facile per Obama chiedere (e ottenere) da Xi Jinping il pugno di ferro contro gli hacker cinesi - spesso emanazione dello stesso governo di Pechino - in un momento in cui il presidente Usa è sotto l'attacco di media e opinione pubblica. Come non sarà facile per il presidente cinese affrontare l'argomento nel giorno in cui la Nbc ha rivelato con uno scoop che dietro un'intensa attività di spionaggio online fatta nel 2008 nei confronti dei comitati elettorali di Obama e McCain (che si sfidavano per la conquista della Casa Bianca) c'erano i servizi cinesi.

A Sunnyland, nell'esclusivo Rancho Mirage, una tenuta di lusso vicino a Palm Spring dove è in corso il vertice Usa-Cina, l'atmosfera non è certo delle più rilassate. A Pechino non è piaciuto lo "sgarbo" di Michelle Obama (rimasta a Washington mentre la moglie di Xi Jinping volava alla volta degli Stati Uniti) e - cyberguerra a parte - anche sugli altri temi in agenda al summit (moneta, scambi commerciali, diritti umani, Corea del Nord) le difficoltà non sono poche.

Ieri un gruppo bipartisan di senatori Usa ha presentato una proposta di legge contro la "manipolazione della moneta" (cinese) che permetta al ministero del Commercio di imporre "dazi di compensazione". E il fatto che nei cinema di New York sia in uscita, in concomitanza con il vertice, il documentario Free China: The Courage to Believe (sul movimento Falun Gong perseguitato dalle autorità comuniste) non aiuta a distendere l'atmosfera. Quello che era stato presentato come "il vertice in maniche di camicia", un informale e cordiale incontro tra i due uomini più potenti della terra, rischia di essere un boomerang.