Esteri

Funerali per l'ultimo caduto in Afghanistan.
Napolitano, omaggio al capitano La Rosa

A Santa Maria Maggiore si rinnova il mesto rito dell'estremo saluto. Il feretro del bersagliere siciliano, ucciso da una bomba sabato scorso, portato a spalla nella basilica da sei commilitoni. Anche questa volta il capo dello Stato ha voluto esserci. Monsignor Pelvi nell'omelia: "Caro Giuseppe, l'Italia tutta, chi ti ha voluto bene e continuerà il tuo impegno umanitario, ti dicono grazie"

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ROMA - E' ancora una volta la basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma a ospitare le esequie per l'ultimo caduto italiano in Afghanistan, il capitano Giuseppe La Rosa, del terzo reggimento bersaglieri della Brigata Aosta, ucciso sabato scorso a seguito di una bomba lanciata all'interno di un blindato.

Intorno alle 18, la bara ricoperta dal Tricolore ha fatto il suo ingresso nella chiesa in Piazza della Repubblica, portato in spalla da sei bersaglieri, seguiti da un settimo soldato con un cuscino su cui è poggiato il copricapo d'ordinanza del capitano, il cappello delle 600 piume del Corpo dei Bersaglieri. Il feretro è stato accolto all'ingresso della chiesa da un picchetto d'onore interforze al suono della marcia In pace per la pace, suonata dalla Banda nazionale dell'esercito, diretta da Fulvio Creux, dedicata a tutti i militari caduti nelle missioni.

Poco prima aveva fatto il suo ingresso nella basilica il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, accompagnato dal ministro della Difesa, Mario Mauro. Alla cerimonia sono presenti, tra gli altri, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, oltre ai vertici delle forze armate e di polizia.

L'omelia è affidata a monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare. "Caro Giuseppe - dice Pelvi in un passaggio dell'omelia - l'Italia tutta e chi ti ha voluto bene e continuerà il tuo impegno umanitario, ti dice grazie per aver reso noi più capaci di sperare nell'unità della famiglia umana". Poi, rivolto ai genitori Concetta e Biagio, monsignor Pelvi esprime parole di consolazione: "Non dimenticate che il dono della vita di Giuseppe resta un evento incancellabile nella storia della pace".

"Giuseppe era un ragazzo sensibile e motivato - ricorda il religioso -, attento ai più deboli e ai bisognosi, era fiero e orgoglioso della sua professione, che gli permetteva di amare chi non è amato, di sperare l'insperabile. Il suo era un amore pieno, attivo, solidale, preoccupato, che non attende di essere ricambiato per donarsi. Giuseppe sapeva bene che amare può portare a morire per l'altro".

Ma monsignor Pelvi non ha taciuto l'impegno dei nostri militari impegnati fuori dai confini nazionali ai quali, ha detto, "va manifestato doverosa riconoscenza e concreta vicinanza. Chi, pagando di persona, con le lacrime e il sangue, costruisce nell'inferno afgano il futuro sereno della popolazione, non è certo aiutato né dalle nostre sensibilità altalenanti, né da interessi di parte, né da parole e comportamenti egoistici".

"Eppure - sottolineato Pelvi - i nostri giovani militari cercano di promuovere la riconciliazione e la pace in paesi in cui si sparge ancora tanto sangue in guerre che sono sempre una follia. Non possiamo tirarci indietro, proprio nelle situazioni di maggiore dolore. Sosteniamo, invece, ogni tentativo che può condurre alla sicurezza e alla pace dei popoli, bisognosi di cooperazione e solidarietà".

"La pace - continua monsignor Pelvi - talvolta rischia di essere considerata solo come frutto di accordi fra governi o di iniziative volte ad assicurare scambi economici. Ma perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi è necessario che si appoggino su valori radicati nell'amore alla vita".

Concluso il rito funebre, è toccato a otto bersaglieri della Brigata Sassari portare il feretro fuori della basilica. Al suo passaggio, un grande applauso ha accomunato le autorità alla tanta gente comune che anche questa volta ha voluto stringersi attorno alla famiglia del caduto. Giunta sul sagrato, preceduta dalla corona d'alloro del presidente della Repubblica retta dai corazzieri, la bara è stata posta sul carro funebre.

Prima che il mezzo partisse per Barcellona Pozzo di Gotto, paese natale del capitano La Rosa, sulla bara è stato infine poggiato quel cappello delle 600 piume pieno di storia. Una storia a cui si è aggiunta una nuova pagina, dedicata a Giuseppe La Rosa, 53esimo caduto italiano in Afghanistan dall'inizio della missione Isaaf nel 2004.