Esteri

Siria, Onu: almeno 93 mila morti nel conflitto.
Aereo civile colpito da razzo in scalo Damasco

Nel rapporto delle Nazioni Unite l'allarme per le vittime minorenni: almeno 6.500 i bambini uccisi, alcuni reclutati da ribelli e lealisti come combattenti. Il conflitto rischia di uscire dai confini siriani: proseguono i bombardamenti in Libano da parte di entrambe le fazioni. Attacco contro un volo iracheno con passeggeri a bordo all'areoporto della capitale

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GINEVRA - Almeno 93.000 persone sono state uccise nel conflitto in Siria: lo ha reso noto l'Alto commissario Onu per i diritti umani, sulla base dei risultati di un nuovo studio sulle vittime dal marzo 2011 a fine aprile 2013. Il numero reale potrebbe essere tuttavia più alto: "Si tratta di una stima minima", ha precisato l'Alto commissario Navi Pillay. Anche perché il conflitto diventa sempre più violento: dallo scorso luglio ci sono stati in media 5.000 morti ogni mese.

Alcuni giorni fa le Nazioni Unite avevano dichiarato, dopo un'indagine in territorio siriano, di avere "motivi fondati per ritenere che siano state utilizzate quantità limitate di armi chimiche". Oggi la nuova accusa, ancora più inquietante: nella guerra civile, ribelli e truppe lealiste avrebbero iniziato a reclutare anche bambini, come dimostrerebbero l'alto numero di vittime e i casi di bambini torturati dalle milizie di Assad: secondo l'Onu sarebbero almeno 6.500 i minorenni uccisi.

Gli scontri. Un aereo civile iracheno con a bordo passeggeri è stato colpito oggi mentre si trovava su una delle piste dell'aeroporto di Damasco da alcuni razzi sparati contro lo scalo internazionale. Non si hanno notizie su eventuali vittime.

Il livello di tensione è salito negli ultimi giorni dopo l'intervento dell'Hezbollah libanese a fianco del dittatore di Damasco. Adesso il rischio concreto è che il conflitto possa estendersi oltre i confini siriani e trasformarsi in uno scontro religioso. I miliziani di Hezbollah hanno aiutato le truppe di Assad a riconquistare alcuni importanti centri in mano agli insorti, come Qusayr.

In risposta, da almeno una settimana le roccaforti di Hezbollah in Libano sono investite da una pioggia di razzi lanciati dai ribelli dal territorio siriano. Oggi quattro missili sono caduti sulla valle di Bekaa, un territorio a maggioranza sciita. L'attacco avviene il giorno dopo il raid aereo dell'esercito siriano contro la località libanese di confine di Aarsal, colpita da due bombe che hanno causato almeno un ferito: il villaggio, a maggioranza sunnita, è utilizzato come punto di transito fra i due Paesi per i rifugiati, i miliziani e il traffico di armi. Tuttavia, il governo siriano poche ore dopo il raid, si è impegnato a "rispettare la sovranità e l'integrità territoriale del Libano e l'incolumità del suo popolo".

In Siria, almeno 60 persone tra civili e militari fedeli ad Assad sono morte nei combattimenti a Halta, un villaggio a maggioranza sunnita al confine orientale. Anche in questo caso, gli scontri dimostrano come il conflitto stia diventando sempre più settario: le vittime, infatti, appartengono alla comunità di Shia, sostenitrice del regime. I ribelli hanno bombardato il villaggio e hanno incendiato numerose case. La conferma in un video diffuso dagli insorti, in cui si vedono i ribelli festeggiare per le strade di Halta sventolando bandiere nere e sparando colpi di fucile in aria.