✕

New York, sentenza sulle nozze gay:
nel luogo simbolo si scatena la festa

La storica pronuncia della Corte suprema viene celebrata allo Stonewall, il bar da dove nel giugno del 1969 partì il movimento di liberazione degli omosessuali.Tantissima gente, tantissimo entusiasmo, ma anche la consapevolezza che la strada da fare è ancora tantadal nostro inviato MASSIMO VINCENZI
2 minuti di lettura
NEW YORK - Il palco, vestito con la bandiera americana, sta spegnendo i microfoni. L'ultimo attivista delle associazioni per i diritti gay che parla in realtà urla: "Grazie ragazzi, grazie di tutto l'amore e il sostegno che ci avete dato. La nostra battaglia continua. E adesso tutti allo Stonewall". E' un grido liberatorio, il segnale convenuto: che la festa abbia inizio. A Christopher Street si fatica ad entrare. Sono le sei del pomeriggio, del giorno più bello, quello in cui la Corte Suprema con due sentenze a distanza ravvicinata ha, di fatto, sancito per legge i diritti delle coppie omossessuali. Questo, nel Village, è un luogo simbolico, in questo bar buio, con le pareti di mattoni e le bandiere arcobaleno ovunque, nacque nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 il movimento di liberazione dei gay. La polizia fece irruzione e i clienti reagirono. Dando inizio a quelli che sono passati alla storia come i moti dello Stonewall.

Adesso gli agenti i…
NEW YORK - Il palco, vestito con la bandiera americana, sta spegnendo i microfoni. L'ultimo attivista delle associazioni per i diritti gay che parla in realtà urla: "Grazie ragazzi, grazie di tutto l'amore e il sostegno che ci avete dato. La nostra battaglia continua. E adesso tutti allo Stonewall". E' un grido liberatorio, il segnale convenuto: che la festa abbia inizio. A Christopher Street si fatica ad entrare. Sono le sei del pomeriggio, del giorno più bello, quello in cui la Corte Suprema con due sentenze a distanza ravvicinata ha, di fatto, sancito per legge i diritti delle coppie omossessuali. Questo, nel Village, è un luogo simbolico, in questo bar buio, con le pareti di mattoni e le bandiere arcobaleno ovunque, nacque nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 il movimento di liberazione dei gay. La polizia fece irruzione e i clienti reagirono. Dando inizio a quelli che sono passati alla storia come i moti dello Stonewall.

Adesso gli agenti in divisa blu sono qui a vigilare sulla manifestazione. Sorridono alle macchine fotografiche. Sono passati 44 anni, sembra un altro mondo. "Ma la strada da fare è ancora tanta", dice Mark. E' qui con Simone, il suo compagno. Loro c'erano quella notte, anche se non si conoscevano, se lo sono raccontati dopo. Quando oggi hanno sentito la notizia, hanno iniziato un giro di telefonate agli amici, questa sera tutti a Christopher Street: "Non potevamo mancare, qui tutto ha avuto inizio. Qui era giusto venire a ricordare i nostri fratelli che non ci sono più".

Passano le ore, la folla aumenta. Non si passa. Ci sono i due papà che si fanno fotografare con il loro bambino, le due mamme con le loro gemelle. Ci sono le drag queen. La sposa travestito. Ci sono uomini e donne, che a uno verrebbe la tentazione di aggiungere "normali", ma sarebbe la parola più sbagliata: qui e ora. Ci sono quelli che arrivano senza essersi dati appuntamento. Sanno che troveranno qualcuno che conoscono. E' una notte di festa.

Dentro il bar non si mettono nemmeno i piedi per terra, si vola trasportati dalla massa. I tavoli sono ingombri di birra. La musica a tutto volume. "E questo è niente, vedrai da qui a domenica", ripetono tutti. Come ogni anno, l'ultima settimana di giugno si celebrerà la gay parade in ricordo proprio della rivolta del Village. Questa volta sarà speciale.

Ci sono per strada gli attivisti dei candidati sindaci. I giovani che raccolgono firme per Christine Quinn hanno la fila davanti al banchetto. Lei è la prima omosessuale che corre per prendere il posto di Michael Bloomberg: qui ha i suoi fan. "Certo New York è avanti rispetto alle altre parti di America, ma la strada da fare è ancora molta. Abbiamo dovuto aspettare il 2013 per vedere riconosciuti i nostri diritti", spiega Anderson che sta sulla porta dello Stonewall. E' buio ormai. La giacca spiegazzata, la cravatta nel taschino. La camicia aperta sino al terzo bottone. Domani deve andare a Wall Street a lavorare, ma la festa è appena iniziata.

Notti così capitano una volta nella vita: "E' un traguardo storico", dicono Khatarine e il suo fidanzato. Usano le parole di Obama e vogliono esserci anche loro. Lui prova a buttare la testa dentro lo Stonewall: "Oh my God", dice. Sì, oh mio Dio è una samba impazzita o un sabba, come penserebbe il vescovo di New York, Timothy Dolan che oggi ha parlato di "giorno tremendo per la nazione". La battuta migliore, e più irriverente, è per lui. Qualcuno guarda le nubi nere che salgono dal fiume Hudson e dice: "Il prete avrà chiesto al suo principale di far piovere, ma noi abbiamo gli ombrelli. Abbiamo imparato a proteggerci dalle intemperie".

Ci sono alcuni pastori protestanti mescolati ai ragazzi e alle ragazze di Christopher Street, la loro chiesa oggi a Washington ha suonato le campane a festa. Qui la colonna sonora ha i bassi della disco music. La gente balla, le braccia al cielo. E' una notte così, dove la storia non ha ancora sonno. Vuole godersela un altro po'.