Esteri

Padre Snowden: "Mio figlio non è un traditore.
Pronto a ritornare a determinate condizioni"

Il genitore dell'uomo che ha dato il via allo scandalo del Datagate manda una lettera al dipartimento di giustizia Usa. Tra le richieste avanzate c'è quella di non essere incarcerato prima del processo e di poter parlare con la stampa. "Temo che possa essere manipolato, sono preoccupato. Non ha tradito il popolo americano"

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WASHINGTON - Edward Snowden, l'uomo che ha dato il via allo scandalo del Datagate, è pronto a tornare negli Stati Uniti se gli verranno offerte alcune garanzie. A scriverlo è suo padre in una lettera indirizzata al Dipartimento di giustizia americano, secondo la Nbc. Tra le richieste avanzate c'è quella di non essere messo in carcere prima del processo, di poter parlare liberamente con la stampa e di poter scegliere la città in cui verrà celebrato il processo. Il padre si dice anche preoccupato per il fatto che il figlio possa essere manipolato da altri, inclusi i protagonisti di Wikileaks.

In un'intervista esclusiva a Michael Isikoff della Nbc Lonnie Snowden dice che suo figlio Edward non è un traditore. "Non ritengo che abbia commesso tradimento. Ha violato la legge americana perché ha diffuso informazioni riservate. Se la gente vuole considerarlo tale, di fatto ha tradito il governo. Ma non credo che abbia tradito il popolo americano", dice ancora.

Attraverso il suo avvocato il padre di Snowden si è rivolto al ministro della Giustizia Eric Holder, dicendo che il figlio è pronto a tornare a determinate condizioni, fra cui, appunto, quella di non essere incarcerato prima del processo e di poter scegliere dove esso avrà luogo.

Lonnie Snowden non parla al figlio da aprile ed ha espresso il timore che possa venire manipolato. E cita specificamente i protagonisti che hanno fatto scoppiare Wikileaks. "Non voglio metterlo in pericolo", dice ancora all'intervistatore, "ma sono preoccupato per chi lo circonda". Quanto a Wikileaks, conclude, l'obiettivo dell'operazione non è la Costituzione ma "semplicemente diffondere il maggior numero possibile di informazioni".

Intanto, l'Ecuador, presso la cui ambasciata ha trovato rifugio Julian Assange, non ha ancora deciso se dare l'ok all'ingresso nel suo territorio dell'analista che ha rivelato il programma di intercettazioni messo in atto dalla Nsa americana. "Probabilmente lo faremo ma per ora lui è in Russia", ha detto il presidente Rafael Correa.

Da parte russa viene ribadito che Snowden rimarrà nella zona
transiti dell'aeroporto Sheremetevo di Mosca, finchè non sarà risolto il problema dei suo documenti di identità e non verrà legalizzato il suo status, riferisce ad Interfax una fonte.

Un'offerta d'ospitalità è arrivata invece nuovamente dal Venezuela. Caracas è pronta a "proteggere questo giovane coraggioso in modo che l'umanità possa arrivare a conoscere la verità". Così, il presidente 'chavista' Nicolas Maduro, ha rinnovato l'invito. Snowden, secondo il capo del governo venezuelano, rappresenta "una rivoluzione di verità che pian piano sta influenzando molti giovani negli Stati Uniti".