Esteri

Egitto, esercito a pro-Morsi: sgombrare sit-in.
Ma la Fratellanza: 'Domani di nuovo in piazza'

Scontri all'alba tra militanti ed esercito davanti la sede della Guardia repubblicana. Almeno 51 i morti, 77 secondo i Fratelli musulmani che invitano il popolo alla "rivolta". Appello tv della più alta autorità islamica: "Ok transizione, ma non oltre sei mesi". Ma i Fratelli musulmani convocano una nuova manifestazione di massa. Mentre Obama non taglia gli aiuti

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IL CAIRO - La Casa Bianca esprime attraverso un portavoce del Dipartimento di Stato "profonda preoccupazione" per le violenze che scuotono l'Egitto e fa appello all'autorità responsabile della transizione perché nel Paese si evitino rappresaglie, arresti e restrizioni alla libertà dei media. Da Washington anche la richiesta, all'esercito egiziano, di "massima moderazione" nei confronti dei manifestanti. Per ora, comunque, nessun taglio agli aiuti americani, che ammontano a un miliardo e mezzo di dollari: "Non crediamo sia nell'interesse degli Stati Uniti tagliarli", ha detto Jay Carney, il portavoce del presidente americano.

Decine di vittime tra i pro-Morsi. Da Washington, dunque, il richiamo alla moderazione dopo i tragici scontri all'alba tra l'esercito e i sostenitori di Mohamed Morsi davanti alla sede della Guardia Repubblicana, in cui hanno trovato la morte 51 persone secondo le autorità sanitarie, 77 invece per i Fratelli Musulmani, tra cui otto donne e sette bambini (due piccolissimi). Un portavoce delle forze dell'ordine ha dichiarato che negli scontri hanno perso la vita due ufficiali della polizia e uno dell'esercito. E l'esercito ha chiesto ai supporter del deposto presidente, con una sorta di ultimatum, di porre fine ai loro sit-in: "L'esercito non permetterà a nessuno di minacciare la sicurezza nazionale" ha dichiarato un portavoce.

L'appello dell'imam di al Azhar. Nelle stesse ore, la più alta autorità musulmana d'Egitto, Ahmed al-Tayeb, grande imam della moschea di al-Azhar al Cairo, il più grande centro culturale sunnita, ha lanciato il suo monito al Paese sul rischio di guerra civile, aggiungendo che si ritirerà fino a quando le violenze non avranno fine. L'imam si è rivolto agli egiziani attraverso la tv di Stato e ha fatto appello alle autorità affinché la transizione iniziata la scorsa settimana con la deposizione del presidente Mohamed Morsi non vada oltre i sei mesi.
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L'imam ha concluso il suo appello invocando "entro due giorni" l'istituzione di un comitato di riconciliazione nazionale e "un'inchiesta immediata" sugli scontri verificatisi all'alba tra sostenitori del presidente Morsi ed esercito davanti alla sede della Guardia Repubblicana.

I Fratelli musulmani convocano la piazza. La presa di posizione dell'imam al-Tayeb contrasta evidentemente con l'invito rivolto agli egiziani dalla Fratellanza Musulmana a manifestare domani in tutto l'Egitto per protestare per i 51 sostenitori del movimento che sarebbero stati uccisi dalla polizia al Cairo. "Per protestare contro il colpo di stato seguito dalla repressione, culminata nel massacro perpetrato all'alba dalla Guardia repubblicana, facciamo appello a tutti i cittadini e alle persone d'onore perchè domani manifestino in tutto l'Egitto", ha dichiarato il portavoce della coalizione guidata dai Fratelli Musulmani, Hatem Azam, nel corso di una conferenza stampa.

Mohamed Badie, guida suprema del movimento, poche ore prima aveva accusato il capo dell'esercito, generale Abdel-Fattah al-Sissi, di voler "condurre l'Egitto verso lo stesso destino della Siria".

Badie, riapparso sulla scena con le manifestazioni del "gran rifiuto" degli islamisti venerdì scorso, è tornato a parlare dopo i drammatici scontri verificatisi all'alba davanti alla sede della Guardia repubblicana al Cairo.
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Per accertare la verità su questa pagina sanguinosa della crisi egiziana il presidente ad Interim Adly Mansour ha formato un'apposita commissione d'inchiesta. Mansour ha espresso il suo profondo rammarico per la perdita di vite umane, ma ha anche chiesto ai manifestanti di non avvicinarsi più a strutture militari o ad altri obiettivi "vitali". L'accaduto, assicura un portavoce della presidenza, non fermerà il processo di formazione di un governo ad interim.

La polizia e l'esercito sono intervenuti per disperdere la protesta, ma la situazione è degenerata in scontri. Uno dei membri della Fratellanza parla di cecchini in azione: "I soldati hanno lanciato gas lacrimogeni e successivamente alcuni cecchini hanno aperto il fuoco. I morti sono stati quasi tutti colpiti alla testa". I Fratelli Musulmani si dicono in possesso di video e bossoli a riprova che l'esercito ha sparato sui manifestanti.

L'esercito ha immediatamente ribattuto con una nota secondo cui "la sede della Guardia Repubblicana è stata assaltata all'alba da un gruppo di terroristi". In una conferenza stampa congiunta,
l'esercito e la polizia hanno sostenuto che sono state le truppe a difendersi da un attacco con armi da fuoco dei manifestati islamisti contro il quartier generale della guardia repubblicana.


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Gli arresti. Stamane duecento persone sono state arrestate al Cairo per possesso di molotov, armi bianche e mitra, riferisce l'esercito in un comunicato. Nella Capitale i militari hanno chiuso i ponti Kasr, dell'Università, di Campo Abbas e del 6 ottobre, creando il caos nel traffico cittadino. Elicotteri sorvolano in continuazione la zona della moschea di Rabaa el Adaweya, punto di raduno dei manifestanti pro-Morsi, e il quartiere generale della Guardia repubblicana.

Un giudice ha ordinato la chiusura della sede centrale del partito Libertà e Giustizia, dopo il ritrovamento di armi nei locali. La polizia ha trovato "liquido infiammabile, coltelli e armi" che sarebbero state utilizzate "contro i manifestanti scesi in piazza il 30 giugno" per chiedere la deposizione di Morsi.

I negoziati politici. La strage ha avuto un'immediata ripercussione politica: il Nour, secondo partito salafita egiziano che, contrariamente alla Fratellanza Musulmana, ha sostenuto l'uscita di scena di Morsi, si è ritirato dai colloqui per la formazione del governo di transizione. Oltre alle violenze, nella scelta di Nour hanno sicuramente pesato le tensioni nella trattativa, con i militari che prima hanno proposto il candidato delle opposizioni el-Baradei premier, poi l'economista e tecnocrate Ziad Bahaa al-Dinal-Din, entrambi nomi ritenuti non accettabili dai salafiti. Intanto un decreto del presidente a interim Adly Mansour, reso noto in serata, stabilisce che in Egitto entro sei mesi si terranno elezioni parlamentari, ma solo una volta che emendamenti alla costituzione voluta dai Fratelli Musulmani, al momento sospesa, saranno stati approvati in un referendum da tenersi entro quattro mesi e mezzo.


Dimissioni ad al Jazira.
Sette dipendenti di Al Jazira in
Egitto si sono dimessi in dissenso dalla linea editoriale dell'emittente panaraba del Qatar, giudicata troppo vicina agli islamisti e ai Fratelli musulmani.