Una sala grande all'interno della moschea di Rabaa el Adaweya, nel quartiere di Nasr city al Cairo: è la clinica da campo dei Fratelli Musulmani. C'è una via vai di dottori e diverse e variegate attrezzatura mediche di primo soccorso. Qui sono stati portati i feriti del massacro: alcuni, come spiegano i dottori presenti, sono arrivati già morti. Fuori la clinica un sit in pro-Morsi prosegue dal tre luglio.
Anche tra i dottori, all'interno della moschea, c'è la ferma convinzione che nessuno lascerà la protesta in corso finché il Presidente non tornerà al suo posto. Uno dei medici si avvicina e spiega: "I fratelli islamisti sono stati uccisi durante la preghiera. La maggior parte dei feriti sono giovani, tra i 18 e i trent'anni. È stato un massacro voluto dalle forze militari". A parlare è il dottor Mohamed Zanaty. Evidentemente anche lui accanito sostenitore della Fratellanza: racconta in modo molto appassionato, e senza mezza termini, il suo punto di vista.
"L'intenzione dell'esercito - afferma Zanaty - era quella di uccidere. Non ci sono dubbi. Te lo confermeranno anche i medici negli ospedali dove sono stati portati i feriti gravi e corpi, senza vita, delle vittime. L'esercito non ha utilizzato la violenza per difendere l'ordine pubblico, come dicono. Ma per mandarci un segnale chiaro. Ebbene, noi rispondiamo che oggi siamo ancora più forti e convinti. E rimarremo finché Morsi non tornerà a ricoprire la sua carica".
Poi torna a parlare dei feriti che sono stati portati nelle clinica da campo: "le vittime riportano, tutte, ferite mortali alla testa, al collo e al petto. Secondo il nostro report (fatto dai Fratelli Musulmani) sono morti 85 persone e quasi mille feriti". Questi dati non sono stati ancora confermati dal ministero della salute.
Il Dotto Zanaty spiega, nel dettaglio, come è organizzata la clinica da campo: "Quello che vedi rappresenta il primo soccorso. Diamo la prima assistenza ma, se necessario, abbiamo gli equipaggiamenti per intervenire chirurgicamente". Il medico è un fiume in piena: "Le persone che sono state colpite dall'esercito appartengono a tutti le classi sociali, abbienti e meno abbienti. Ma sono tutti egiziani, nessuno straniero".
Durante la conversazione, si avvicina un sostenitore di Morsi che, come tutti, incuriosito dalla presenza della stampa, vuole dire la sua: "Siamo ottimisti per il futuro, con l'aiuto ed il sostegno di Allah faremo qualsiasi cosa. Non temiamo nessuno. Moriremo se necessario, ma rimarremo tutti qui. Non combattiamo per Morsi, combattiamo prima di tutto per l'Islam e per la legittimità del nostro presidente, islamico. Non accetteremo altri candidati. E non scenderemo a compromessi", esclama l'uomo.
Poco lontano dalla clinica da campo, c'è l'ospedale di Nasr City che ha ricevuto il maggior numero di vittime. Il dottor Mohamed Fathy ci tiene a sottolineare che non appartiene al gruppo dei Fratelli Musulmani (né è un sostenitore) ma che parla, unicamente, da professionista del settore: "In questo ospedale, fino a ieri, sono morti circa trenta persone e ci sono più di duecento feriti. I decaduti sono morti per colpi di proiettile mortali in testa, sul petto. È ovvio che l'intenzione era quella di uccidere, non ferire. Tra i morti e i feriti c'è solo un poliziotto, gli altri presumibilmente tutti sostenitori di Morsi. Nessuna donna né bambini, almeno in questa struttura".
Non lontano, nello stesso corridoio, c'è un altro medico, il dottor Ali Nagi, che ha seguito personalmente i reduci dal massacro nelle ultime 48 ore: "Sono tutti morti per pallottola ben assestata", ripete anche Nagi che poi aggiunge: "Un paziente, fuori pericolo, mi ha raccontato che stavano pregando. Intorno a loro c'era il cordone di sicurezza. Ad un certo punto gli uomini della sicurezza hanno dato il segnale di pericolo: hanno cominciato a sbattere con dei bastoni metallici per avvertire la gente. Ma non hanno fatto in tempo: sono arrivati subito dopo gli spari. Tre, dei pazienti che ho in cura, sono stati colpiti sulla schiena mentre scappavano". La maggior parte dei morti e dei feriti, secondo il dottor Ali Nagi, viene fuori dal Cairo, da altri governatorati.
All'uscita dell'ospedale c'è un portantino che racconta: "Ieri è arrivata una vittima con la testa aperta in due. Non era un islamista ma un ufficiale di polizia. Questo può significare due cose: i militari hanno sparato e lui si trovava nel mezzo. Oppure i Fratelli, alcuni di certo sono armati, hanno risposto con il fuoco ed hanno ucciso un poliziotto". Il portantino indica poi il muro dove sono state affisse più di duecento fotocopie delle persone morte o ricoverate: "Qui la gente - amici e parenti delle vittime - vengono a cercare il proprio caro. Scrutano le immagini e spesso si sentono urla di persone disperate che, evidentemente, hanno riconosciuto la foto. È una situazione straziante. Non tutti i feriti sono stati portati qui: gli altri due ospedali che hanno ricevuto i pazienti sono quello di Heliopolis e quello di Manshiet El Bakry". Poi il portantino saluta con cenno della mano e si allontana.
Anche nell'ospedale di Machet El Bakry, all'entrata, ci sono le foto delle vittime. Il medico di turno degli ultimi due giorni , Dr Hamdy Sallam, dà notizie simili. È molto preciso :"Tre sono i feriti che riportano lesioni di arma da fuoco sulla schiena, colpiti durante la preghiera. I morti sono stati uccisi da pallottole. Qui sono ricoverati 17 persone, di cui due sono morte. I decaduti sono un militare ed un ragazzo di 18 anni. La maggior parte di pazienti sono in una situazione critica, potrebbero morire da un momento all'altro", esclama il dottor Hamdy Sallam.
Intanto davanti la moschea di Rabaa el Adaweya a Nasr city una folla di gente prosegue il sit in pro Morsi. Un dei sostenitori si avvicina: "Oggi siamo ancora più forti; il Ramadan rinforzerà ancora di più le nostre anime." Poi alzando il tono di voce, l'uomo afferma: " Guardati intorno, siamo tantissimi; molti dormono sotto le tende: uccidere più di cinquanta fratelli ci ha dato ancora più forza e convinzione." I curiosi, che nel frattempo si sono avvicinati, ripetono, quasi in coro, lo stesso mantra: "siamo prima di tutto islamisti e poi egiziani. L'islam è per noi la cosa più importante. Non permetteremo a nessuno di calpestare i nostri diritti".
Poi ancora: delle donne, completamente velate, si avvicinano e con prepotenza vogliono parlare: "Perché il tuo Paese ce l'ha con noi? Forse perché siamo islamisti? Non riuscirete, voi occidentali, a portare a termine la cospirazione contro il mio Popolo. Morsi è stato eletto democraticamente". Alla domanda sull'incitamento alla violenza da parte dei leader della Fratellanza, la donna evita inizialmente la risposta: "I media raccontano falsità: hanno detto e scritto cose non vere. Io non credo ai giornalisti." Poi punta il dito contro il noto comico egiziano Bassem Youssef: "è un filo americano. Non ci piace: prende in giro solo gli islamisti." Ma incalzata sull'utilizzo della violenza nei prossimi giorni, finalmente afferma: "noi non siamo violenti. Ma sì: ci difenderemo, anche con la violenza, se necessario".
Poco distante, una milizia islamista- con bastoni di legno e di metallo, giubbetti antiproiettile e caschi intesta- passa in mezzo alla folla. Uno dei presenti spiega: "E' l'ora del cambio della guardia. Loro sono i nostri eroi, i nostri angeli custodi. Ci difendono dagli attacchi dei militari o dei ex uomini di Mubarak che stanno complottando contro il governo di Morsi. Ora stiamo subendo, ma attenzione, non sarà sempre così", avverte l'uomo prima di andarsene.
Anche tra i dottori, all'interno della moschea, c'è la ferma convinzione che nessuno lascerà la protesta in corso finché il Presidente non tornerà al suo posto. Uno dei medici si avvicina e spiega: "I fratelli islamisti sono stati uccisi durante la preghiera. La maggior parte dei feriti sono giovani, tra i 18 e i trent'anni. È stato un massacro voluto dalle forze militari". A parlare è il dottor Mohamed Zanaty. Evidentemente anche lui accanito sostenitore della Fratellanza: racconta in modo molto appassionato, e senza mezza termini, il suo punto di vista.
"L'intenzione dell'esercito - afferma Zanaty - era quella di uccidere. Non ci sono dubbi. Te lo confermeranno anche i medici negli ospedali dove sono stati portati i feriti gravi e corpi, senza vita, delle vittime. L'esercito non ha utilizzato la violenza per difendere l'ordine pubblico, come dicono. Ma per mandarci un segnale chiaro. Ebbene, noi rispondiamo che oggi siamo ancora più forti e convinti. E rimarremo finché Morsi non tornerà a ricoprire la sua carica".
Poi torna a parlare dei feriti che sono stati portati nelle clinica da campo: "le vittime riportano, tutte, ferite mortali alla testa, al collo e al petto. Secondo il nostro report (fatto dai Fratelli Musulmani) sono morti 85 persone e quasi mille feriti". Questi dati non sono stati ancora confermati dal ministero della salute.
Il Dotto Zanaty spiega, nel dettaglio, come è organizzata la clinica da campo: "Quello che vedi rappresenta il primo soccorso. Diamo la prima assistenza ma, se necessario, abbiamo gli equipaggiamenti per intervenire chirurgicamente". Il medico è un fiume in piena: "Le persone che sono state colpite dall'esercito appartengono a tutti le classi sociali, abbienti e meno abbienti. Ma sono tutti egiziani, nessuno straniero".
Durante la conversazione, si avvicina un sostenitore di Morsi che, come tutti, incuriosito dalla presenza della stampa, vuole dire la sua: "Siamo ottimisti per il futuro, con l'aiuto ed il sostegno di Allah faremo qualsiasi cosa. Non temiamo nessuno. Moriremo se necessario, ma rimarremo tutti qui. Non combattiamo per Morsi, combattiamo prima di tutto per l'Islam e per la legittimità del nostro presidente, islamico. Non accetteremo altri candidati. E non scenderemo a compromessi", esclama l'uomo.
Poco lontano dalla clinica da campo, c'è l'ospedale di Nasr City che ha ricevuto il maggior numero di vittime. Il dottor Mohamed Fathy ci tiene a sottolineare che non appartiene al gruppo dei Fratelli Musulmani (né è un sostenitore) ma che parla, unicamente, da professionista del settore: "In questo ospedale, fino a ieri, sono morti circa trenta persone e ci sono più di duecento feriti. I decaduti sono morti per colpi di proiettile mortali in testa, sul petto. È ovvio che l'intenzione era quella di uccidere, non ferire. Tra i morti e i feriti c'è solo un poliziotto, gli altri presumibilmente tutti sostenitori di Morsi. Nessuna donna né bambini, almeno in questa struttura".
Non lontano, nello stesso corridoio, c'è un altro medico, il dottor Ali Nagi, che ha seguito personalmente i reduci dal massacro nelle ultime 48 ore: "Sono tutti morti per pallottola ben assestata", ripete anche Nagi che poi aggiunge: "Un paziente, fuori pericolo, mi ha raccontato che stavano pregando. Intorno a loro c'era il cordone di sicurezza. Ad un certo punto gli uomini della sicurezza hanno dato il segnale di pericolo: hanno cominciato a sbattere con dei bastoni metallici per avvertire la gente. Ma non hanno fatto in tempo: sono arrivati subito dopo gli spari. Tre, dei pazienti che ho in cura, sono stati colpiti sulla schiena mentre scappavano". La maggior parte dei morti e dei feriti, secondo il dottor Ali Nagi, viene fuori dal Cairo, da altri governatorati.
All'uscita dell'ospedale c'è un portantino che racconta: "Ieri è arrivata una vittima con la testa aperta in due. Non era un islamista ma un ufficiale di polizia. Questo può significare due cose: i militari hanno sparato e lui si trovava nel mezzo. Oppure i Fratelli, alcuni di certo sono armati, hanno risposto con il fuoco ed hanno ucciso un poliziotto". Il portantino indica poi il muro dove sono state affisse più di duecento fotocopie delle persone morte o ricoverate: "Qui la gente - amici e parenti delle vittime - vengono a cercare il proprio caro. Scrutano le immagini e spesso si sentono urla di persone disperate che, evidentemente, hanno riconosciuto la foto. È una situazione straziante. Non tutti i feriti sono stati portati qui: gli altri due ospedali che hanno ricevuto i pazienti sono quello di Heliopolis e quello di Manshiet El Bakry". Poi il portantino saluta con cenno della mano e si allontana.
Anche nell'ospedale di Machet El Bakry, all'entrata, ci sono le foto delle vittime. Il medico di turno degli ultimi due giorni , Dr Hamdy Sallam, dà notizie simili. È molto preciso :"Tre sono i feriti che riportano lesioni di arma da fuoco sulla schiena, colpiti durante la preghiera. I morti sono stati uccisi da pallottole. Qui sono ricoverati 17 persone, di cui due sono morte. I decaduti sono un militare ed un ragazzo di 18 anni. La maggior parte di pazienti sono in una situazione critica, potrebbero morire da un momento all'altro", esclama il dottor Hamdy Sallam.
Intanto davanti la moschea di Rabaa el Adaweya a Nasr city una folla di gente prosegue il sit in pro Morsi. Un dei sostenitori si avvicina: "Oggi siamo ancora più forti; il Ramadan rinforzerà ancora di più le nostre anime." Poi alzando il tono di voce, l'uomo afferma: " Guardati intorno, siamo tantissimi; molti dormono sotto le tende: uccidere più di cinquanta fratelli ci ha dato ancora più forza e convinzione." I curiosi, che nel frattempo si sono avvicinati, ripetono, quasi in coro, lo stesso mantra: "siamo prima di tutto islamisti e poi egiziani. L'islam è per noi la cosa più importante. Non permetteremo a nessuno di calpestare i nostri diritti".
Poi ancora: delle donne, completamente velate, si avvicinano e con prepotenza vogliono parlare: "Perché il tuo Paese ce l'ha con noi? Forse perché siamo islamisti? Non riuscirete, voi occidentali, a portare a termine la cospirazione contro il mio Popolo. Morsi è stato eletto democraticamente". Alla domanda sull'incitamento alla violenza da parte dei leader della Fratellanza, la donna evita inizialmente la risposta: "I media raccontano falsità: hanno detto e scritto cose non vere. Io non credo ai giornalisti." Poi punta il dito contro il noto comico egiziano Bassem Youssef: "è un filo americano. Non ci piace: prende in giro solo gli islamisti." Ma incalzata sull'utilizzo della violenza nei prossimi giorni, finalmente afferma: "noi non siamo violenti. Ma sì: ci difenderemo, anche con la violenza, se necessario".
Poco distante, una milizia islamista- con bastoni di legno e di metallo, giubbetti antiproiettile e caschi intesta- passa in mezzo alla folla. Uno dei presenti spiega: "E' l'ora del cambio della guardia. Loro sono i nostri eroi, i nostri angeli custodi. Ci difendono dagli attacchi dei militari o dei ex uomini di Mubarak che stanno complottando contro il governo di Morsi. Ora stiamo subendo, ma attenzione, non sarà sempre così", avverte l'uomo prima di andarsene.