IL CAIRO - Per il Ministero egiziano della Salute, almeno 65 persone sono rimaste uccise al Cairo (9 ad Alessandria) a causa dei colpi di arma da fuoco esplosi dalle forze di sicurezza contro la folla durante l'ennesima manifestazione a sostegno dell'ex presidente dell'Egitto, l'islamista Mohamed Morsi. Gehad el-Haddad, portavoce dei Fratelli Musulmani, cui fa capo lo stesso deposto capo dello Stato: "Non sparano per ferire, sparano per uccidere. Le lesioni da proiettile sono alla testa e al torace. Nel fiume ci sono decine di corpi".
Alcuni testimoni parlano di decine di corpi trasportati negli obitori e la tv Al Jazeera ha parlato di 120 morti e oltre 4.500 feriti nei duri davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya. Nella moschea è stato improvvisato un ospedale in cui si è creato un caos con l'arrivo di centinaia di feriti e vittime, come testimoniato da reporter indipendenti.
Ora l'esercito rischia di restare isolato: anche Mohamed el-Baradei, vicepresidente e tra i leader dell'opposizione al deposto Morsi, e l'imam di al-Azhar, massima autorità dell'islam sunnita, hanno condannato l'eccidio. Mentre negli Usa la stampa attacca Obama: "Troppo morbido con l'esercito egiziano, l'Egitto non muove verso la democrazia, ma verso una nuova dittatura".
IL LIVEBLOG
La violenza sarebbe esplosa in piena notte, quando agenti in assetto anti-sommossa avrebbero attaccato un sit-in allestito dai Fratelli Musulmani nei pressi della moschea di Rabaa al-Adawiya, nel nord-est della capitale. Dapprima sarebbero stati lanciati lacrimogeni contro i dimostranti, ma poi, davanti al rifiuto di questi ultimi di disperdersi, la polizia avrebbe cominciato a sparare ad altezza d'uomo. La polizia ha arrestato 53 attivisti che avevano, a quanto riporta l'agenzia Mena, armi, bombe Molotov ed altri ordigni.
Autorità: "Fine e sit-in, ma nella legge". Le autorità egiziane intendono "mettere fine" al sit-in a oltranza organizzato dai Fratelli Musulmani nella parte nord-orientale del Cairo, ma ciò avverrà "secondo la legge": lo ha assicurato il ministro dell'Interno, Mohamed Ibrahim, in un'intervista rilasciata all'emittente satellitare 'al-Hayat'.
Alcuni testimoni parlano di decine di corpi trasportati negli obitori e la tv Al Jazeera ha parlato di 120 morti e oltre 4.500 feriti nei duri davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya. Nella moschea è stato improvvisato un ospedale in cui si è creato un caos con l'arrivo di centinaia di feriti e vittime, come testimoniato da reporter indipendenti.
Ora l'esercito rischia di restare isolato: anche Mohamed el-Baradei, vicepresidente e tra i leader dell'opposizione al deposto Morsi, e l'imam di al-Azhar, massima autorità dell'islam sunnita, hanno condannato l'eccidio. Mentre negli Usa la stampa attacca Obama: "Troppo morbido con l'esercito egiziano, l'Egitto non muove verso la democrazia, ma verso una nuova dittatura".
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La violenza sarebbe esplosa in piena notte, quando agenti in assetto anti-sommossa avrebbero attaccato un sit-in allestito dai Fratelli Musulmani nei pressi della moschea di Rabaa al-Adawiya, nel nord-est della capitale. Dapprima sarebbero stati lanciati lacrimogeni contro i dimostranti, ma poi, davanti al rifiuto di questi ultimi di disperdersi, la polizia avrebbe cominciato a sparare ad altezza d'uomo. La polizia ha arrestato 53 attivisti che avevano, a quanto riporta l'agenzia Mena, armi, bombe Molotov ed altri ordigni.
Autorità: "Fine e sit-in, ma nella legge". Le autorità egiziane intendono "mettere fine" al sit-in a oltranza organizzato dai Fratelli Musulmani nella parte nord-orientale del Cairo, ma ciò avverrà "secondo la legge": lo ha assicurato il ministro dell'Interno, Mohamed Ibrahim, in un'intervista rilasciata all'emittente satellitare 'al-Hayat'.