Esteri

"In gara pensionate e uomini"
Boicottaggio beffa a Miss Islanda

Femministe, parlamentari e donne comuni in campo contro il concorso. E nel boom di iscrizioni "per protesta" si candidano anche dei maschi. "Prima volevamo scendere in piazza, poi abbiamo capito: è lo humour l'arma migliore"

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LONDRA - Non c'è pace per le Miss in nessun angolo del pianeta. L'Italia le ha sfrattate dai palinsesti della Rai, con annesso benservito del presidente della Camera Laura Boldrini ("una scelta civile e moderna, le donne in tv sono nel 98% dei casi mute o svestite"), costringendole a riciclarsi sugli schermi Mediaset. E ora anche l'Islanda, dopo aver regalato ben tre reginette a Miss Mondo, alza le barricate contro il suo concorso di bellezza nazionale in programma il prossimo 14 settembre.

A dar fuoco alle polveri è stato con un clamoroso autogol Raf Rafnsson, il Mirigliani di Reykjavik. "Siamo un Paese moderno e aperto e non voglio che ci fossilizziamo sullo stereotipo della donna islandese alta 1,73, bionda e con gli occhi azzurri. Perciò abbiamo rivisto i regolamenti - ha spiegato convinto di dare un forte segnale di democrazia estetica - e la gara è aperta a tutti". Purtroppo per lui aveva sottovalutato quando moderna e aperta è davvero l'Islanda. Le sue compatriote - da anni sul piede di guerra contro una manifestazione "patriarcale" come la gara delle Miss - l'hanno preso in parola. E dal giorno dopo, come ha raccontato sorpreso persino l'austero Wall Street Journal, si è scatenata la tempesta.

"La mia prima idea è stata quella di scendere in piazza e protestare contro chi vuol giudicarci solo e sempre in base a canoni di questo tipo", ha raccontato Hildur Lilliendhl, una delle più note attiviste locali per i diritti della donna. "Poi ci ho ragionato su e mi sono convinta che lo humour a volte serve più delle manifestazioni. E visto che la gara era aperta a tutti, ho deciso di iscrivermi al concorso". La sua idea ha fatto proseliti. Le prime a seguire l'esempio sono state le più note femministe islandesi. E in scia è arrivata Sigribur Ingibjorg Ingadottir, parlamentare socialdemocratica, che ha annunciato in pompa magna su Facebook ai suoi elettori la partecipazione - ovviamente decoubertiniana - a Miss Islanda.

La protesta si è allargata a macchia d'olio e sul tavolo del povero Rafnsson si sono accumulate oggi la bellezza di 1.300 schede di adesione, tantissime per un Paese di 320 mila abitanti. In passerella, se saranno accolte tutte le richieste, potrebbero sfilare improbabili bellezze artiche come una pensionata di 80anni, una donna pastore della Chiesa locale e persino (si sa come vanno le cose nei paesi moderni e aperti) due o tre uomini che hanno provato, con successo, a iscriversi.

Cosa succederà ora? L'organizzazione, vista la mala parata, ha innestato una poderosa retromarcia. "È vero che non esistono limitazioni - ha fatto sapere - ma restano i paletti "generali" previsti da Miss Mondo, visto che la vincitrice dovrà poi partecipare alla kermesse globale". Ergo, le partecipanti devono avere tra i 18 e i 24 anni, non essere sposate e non aver figli, cosa che dà già una bella scremata alle improbabile candidate (i) della carica dei 1.300.

"Sono contestazioni fuori luogo - ha commentato amareggiata Iris Jonsdottir, reginetta di bellezza nazionale nel 2011 (per la cronaca nera di capelli e alta 1,67) - Io ho avuto la possibilità di girare il mondo e conoscere tante altre ragazze con cui sono ancora in contatto. Chi protesta non sa quante opportunità il concorso offre davvero a una donna!". Sarà. Il problema è che quest'anno - visto il parterre di concorrenti - la corona di Miss Islanda potrebbe finire sulla testa di un uomo.