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TUNISI - Amina Tyler, l'attivista Femen tunisina detenuta da maggio e divenuta icona della protesta laica contro l'integralismo islamico, è stata rimessa in libertà in attesa del processo. I suoi sostenitori hanno diffuso sul web una foto in cui uscendo dal carcere di Sousse fa il segno di vittoria. "Adesso è con la famiglia e spero che sia al sicuro", ha dichiarato il suo avvocato, Ghazi Mrabet.
La diciannovenne, militante del gruppo femminista Femen e blogger, nota tra l'altro per aver diffuso online sue foto a seno scoperto in segno di protesta contro la morale islamica, era stata arrestata il 19 maggio scorso a Kairouan, nel nord del Paese. Era accusata di detenzione di gas paralizzante e di "profanazione di tombe" per aver tracciato la parola "Femen" sul muro di un cimitero con l'intento di opporsi a una riunione annuale, non autorizzata dal governo, del gruppo salafita Ansar al-Shariah. E per questo secondo capo di imputazione dovrà essere processata.
Durante le udienze di questi mesi Amina ha sempre difeso con coraggio le sue idee. La sua storia ha fatto il giro del mondo e le sue battaglie per la libertà delle donne e l'emancipazione hanno mobilitato una rete di consensi e solidarietà dal momento del suo arresto.
Altre tre componenti del gruppo femminista, due francesi e una tedesca, erano finite alla sbarra per aver manifestato in topless a favore della compagna: condannate a quattro mesi di reclusione, erano state liberate e rimpatriate a forza.
TUNISI - Amina Tyler, l'attivista Femen tunisina detenuta da maggio e divenuta icona della protesta laica contro l'integralismo islamico, è stata rimessa in libertà in attesa del processo. I suoi sostenitori hanno diffuso sul web una foto in cui uscendo dal carcere di Sousse fa il segno di vittoria. "Adesso è con la famiglia e spero che sia al sicuro", ha dichiarato il suo avvocato, Ghazi Mrabet.
La diciannovenne, militante del gruppo femminista Femen e blogger, nota tra l'altro per aver diffuso online sue foto a seno scoperto in segno di protesta contro la morale islamica, era stata arrestata il 19 maggio scorso a Kairouan, nel nord del Paese. Era accusata di detenzione di gas paralizzante e di "profanazione di tombe" per aver tracciato la parola "Femen" sul muro di un cimitero con l'intento di opporsi a una riunione annuale, non autorizzata dal governo, del gruppo salafita Ansar al-Shariah. E per questo secondo capo di imputazione dovrà essere processata.
Durante le udienze di questi mesi Amina ha sempre difeso con coraggio le sue idee. La sua storia ha fatto il giro del mondo e le sue battaglie per la libertà delle donne e l'emancipazione hanno mobilitato una rete di consensi e solidarietà dal momento del suo arresto.
Altre tre componenti del gruppo femminista, due francesi e una tedesca, erano finite alla sbarra per aver manifestato in topless a favore della compagna: condannate a quattro mesi di reclusione, erano state liberate e rimpatriate a forza.