ROMA - Il padre gesuita Paolo dall'Oglio sarebbe morto, ucciso dai gruppi pro-Assad, secondo quanto riferisce il sito arabo Zaman Alwsl, ma la Farnesina - interpellata dall'ANSA - dichiara che "si tratta di un'indicazione che va presa con estrema cautela e che non trova al momento alcuna conferma" e così anche la Santa Sede. Questo viene ribadito dal presidente del Consiglio Enrico Letta durante una conferenza stampa a palazzo Chigi: "Siamo in trepidante attesa, non c'è nessuna notizia, stiamo cercando informazioni e contatti".
Tutto è partito da un post pubblicato su Facebook da Lama Al Atassi, Segretario generale del Fronte nazionale siriano: "Con il massimo rammarico comunico di avere notizie confermate da una fonte ben conosciuta che Padre Paolo è stato giustiziato. Dio benedica la sua anima"
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ll gesuita, scomparso da Raqqa, città nel nord della Siria, il 28 luglio, era andato a incontrare i miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, cellula locale di al-Qaeda, ma non ci sono mai state rivendicazioni ufficiali. In ambienti dell'intelligence, interpellati dall'Adnkronos, si sottolinea comunque la necessità di mantenere "grande prudenza", anche per non cadere nella trappola di possibili guerre di disinformazione tra insorgenti e regime.
Prima di partire per la Siria aveva concesso dall'Iraq una video intervista a Repubblica tv in cui raccontava del dramma siriano e sosteneva "Non tutti i cristiani sono con Assad".
Il 30 luglio l'attivista per i diritti umani Jad Bantha sosteneva su Twitter di averlo incontrato sano e salvo e che si stava recando a Raqqa per trattare la liberazione di due vescovi ortodossi rapiti da un gruppo di estremisti jihadisti vicini ad Al Qaeda.
Padre Paolo a giugno aveva anche lanciato una petizione su Change.org per chiedere a Papa Francesco, gesuita come lui, di attivarsi per aiutare il popolo siriano.
Dall'Oglio, 59 anni, entra nella Compagnia di Gesù nel 1975. Ordinato sacerdote del rito siriaco-cattolico nel 1984, decide di ricostruire le mura di un antico monastero di cui aveva scoperto i ruderi nel deserto a sud di Damasco. Nel 1992 vi fonda la comunità spirituale ecumenica al Khalil per promuovere il dialogo con l'Islam. L'estate scorsa, dopo aver trascorso quasi 30 anni in Siria, il regime di Damasco gli intima di lasciare il Paese, per le sue critiche alla repressione del presidente Bashar al Assad e per i suoi contatti con gli attivisti per la pace e i leader della ribellione di gui godeva di grande stima e rispetto.
Nella sua comunità, importante in Siria per promuovere il dialogo interreligioso, spesso pregavano insieme mistici cristiani e musulmani. Il monastero di Mar Musa, tuttavia, dall'inizio della guerra siriana aveva subito, da mandanti non identificati, rapine, attacchi armati e pressioni di diverso genere che erano poi sfociate nell'ufficiale espulsione di Abuna Paolo, così lo chiamano i fedeli arabi, dalla Siria.
Tutto è partito da un post pubblicato su Facebook da Lama Al Atassi, Segretario generale del Fronte nazionale siriano: "Con il massimo rammarico comunico di avere notizie confermate da una fonte ben conosciuta che Padre Paolo è stato giustiziato. Dio benedica la sua anima"
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ll gesuita, scomparso da Raqqa, città nel nord della Siria, il 28 luglio, era andato a incontrare i miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, cellula locale di al-Qaeda, ma non ci sono mai state rivendicazioni ufficiali. In ambienti dell'intelligence, interpellati dall'Adnkronos, si sottolinea comunque la necessità di mantenere "grande prudenza", anche per non cadere nella trappola di possibili guerre di disinformazione tra insorgenti e regime.
Prima di partire per la Siria aveva concesso dall'Iraq una video intervista a Repubblica tv in cui raccontava del dramma siriano e sosteneva "Non tutti i cristiani sono con Assad".
Il 30 luglio l'attivista per i diritti umani Jad Bantha sosteneva su Twitter di averlo incontrato sano e salvo e che si stava recando a Raqqa per trattare la liberazione di due vescovi ortodossi rapiti da un gruppo di estremisti jihadisti vicini ad Al Qaeda.
Padre Paolo a giugno aveva anche lanciato una petizione su Change.org per chiedere a Papa Francesco, gesuita come lui, di attivarsi per aiutare il popolo siriano.
Dall'Oglio, 59 anni, entra nella Compagnia di Gesù nel 1975. Ordinato sacerdote del rito siriaco-cattolico nel 1984, decide di ricostruire le mura di un antico monastero di cui aveva scoperto i ruderi nel deserto a sud di Damasco. Nel 1992 vi fonda la comunità spirituale ecumenica al Khalil per promuovere il dialogo con l'Islam. L'estate scorsa, dopo aver trascorso quasi 30 anni in Siria, il regime di Damasco gli intima di lasciare il Paese, per le sue critiche alla repressione del presidente Bashar al Assad e per i suoi contatti con gli attivisti per la pace e i leader della ribellione di gui godeva di grande stima e rispetto.
Nella sua comunità, importante in Siria per promuovere il dialogo interreligioso, spesso pregavano insieme mistici cristiani e musulmani. Il monastero di Mar Musa, tuttavia, dall'inizio della guerra siriana aveva subito, da mandanti non identificati, rapine, attacchi armati e pressioni di diverso genere che erano poi sfociate nell'ufficiale espulsione di Abuna Paolo, così lo chiamano i fedeli arabi, dalla Siria.