KANO (Nigeria) - Strage in moschea in Nigeria: durante la preghiera del mattino a Kondunga, nel nord-est del Paese, 44 fedeli sono stati uccisi a bruciapelo e 26 feriti da un gruppo di uomini armati che hanno sparato a raffica. Qualche ora prima, poco lontano, nel villaggio di Ngom, vicino a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, in un attacco analogo altre 12 persone sono state trucidate nelle loro case.
La responsabilità del raid alla moschea non è stata rivendicata, ma le autorità sospettano dei militanti islamici della setta Boko Haram. Un portavoce governativo trinceratosi dietro l'anonimato ha lasciato intendere che potrebbe trattarsi di un'azione punitiva per i gruppi di vigilanza creati dai cittadini per aiutare l'esercito a combattere gli estremisti che vogliono rovesciare il governo di Abuja e creare uno stato islamico del nord della Nigeria. Dal maggio scorso, il presidente Goodluck Jonathan ha proclamato lo stato d'emergenza in tre stati del nord-est (Yobe, Borno e Adamawavige) e le forze armate hanno avviato una caccia senza tregua agli uomini di Boko Haram.
Secondo testimoni oculari, i killer della moschea indossavano divise militari che potrebbero essere state rubate durante un assalto a una base dell'esercito. Un escamotage al quale gli estremisti hanno fatto ricorso più volte in passato. Obiettivo dell'offensiva delle truppe regolari, spiegano i vertici militari nigeriani, sono "tutte le basi di Boko Haram".
La setta jihadista, il cui nome nella locale lingua Hausa vuol dire "cultura occidentale è peccato", è nata nel 2001 con lo scopo di cacciare i cristiani dal nord della Nigeria, dove i musulmani sono la maggioranza, e di instaurarvi un regime fondato sulla rigida applicazione della sharia. Dal 2009 i miliziani che vantano legami con al Qaeda hanno ucciso migliaia di persone.
In un video ottenuto ieri dalla France Presse il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau - oltre a smentire di essere stato ucciso durante l'offensiva militare lanciata dal governo di Abuja - ha rivendicato i recenti sanguinosi attacchi contro le forze di sicurezza nel nord-est nigeriano.
La responsabilità del raid alla moschea non è stata rivendicata, ma le autorità sospettano dei militanti islamici della setta Boko Haram. Un portavoce governativo trinceratosi dietro l'anonimato ha lasciato intendere che potrebbe trattarsi di un'azione punitiva per i gruppi di vigilanza creati dai cittadini per aiutare l'esercito a combattere gli estremisti che vogliono rovesciare il governo di Abuja e creare uno stato islamico del nord della Nigeria. Dal maggio scorso, il presidente Goodluck Jonathan ha proclamato lo stato d'emergenza in tre stati del nord-est (Yobe, Borno e Adamawavige) e le forze armate hanno avviato una caccia senza tregua agli uomini di Boko Haram.
Secondo testimoni oculari, i killer della moschea indossavano divise militari che potrebbero essere state rubate durante un assalto a una base dell'esercito. Un escamotage al quale gli estremisti hanno fatto ricorso più volte in passato. Obiettivo dell'offensiva delle truppe regolari, spiegano i vertici militari nigeriani, sono "tutte le basi di Boko Haram".
La setta jihadista, il cui nome nella locale lingua Hausa vuol dire "cultura occidentale è peccato", è nata nel 2001 con lo scopo di cacciare i cristiani dal nord della Nigeria, dove i musulmani sono la maggioranza, e di instaurarvi un regime fondato sulla rigida applicazione della sharia. Dal 2009 i miliziani che vantano legami con al Qaeda hanno ucciso migliaia di persone.
In un video ottenuto ieri dalla France Presse il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau - oltre a smentire di essere stato ucciso durante l'offensiva militare lanciata dal governo di Abuja - ha rivendicato i recenti sanguinosi attacchi contro le forze di sicurezza nel nord-est nigeriano.