Esteri

Il Papa: "Il potere teme chi dialoga con Dio"
Bertone manda a nome suo messaggio a Cl

Le parole del Pontefice per i partecipanti al meeting di Rimini: "Andiamo incontro a tutti, senza aspettare che siano gli altri a cercarci"

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ROMA -
"Il potere teme gli uomini che sono in dialogo con Dio poiché ciò rende liberi e non assimilabili".
Lo scrive Papa Francesco nel messaggio che verrà letto al Meeting di Rimini. Le considerazioni del Pontefice sono riportate dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, che scrive a suo nome: "Ecco allora l'emergenza-uomo che il Meeting per l'Amicizia tra i Popoli pone quest'anno al centro della sua riflessione: l'urgenza di restituire l'uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all'unicità e preziosità di ogni esistenza umana dal concepimento fino al termine naturale. Occorre tornare a considerare la sacralità dell'uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio, cioè nella scoperta e nell'adesione alla propria vocazione, che l'uomo può raggiungere la sua vera statura".

"La Chiesa, alla quale Cristo ha affidato la sua Parola e i suoi Sacramenti, custodisce la più grande speranza, la più autentica possibilità di realizzazione per l'uomo, a qualunque latitudine e in qualunque tempo", prosegue il messaggio. "Che grande responsabilità abbiamo! Non tratteniamo per noi questo tesoro prezioso di cui tutti, consapevolmente o meno, sono alla ricerca. Andiamo con coraggio incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, ai bambini e agli anziani, ai "dotti" e alla gente senza alcuna istruzione, ai giovani e alle famiglie. Andiamo incontro a tutti, senza aspettare che siano gli altri a cercarci!".

"Imitiamo in questo - si legge ancora - il nostro divino Maestro, che ha lasciato il suo cielo per farsi uomo ed essere vicino ad ognuno. Non solo nelle chiese e nelle parrocchie, dunque, ma in ogni ambiente portiamo il profumo dell'amore di Cristo. Nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle carceri; ma anche nelle piazze, sulle strade, nei centri sportivi e nei locali dove la gente si ritrova. Non siamo avari nel donare ciò che noi stessi abbiamo ricevuto senza alcun merito! Non dobbiamo avere paura di annunciare Cristo nelle occasioni opportune come in quelle inopportune, con rispetto e con franchezza".

"E' questo il compito della Chiesa, è questo il compito di ogni cristiano: servire l'uomo andando a cercarlo fin nei meandri sociali e spirituali più nascosti. La condizione di credibilità della Chiesa in questa sua missione di madre e maestra è, però, la sua fedeltà a Cristo. L'apertura verso il mondo - prosegue il messaggio - è accompagnata, e in un certo senso resa possibile, dall'obbedienza alla verità di cui la Chiesa stessa non può disporre".

'''Emergenza uomo", allora, significa l'emergenza di tornare a Cristo, di imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione. E la povertà non è solo quella materiale. Esiste una povertà spirituale che attanaglia l'uomo contemporaneo. Siamo poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio, come sapientemente il servo di Dio Mons. Luigi Giussani ha sempre sottolineato. La povertà più grande infatti - conclude il messaggio - è la mancanza di Cristo, e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro sempre troppo poco".