Wikileaks, Manning: "Sono donna,
voglio che mi chiamiate Chelsea"
Il soldato condannato a 35 anni per aver passato oltre 700mila file riservati al sito di Assange in una dichiarazione alla Nbc: "Voglio iniziare al più presto la terapia ormonale". L'esercito si oppone. Il legale: "Ci aspettiamo la grazia da Obama"
FORT MEADE (Maryland) - Bradley Manning, il militare condannato a 35 anni di carcere per aver passato oltre 700mila documenti segreti a Wikileaks, dice di essere una donna e di voler vivere come tale, con il nome di Chelsea. L'ha scritto in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. "Sono Chelsea Manning. Sono una donna. Considerando come mi sento, e come mi sono sentita sin dall'infanzia, voglio iniziare al più presto la terapia ormonale. Spero che mi appoggerete in questo passaggio. Chiedo che a partire da oggi mi chiamiate con il mio nome femminile, Chelsea", ha scritto il soldato venticinquenne.
Propositi che sembrano destinati a scontrarsi con l'opposizione dell'esercito. Le forze armate americane - ha fatto sapere un portavoce - non offrono terapie ormonali né operazione per cambio di sesso in seguito a disturbi dell'identità di genere.
Durante il processo, la difesa del 25enne ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche subi…
Propositi che sembrano destinati a scontrarsi con l'opposizione dell'esercito. Le forze armate americane - ha fatto sapere un portavoce - non offrono terapie ormonali né operazione per cambio di sesso in seguito a disturbi dell'identità di genere.
Durante il processo, la difesa del 25enne ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche subi…
FORT MEADE (Maryland) - Bradley Manning, il militare condannato a 35 anni di carcere per aver passato oltre 700mila documenti segreti a Wikileaks, dice di essere una donna e di voler vivere come tale, con il nome di Chelsea. L'ha scritto in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. "Sono Chelsea Manning. Sono una donna. Considerando come mi sento, e come mi sono sentita sin dall'infanzia, voglio iniziare al più presto la terapia ormonale. Spero che mi appoggerete in questo passaggio. Chiedo che a partire da oggi mi chiamiate con il mio nome femminile, Chelsea", ha scritto il soldato venticinquenne.
Propositi che sembrano destinati a scontrarsi con l'opposizione dell'esercito. Le forze armate americane - ha fatto sapere un portavoce - non offrono terapie ormonali né operazione per cambio di sesso in seguito a disturbi dell'identità di genere.
Durante il processo, la difesa del 25enne ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche subite dal militare, durante l'era del "don't ask, don't tell": la politica, in base alla quale, nelle forze armate Usa non si chiedeva e non si diceva nulla riguardo agli orientamenti sessuali dei militari.
Richiesta di grazia. Il suo avvocato, David Coombs, ha fatto sapere che Manning, detenuto a Fort Leavenworth in Kansas, si aspetta la grazia da Barack Obama. A tale scopo ha indirizzato anche una lettera al presidente americano. Ho violato la legge "per amore del mio Paese e senso di dovere verso gli altri e se respingerà la mia richiesta di grazia, servirò la mia pena sapendo che a volte bisogna pagare un alto prezzo per vivere in una società libera".
Nel lungo scritto per sollecitare un gesto di clemenza dalla Casa Bianca, Manning spiega il suo percorso personale, sottolineando di aver "inizialmente aderito ai metodi" utilizzati contro un nemico che non sceglieva i tradizionali campi di battaglia e di essersi "arruolato volontario per aiutare a difendere il mio Paese". Ma la missione in Iraq (dove lavorava come analista nel 2010) ha cambiato il suo modo di vedere: "Leggendo rapporti segreti militari - ha evidenziato il militare - ho cominciato a pormi domande sulla moralità di quello che stavamo facendo".
Manning ha già trascorso in prigione tre anni e mezzo per aver diffuso centinaia di migliaia di documenti diplomatici e militari, tra cui relazioni dai campi di battaglia di Iraq e Afghanistan, cabli diplomatici del dipartimento di Stato e anche un video. E' risultato colpevole di 20 capi di imputazione, anche se la Corte Marziale ha escluso il reato più grave, connivenza con il nemico, punibile con l'ergastolo.
La sentenza, che comprende anche il congedo con disonore dall'esercito, è stata comunque inferiore ai 60 anni richiesti dalla procura militare. "Una significativa vittoria strategica", è stato il primo commento di Wikileaks, che ha evidenziato come il militare potrebbe essere rilasciato sulla parola dopo un terzo della pena: circa 9 anni, secondo alcuni calcoli. Duro, invece, il commento di Mosca che ha parlato di "pena ingiustificatamente dura".
Propositi che sembrano destinati a scontrarsi con l'opposizione dell'esercito. Le forze armate americane - ha fatto sapere un portavoce - non offrono terapie ormonali né operazione per cambio di sesso in seguito a disturbi dell'identità di genere.
Durante il processo, la difesa del 25enne ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche subite dal militare, durante l'era del "don't ask, don't tell": la politica, in base alla quale, nelle forze armate Usa non si chiedeva e non si diceva nulla riguardo agli orientamenti sessuali dei militari.
Richiesta di grazia. Il suo avvocato, David Coombs, ha fatto sapere che Manning, detenuto a Fort Leavenworth in Kansas, si aspetta la grazia da Barack Obama. A tale scopo ha indirizzato anche una lettera al presidente americano. Ho violato la legge "per amore del mio Paese e senso di dovere verso gli altri e se respingerà la mia richiesta di grazia, servirò la mia pena sapendo che a volte bisogna pagare un alto prezzo per vivere in una società libera".
Nel lungo scritto per sollecitare un gesto di clemenza dalla Casa Bianca, Manning spiega il suo percorso personale, sottolineando di aver "inizialmente aderito ai metodi" utilizzati contro un nemico che non sceglieva i tradizionali campi di battaglia e di essersi "arruolato volontario per aiutare a difendere il mio Paese". Ma la missione in Iraq (dove lavorava come analista nel 2010) ha cambiato il suo modo di vedere: "Leggendo rapporti segreti militari - ha evidenziato il militare - ho cominciato a pormi domande sulla moralità di quello che stavamo facendo".
Manning ha già trascorso in prigione tre anni e mezzo per aver diffuso centinaia di migliaia di documenti diplomatici e militari, tra cui relazioni dai campi di battaglia di Iraq e Afghanistan, cabli diplomatici del dipartimento di Stato e anche un video. E' risultato colpevole di 20 capi di imputazione, anche se la Corte Marziale ha escluso il reato più grave, connivenza con il nemico, punibile con l'ergastolo.
La sentenza, che comprende anche il congedo con disonore dall'esercito, è stata comunque inferiore ai 60 anni richiesti dalla procura militare. "Una significativa vittoria strategica", è stato il primo commento di Wikileaks, che ha evidenziato come il militare potrebbe essere rilasciato sulla parola dopo un terzo della pena: circa 9 anni, secondo alcuni calcoli. Duro, invece, il commento di Mosca che ha parlato di "pena ingiustificatamente dura".