Esteri

Siria, Usa: se il presidente Obama decide,
pronti a intervento. L'Europa è divisa

Il segretario alla Difesa: il Pentagono è pronto. Obama ha ricevuto dai consiglieri per la sicurezza un rapporto con diverse opzioni. "Serie conseguenze, se confermato uso del gas", ha detto in un colloquio con il premier inglese Cameron. Francia favorevole a un'azione "forte", la Germania dice no: "Serve soluzione politica". La tv di Stato di Damasco parla di agenti chimici nei tunnel dei ribelli. Msf conferma: 355 morti con sintomi da intossicazione gas

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WASHINGTON - Il Pentagono è preparato ad attuare tutte le opzioni militari, nel caso in cui il presidente scegliesse di esercitare una di queste, ha detto in serata il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel. Obama  ha fatto sapere che nel rapporto ricevuto dai consiglieri per la sicurezza sono previste diverse possibilità. A partire dal precedente del Kosovo, ma non solo. L'unica cosa che sembra esclusa è un intervento dell'esercito via terra.

Arriva intanto una conferma indiretta della accuse mosse al regime di Bashar al-Assad: il dottor Bart Janssens, direttore delle operazioni di Medici senza frontiere, riferisce che in tre ospedali sostenuti da Msf a Damasco mercoledì mattina in tre ore 3.600 pazienti sono stati curati per sintomi di esposizioni a neurotossine, come quelle attive nei gas nervini come il sarin e che 355 di quei pazienti sono deceduti.

Il ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem, secondo la tv iraniana Press Tv, ha detto che la Siria consentirà ad un team delle Nazioni Unite l'accesso al sito del recente presunto attacco chimico nel Paese. L'Iran, che accusa i ribelli di aver utilizzato le armi chimiche e mette in guardia contro "qualsiasi intervento militare", e la Francia che afferma, al contrario, che "non potrà non esserci una reazione forte".

Secondo la tv di Stato siriana alcuni soldati sarebbero entrati in tunnel dei ribelli nella periferia di Damasco, dove erano nascosti agenti chimici. Tra i soldati ci sarebbero state vittime per soffocamento. Come prova rappresentanti del regime siriano hanno condotto troupe di giornalisti stranieri sul luogo dell'odierno "attacco chimico" compiuto "da terroristi" nel quartiere di Jawbar.

Ma la Casa Bianca aspetta. Nulla è deciso e Obama vorrebbe un via libera dell'Onu. Intanto ha incontrato i consiglieri anziani della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L'amministrazione continua a sottolineare che "tutte le opzioni sono in campo" e che l'intelligence sta valutando fatti e prove. Un'accelerazione decisa nelle ultime ore, dopo la denuncia da parte dei ribelli di massacri perpetrati dalle forze di Assad con i gas tossici. Dopo un colloquio telefonico con il premier britannico Cameron, Obama ha detto che Londra condivide le "gravi preoccupazioni" degli americani sulla comparsa delle armi chimiche nel conflitto. Se l'uso sarà confermato, ci saranno "serie conseguenze". Il presidente ha parlato anche con il premier canadese.

Intanto a Damasco è arrivata Angela Kane, l'inviata dell'Onu, per incontrare i vertici del regime e discutere con loro i termini dell'inchiesta sull'utilizzo di gas.

La posizione russa.
In un'intervista alla Cnn il presidente americano aveva avvertito che un intervento potrà avvenire solo se ci sarà un mandato delle Nazioni Unite. Ma all'Onu finora la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha sempre sostenuto il regime di Assad. Secondo il New York Times, l'amministrazione Obama è "profondamente divisa" al suo interno riguardo a eventuali azioni militari contro Assad.

Ieri il governo russo ha invitato il presidente siriano ad autorizzare gli inquirenti delle Nazioni Unite a raggiungere le zone a est di Damasco dove si sarebbe verificato l'attacco con agenti chimici. Fonti diplomatiche americane, e di altri Paesi occidentali, hanno chiarito che l'iniziativa di Mosca non riflette alcun cambiamento nel suo sostegno ad Assad o la sua contrarietà a provvedimenti punitivi del Consiglio di sicurezza Onu.

Obama studia precedente Kosovo. E' un precedente "ovvio perché in Kosovo, come in Siria, civili sono stati uccisi e la Russia aveva legami di lunga durata con le autorità di governo accusate degli abusi. Nel 1999 il presidente Bill Clinton aveva usato l'appoggio della Nato e il fondamento logico di tutelare una popolazione vulnerabile per giustificare 78 giorni di incursioni aeree". Secondo quanto riferito da rappresentanti dell'amministrazione, il Kosovo è stato uno dei temi discussi durante gli incontri alla Casa Bianca sulla Siria. Le autorità stanno valutando se un attacco militare possa avere conseguenze involontarie, destabilizzare i Paesi, ad esempio il Libano, o determinare forti flussi di rifugiati in Giordania, Turchia ed Egitto. "E' un passo troppo lungo sostenere che stiamo predisponendo le giustificazioni legali per un intervento, dal momento che il presidente non ha preso una decisione", ha spiegato un alto funzionario dell'amministrazione americana, a condizione dell'anonimato, al New York Times, "ma il Kosovo, certo, è un precedente che in qualche modo è forse simile".

La Marina Usa. Tra le opzioni sul tavolo degli analisti della Casa Bianca c'è un'azione condotta soltanto con aerei e/o missili, mentre è escluso un intervento via terra. La Marina americana ha annunciato che rafforzerà la Sesta flotta e la propria presenza nel Mediterraneo. In arrivo la nave da guerra USS Mahan che porterà a quattro le navi in grado di lanciare missili contro la Siria.

Hagel ha rimarcato che gli Stati Uniti stanno muovendo le forze navali per essere pronti a qualsiasi decisione di Obama. "Il Dipartimento della Difesa ha la responsabilità di fornire al presidente la possibilità di scegliere qualsiasi alternativa" ha detto ai giornalisti in viaggio con lui verso la Malesia.

La condanna dell'Iran.
Anche il presidente iraniano, Hassan Rowhani, ha condannato l'uso di armi chimiche in Siria. "La situazione prevalente in Siria e la morte di un certo numero di persone innocenti causata da armi chimiche sono molto inquietanti", ha dichiarato Rowhani. La Repubblica islamica, ha ricordato, fu vittima di attacchi con gas mostarda e nervini durante la guerra con l'Iraq negli anni '80 e condanna totalmente e vigorosamente l'uso di armi chimiche". Rowhani non ha fatto riferimento a eventuali responsabilità regime di Assad, di cui Teheran è alleato.

Francia: "Intervento forte necessario". La Francia ha accusato esplicitamente il regime siriano di aver utilizzato armi chimiche nell'attacco di mercoledì in cui, secondo i ribelli, il gas nervino ha fatto 1.300 morti. "Tutte le nostre informazioni convergono su un punto: c'è stato un attacco chimico nell'area di Damasco e il regime di Bashar al-Assad ne è responsabile", ha detto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, durante una visita in Cisgiordania. Per poi aggiungere: "Non potrà non esserci una reazione forte". E se il regime "non ha nulla da nascondere, non ostacoli i controlli Onu".

Il no di Berlino
- Contraria ad azioni militari la Germania: "Non seguiamo la strada di una soluzione militare - ha detto a Berlino il portavoce del governo, Steffen Seibert - . Non crediamo che sia possibile risolvere (il conflitto) dall'esterno, crediamo invece che debba essere trovata una soluzione politica". Poco prima la stessa Angela Merkel  aveva salutato l'appoggio della Russia all'ipotesi della commissione indipendente per accertare l'eventuale impiego di armi chimiche in Siria. La cancelliera aveva anche sollecitato che venga garantito rapido accesso agli ispettori Onu nei luoghi teatro di un possibile uso di queste armi.

Bombe su Damasco.
Proseguono incessanti i bombardamenti aerei e d'artiglieria da parte delle forze fedeli ad Assad contro quartieri e sobborghi di Damasco. Lo riferiscono testimoni e abitanti della capitale: nella notte sono ripresi intensi gli attacchi sulle zone di Qabun e Jawbar, martoriate roccaforti dei ribelli nella parte nord della città, e su Tishrin, Assali e Yarmuk, nella parte meridionale. A sud di Damasco è stata bombardata Muaddamiya, cittadina controllata dagli insorti, colpita nei giorni scorsi nel presunto attacco chimico denunciato da attivisti. Nella notte e anche stamani i raid aerei delle forze lealiste sono tornati a colpire anche altri sobborghi in rivolta, come Duma, Babila, Beit Sahm, Zabadani e Tall.