Esteri

Parla uno dei rapiti a Bangkok:
"Ce la siamo vista davvero brutta"

Danilo De Vito racconta le 24 ore passate in un albergo, insieme all'amico Antonio De Muro, in ostaggio di poliziotti thailandesi che pretendevano il pagamento di un riscatto. "Dobbiamo tutto ai carabinieri di Lucca che hanno allertato l'ambasciata"

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FIRENZE - Ventiquattro ore nelle mani di una banda di poliziotti thailandesi. "Ce la siamo vista davvero brutta", racconta Danilo De Vito, 51 anni, architetto, che con l'amico e compagno di viaggio, Antonio De Muro, 62 anni, ingegnere, è stato rapito in Thailandia e rilasciato non appena la banda s'è resa conto che dall'Italia era stato dato l'allarme e che per loro si stava mettendo male.

"Dobbiamo tutto ai carabinieri di Lucca e al colonnello Fedele - racconta De Vito - che hanno allertato l'ambasciata in tempi rapidissimi permettendoci di tornare liberi. Appena un quarto d'ora dopo che ho chiamato mio fratello, siamo stati contattati dall'ambasciata e un'ora e mezzo dopo ci siamo ritrovati liberi. I poliziotti che ci avevano rapiti sono fuggiti ma noi siamo riusciti ad acciuffarne uno, il capo, e a farci ridare un po' dei soldi, circa 1.500 euro, che avevamo con noi per il viaggio e che ci avevano rubato".

L'odissea dei due turisti italiani a Bangkok è cominciata poche ore dopo il loro arrivo nella capitale, il 19 agosto. "In una zona centrale della città - racconta De Vito - ho provato a fare due prelievi con il bancomat senza riuscirci. All'improvviso ci sono saltati addosso in tre, ci hanno detto di essere poliziotti in borghese e ci hanno mostrato il distintivo della polizia thailandese accusandoci di usare una carta di credito falsa. Ci hanno anche portato in un posto di polizia lì vicino, poi ci hanno trasferito in un albergo dicendoci che per l'uso di carte di credito false in Thailandia si rischia 20-30 anni di prigione. La mia paura era che oltre alle carte di credito false nelle valigie ci mettessero anche dell'altro. E' quindi cominciata una trattativa: dagli iniziali 2 milioni di baht, circa 50.000 euro, sono scesi a 1 milione, circa 25.000 euro".

"Ci hanno anche accompagnato in banca - ricorda De Vito - ma non era possibile trasferire soldi dalla banca italiana senza avere un conto in un istituto locale". Attraverso un money transfer, spiega ancora l'architetto romano, dall'Italia sono stati trasferiti circa 10.000 euro, poi bloccati. Ma è stata la pressione dell'ambasciata e l'assistenza dei carabinieri dall'Italia a sbloccare la situazione. La banda - cinque o sei persone, dice De Vito, che si davano il cambio - s'è resa conto che il piano era fallito e ha cercato di dileguarsi. "I poliziotti thailandesi, quelli buoni - conclude l'architetto - li abbiamo trovati nel nostro albergo al nostro arrivo. Sono stati gentilissimi e ci tengono sotto scorta 24 ore su 24".

De Vito e De Mauro - che hanno mogli e figli in Italia - avrebbero voluto tornare subito a casa ma dovranno attendere almeno l'avvio del processo, la prossima settimana.