Esteri

Egitto, sotto inchiesta leader anti-Mubarak.
Governo: "Chiudere al Jazeera, non la guardate"

Offensiva contro i dirigenti della protesta e contro l'emittente televisiva del Qatar. Rinviato al 29 ottobre il rpocesso ai capi della Fratellanza musulmana. Nonostante la tensione sia sempre altissima posticipata di due ore l'entrata in vigore del coprifuoco

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IL CAIRO - Le proteste di piazza represse con la forza, violenti scontri che hanno fatto centinaia di vittime, i leader del movimento che cacciò Hosni Mubarak e quelli anti-Morsi sotto inchiesta, 1.800 attivisti della Fratellanza musulmana finiti in prigione nell'ultima settimana. Delle speranze di libertà e democrazia nate due anni fa con la primavera egiziana sembra rimanere ben poco. Anche al Jazeera rischia di fare le spese della stretta imposta dal governo ad interim insediato dopo la deposizione di Mohamed Morsi con l'appoggio dei militari: il ministro dell'Informazione sostiene che il canale egiziano dell'emittente del Qatar "opera senza alcun permesso, la sua presenza è illegale ed è una minaccia diretta alla sicurezza del Paese e la sua chiusura è una richiesta popolare". "Comunque - aggiunge - gli egiziani non la guardino". Ma nonostante la repressione i sostenitori di Morsi non mollano, e annunciano un'altra settimana di mobilitazione che culminerà il 30 agosto con l'ennesimo "venerdì dei martiri".

In questa situazione vanno alla sbarra tre anni di storia d'Egitto, dalla destituzione di Mubarak a oggi. In un'aula del tribunale di New Cairo, il mega-insediamento urbano alla periferia della capitale, è iniziato il nuovo processo per complicità nell'uccisione di circa 900 dimostranti nella "prima rivoluzione" del gennaio 2011 a carico dell'ex raìs scarcerato giovedì, dei due figli Alaa e Gamal, dell'allora ministro dell'Interno Habib el Adli. L'ex presidente è stato trasferito in elicottero dall'ospedale militare di Maadi al palazzo di giustizia. Il procedimento è stato aggiornato al 14 settembre.

Poco lontano si è svolta una brevissima udienza del dibattimento in cui sono imputati Mohamed Badie, la guida dei Fratelli musulmani, e altri dirigenti della Confraternita come Khairat el Shater e Rashad el Bayumi: l'accusa è incitamento alla violenza e alla sovversione contro i manifestanti che puntavano alla destituzione di Morsi per gli scontri del 30 giugno. Il processo è stato rinviato al 29 ottobre perché gli imputati non erano in aula per motivi di sicurezza.

C'è poi l'inchiesta aperta dalla procura generale nei confronti dei leader anti-Mubarak, tra i quali Israa Abdel Fatah, in lizza nel 2011 per il Nobel per la pace, per le manifestazioni contro la scarcerazione dell'ex raìs.

Nonostante la tensione rimanga altissima, il governo ha deciso di posticipare l'inizio del coprifuoco di due ore, a partire dalle 21 locali e non più dalle 19. Fa eccezione la giornata di venerdì, la più rischiosa per l'ordine pubblico con la gente riunita nelle moschee, quando il provvedimento scatterà di nuovo alle 19.

Mubarak "sta bene e il suo morale è alto", ha reso noto la stampa governativa. L'ex rais, scarcerato giovedì e ricoverato nell'ospedale militare di Maadi al Cairo, nel suo primo giorno in ospedale "è stato sottoposto a un checkup completo, poi ha seguito gli avvenimenti in tv ed è andato a dormire". La moglie Suzanne "potrà stare lui".

Poche le notizie che arrivano dal carcere di massima sicurezza di Tora al Cairo, dove sono detenuti i dirigenti dei Fratelli musulmani. Secondo la stampa egiziana, Badie si sarebbe rifiutato di rispondere ai primi interrogatori, mantenendo una linea di fermezza e rifiuto del dialogo con "autorità illegittime". Altri leader sarebbero invece in trattativa, pare di capire più con il governo provvisorio che con i militari, per trovare una possibile strada di negoziato.

E squillano a vuoto i telefoni dei leader della Primavera araba egiziana, i fondatori del movimento "6 aprile". Nessuno, da Ahmed Maher ad Asmaa Mahfouz, commenta l'inchiesta aperta nei confronti della stessa Asmaa e di Israa Abdel Fatah, accusate di spionaggio e di aver ricevuto oltre 140 milioni di euro illecitamente da "Paesi stranieri". Ieri invece è partita un'inchiesta contro i fondatori di Tamarod - il movimento anti-Morsi che comprende anche il "6 aprile" - per aver indetto manifestazioni contro la liberazione di Mubarak.

Israa Fatah e Asmaa Mahfuz sono due icone della Primavera araba, finite in carcere già nel 2008: Israa, che in passato ha collaborato con al Jazeera-Misr, è anche conosciuta come "Facebook girl" per il suo attivismo sui social network, mentre Asmaa è celebre per un video-blog che ha contribuito all'inizio della rivolta contro Mubarak. Nel 2011 è stata insignita del premio Sakharov, assegnato dal Parlamento europeo a che si batte per la difesa dei diritti umani.