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La legge della giungla
che il Palazzo di Vetro non sa più fronteggiare

di TAHAR BEN JELLOUN
3 minuti di lettura
NO, l'indignazione non basta, e non serve a niente. Non bastano le parole, e neppure la nausea, a far dimenticare il massacro commesso mercoledì 21 agosto dalle truppe di Bashar al Assad. Immagini insostenibili: corpi di bambini, monconi di esseri umani, resti di organi coperti da teli bianchi. Centinaia di bimbi, che evidentemente erano tutti pericolosi terroristi, salafiti armati, agenti stranieri inviati per destabilizzare il regime di Bashar al Assad. Lo si vede dai loro volti, devastati dall'azione tossica della sostanza usata contro di loro.

Ciò che sta accadendo in Siria da oltre due anni dimostra che le Nazioni Unite sono un "aggeggio" inservibile. Incapaci anche di alzare i toni. E non in grado di fermare un criminale dal cuore di bronzo che non si spezzerà mai. Allora, i popoli del mondo devono sapere che se domani un dittatore decide di commettere un genocidio, non saranno le Nazioni Unite, e neppure i Premi Nobel per la pace ad accorrere in lo…
NO, l'indignazione non basta, e non serve a niente. Non bastano le parole, e neppure la nausea, a far dimenticare il massacro commesso mercoledì 21 agosto dalle truppe di Bashar al Assad. Immagini insostenibili: corpi di bambini, monconi di esseri umani, resti di organi coperti da teli bianchi. Centinaia di bimbi, che evidentemente erano tutti pericolosi terroristi, salafiti armati, agenti stranieri inviati per destabilizzare il regime di Bashar al Assad. Lo si vede dai loro volti, devastati dall'azione tossica della sostanza usata contro di loro.

Ciò che sta accadendo in Siria da oltre due anni dimostra che le Nazioni Unite sono un "aggeggio" inservibile. Incapaci anche di alzare i toni. E non in grado di fermare un criminale dal cuore di bronzo che non si spezzerà mai. Allora, i popoli del mondo devono sapere che se domani un dittatore decide di commettere un genocidio, non saranno le Nazioni Unite, e neppure i Premi Nobel per la pace ad accorrere in loro aiuto. Creperanno, secondo la legge della giungla.

Già da tempo si sarebbe dovuto spiccare un mandato d'arresto internazionale contro quell'assassino, figlio di un assassino. (Hafez non ha forse gasato più di 20.000 persone in una sola notte a Hama, il 4 febbraio 1982 -  come già Saddam Hussein, che aveva gasato gli abitanti di Halabja il 16 marzo 1988?) Forte del sostegno di regimi vomitevoli come quelli della Russia, della Cina e dell'Iran, Bashar al Assad crede che tutto gli sia permesso.

La tesi dell'islamizzazione della rivolta terrorizza e blocca gli occidentali. Gli esperti (di un bel nulla) ci dicono: meglio una dittatura che garantisca l'unità del Paese di una repubblica islamica, che ucciderebbe tutti i cristiani. Al momento, questa tesi fa il gioco di Bashar al Assad e della sua tribù. I siriani che sono scesi in piazza all'inizio non erano armati; non esibivano bandiere nere, né slogan religiosi. Assad ha dato l'ordine di abbatterli a colpi di mitraglia. Suo padre gli aveva insegnato a non tollerare mai nessun tipo di contestazione. E lui, da figliolo obbediente, oltre che apprendista criminale, ha fatto di meglio: è riuscito ad assicurarsi il sostegno incrollabile di amici veri e fidati. Il veto russo è un'arma assoluta; alcuni dignitari cristiani si sarebbero recati a Mosca per far pressione su Putin affinché non facesse mancare il suo appoggio a Bashar al Assad. Le armi fornite dall'Iran sono decisive. Ed è stato sempre l'Iran a chiedere ai capi degli Hezbollah libanesi di dare una mano al dittatore siriano.

Il quotidiano Libération (26 agosto) riporta quanto ha detto Mehdi Taeb, uno dei consiglieri della guida suprema Ali Khamenei: "La Siria è la trentacinquesima provincia, e una provincia strategica per noi: se il nemico dovesse attaccarci e cercare di prendere al tempo stesso il controllo della Siria e del Khuzestan, la priorità sarebbe quella di mantenere la Siria. Se perdessimo la Siria non saremmo in grado di tenere Teheran". Forte di questi appoggi, ben più affidabili e robusti di quelli dei ribelli, il regime di Assad ha potuto permettersi qualsiasi cosa: persino di gasare nel sonno una popolazione civile.

Più di due anni fa Bashar al Assad aveva avvertito il mondo: se intervenite in Siria farò della regione un inferno. "Lancerò una sfera di fuoco che incendierà il Medio Oriente", ha dichiarato. Ne è capace, dato il suo cinismo e la sua ferocia, derivanti dalla barbarie che gli è stata inculcata fin dall'infanzia. Per mantenersi al potere non arretrerà davanti a nulla. È questo che gli occidentali dovrebbero comprendere. Quello che abbiamo davanti non è un capo di Stato moderno, cioè civilizzato, ma un capo-tribù per il quale il diritto è la forza, e l'assassinio l'unica risposta; e per di più confortato nella sua pratica criminale da Stati che fanno vergogna all'umanità.

Mentre americani ed europei si chiedono se intervenire o meno, Bashar al Assad non perde tempo con problemi etici. Uccide, con qualunque mezzo. E in questa tragedia purtroppo è lui ad averla vinta. Ci troviamo di fronte a un mostro che ha ripudiato la legge, il diritto e la civiltà. È il padrone della giungla. E non c'è da piangere quando il re della giungla fa un massacro. È il suo ruolo, il suo mestiere, la sua ragion d'essere. Intanto gli Stati arabi stanno con le mani in mano e guardano da un'altra parte. L'Arabia Saudita aiuta fiaccamente i ribelli, mentre il Qatar conduce una politica oscura. Gli altri sono occupati a fare della primavera una stagione più clemente.

Di fatto, è l'intero mondo arabo a trovarsi al centro di una tempesta in cui potenze come la Cina, la Russia, l'Iran e l'America si affrontano in una guerra non dichiarata, le cui vittime sono sempre le stesse: le popolazioni anonime e indifese: dilaniate, o semplicemente asfissiate nel sonno.
(Traduzione di Elisabetta Horvat)