Esteri

Siria, Banks: "Il Congresso boccerà Obama"

Intervista all'autore di "La deriva dei continenti": "I parlamentari rispondono agli elettori, che sono contrari alla guerra"

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"Credo che il Congresso americano dirà "no" all'intervento in Siria. E facciamo bene a restarne fuori. Ma con la retorica della "linea rossa" Obama s'è messo in un vicolo cieco". Russell Banks, uno dei più importanti scrittori americani (Einaudi ha recentemente ripubblicato il suo La deriva dei continenti), sempre molto "liberal", è fermamente contrario ai bombardamenti statunitensi su Damasco. È convinto che il Congresso non darà
l'assenso. E che l'America la debba smettere di essere il poliziotto del mondo.

Signor Banks, gli Usa hanno il dovere di attaccare la Siria?
"No, soprattutto se unilateralmente. Le conseguenze sarebbero imprevedibili e si rischia di causare ancora più vittime. Per un attacco del genere, Obama avrebbe dovuto ottenere prima l'ok dell'Onu, facendo ricorso alla diplomazia con Russia, Cina, e perché no, anche Iran. Ma purtroppo la sua Amministrazione ha sbagliato tutto dall'inizio".

In che senso?
"La minaccia della "linea rossa" contro l'uso di armi chimiche è stato un grave errore. Un errore che oggi nessuno ammette. Ora Obama è in un vicolo cieco. Invece doveva negoziare dietro le quinte per raggiungere un compromesso. Senza fare annunci così deleteri".

In molti accusano il presidente di aver commesso, come in Egitto e Libia, tanti errori in politica estera.
"Se pensiamo a Iraq e Afghanistan, Obama ha fatto un buon lavoro, tirandoci fuori dai pantani ereditati da Bush. Però, certo, se pensiamo alle ultime mosse americane in Libia, Egitto e ora la Siria... beh, non ha fatto certo una bella figura. Non ha un vero piano per la Siria, improvvisa, mi sembra incerto e naif. Non infonde alcuna sicurezza nei cittadini americani e rischia di portarci nei guai".

Un vero "guerriero riluttante", come lo ha definito Time.
"Molto riluttante. È palese che Obama stia facendo di tutto per non andare in guerra. Da uomo di pace, votò "no" all'intervento in Iraq quando era senatore. Al di là degli annunci ufficiali, non è affatto convinto di bombardare la Siria. È sicuramente rimasto sconvolto dalle immagini dell'attacco chimico. Ma non se la sente. Così ha deciso di scaricare l'onere al Congresso".

E il Congresso cosa voterà, secondo lei?
"Voterà no. Perché prima del voto i membri della Camera ne avranno discusso per giorni con i loro elettori. E gli americani sono in stragrande maggioranza contrari: il loro pensiero ora va all'economia e al lavoro, non alla guerra. L'ennesimo intervento militare frenerebbe la ripresa. E difficilmente i parlamentari tradiranno chi li ha eletti. Checché ne dica Kerry, se il Congresso dice no, Obama non agirà mai".

Anche di fronte all'uso di armi chimiche contro i civili?
"Ripeto, un potenziale intervento deve avvenire sempre sotto l'egida dell'Onu. Gli Usa non possono essere sempre e comunque il "superpoliziotto" del mondo, soprattutto dopo i disastrI targati Bush. Non è un dovere e nemmeno un diritto".