La sostanza del discorso di Barack Obama ieri notte a Washington è che questo Presidente non ha nessuna voglia di lanciare un'azione militare e sta disperatamente cercando di trovare una soluzione che corrisponda alla promessa di punire Assad senza bombardare la Siria.
Non c'è stato nessun ultimatum,nessuna scadenza nel suo discorso in diretta alla nazione a reti unificate, e nessun ton bellicoso. "Non ho consumato quattro anni della mia presidenza nel finire due guerre per cominciarne un'altra". "Non siamo i poliziotti del mondo". "Non possiamo eliminare i tiranni perché lo abbiamo fatto e siamo diventati responsabili delle conseguenze".
Erano evidenti il suo desiderio, la sua ansia di trovare una soluzione internazionale e multilaterale che elimini gli arsenali di armi chimiche di Assad, ora che il governo siriano - dicendosi pronto ad accettare il controllo degli ispettori - ha ammesso di possederle, senza lanciare una guerra che la nazione, il mondo e lui non vogliono.
L'elenco delle ragioni per non attaccare, che lui ha snocciolato sotto forma di "messaggi" arrivati alla Casa Bianca, è apparso molto più convincente del solo argomento usato per giustificare lo spiegamento di flotte aereo navali: è stato, e sarà soltanto la minaccia dell'uso della forza ciò che ha convinto Assad ad accettare, sulla carta, l'iniziativa di Mosca.
Ma non ha indicato scadenze, non ha posto condizioni, non ha ripetuto minacce precise. Non ha tracciato nessuna "linea rossa", dopo l'errore commesso indicandola nell'uso di armi chimiche sulle quali lui non ha dubbi. Ha capito che "ultimatum" e "linee rosse" imprigionano spesso più chi li traccia che chi li dovrebbe subire.
La guerra per la Siria, oggi, è più lontana.
Non c'è stato nessun ultimatum,nessuna scadenza nel suo discorso in diretta alla nazione a reti unificate, e nessun ton bellicoso. "Non ho consumato quattro anni della mia presidenza nel finire due guerre per cominciarne un'altra". "Non siamo i poliziotti del mondo". "Non possiamo eliminare i tiranni perché lo abbiamo fatto e siamo diventati responsabili delle conseguenze".
Erano evidenti il suo desiderio, la sua ansia di trovare una soluzione internazionale e multilaterale che elimini gli arsenali di armi chimiche di Assad, ora che il governo siriano - dicendosi pronto ad accettare il controllo degli ispettori - ha ammesso di possederle, senza lanciare una guerra che la nazione, il mondo e lui non vogliono.
L'elenco delle ragioni per non attaccare, che lui ha snocciolato sotto forma di "messaggi" arrivati alla Casa Bianca, è apparso molto più convincente del solo argomento usato per giustificare lo spiegamento di flotte aereo navali: è stato, e sarà soltanto la minaccia dell'uso della forza ciò che ha convinto Assad ad accettare, sulla carta, l'iniziativa di Mosca.
Ma non ha indicato scadenze, non ha posto condizioni, non ha ripetuto minacce precise. Non ha tracciato nessuna "linea rossa", dopo l'errore commesso indicandola nell'uso di armi chimiche sulle quali lui non ha dubbi. Ha capito che "ultimatum" e "linee rosse" imprigionano spesso più chi li traccia che chi li dovrebbe subire.
La guerra per la Siria, oggi, è più lontana.