Esteri

Svizzera, uccisa dallo stupratore seriale
che accompagnava al corso di 'recupero'

Adeline Morel, socioterapeuta, era stata incaricata di 'scortare' il detenuto ammesso a un programma di reinserimento sociale. Il suo corpo senza vita è stato trovato alla periferia di Ginevra. L'assassino è in fuga e ricercato anche in Germania

1 minuti di lettura
GINEVRA  - "Non è giusto, ci hanno portato via nostra figlia. Come hanno potuto lasciarla sola con lui?!". E' il grido disperato della mamma di Adeline Morel, socioterapeuta di 34 anni dell'Ospedale Universitario di Ginevra, uccisa da uno stupratore seriale detenuto, inserito in un programma di recupero.

Ieri mattina verso le 11, Adeline, madre di una bimba di 8 mesi, ha caricato in auto il trentanovenne Fabrice Anthamatten, che sta scontando 10 anni di carcere nel carcere di Champ Dollon per aver violentato due donne, per accompagnarlo a un corso di ippoterapia deciso dall'autorità giudiziaria previo parere favorevole dello psicologo del carcere, per aiutarlo nel percorso di reinserimento sociale.

I due non sono mai arrivati al centro equestre di Versoix, nella periferia ginevrina, nei pressi del quale però, stamattina, il corpo dell'assistente sociale è stato rinvenuto dalla polizia, allertata purtroppo solo nella serata di ieri. Di Anthamatten, invece, nessuna traccia. Le ricerche sono state allargate oltreconfine ai paesi vicini e nel pomeriggio a Weil am Rhein, in Germania, a pochi chilometri dalla frontiera Svizzera, le teste di cuoio della polizia hanno circondato una casa nella quale era stato segnalato un sospetto.

Anthamatten, doppia nazionalità franco-elvetica, era stato condannato nel 2001 a cinque anni di reclusione per aver stuprato una donna a Ginevra. In seguito, mentre si trovava in libertà provvisoria, violentò - sempre nel 2001 - una seconda donna in Francia, dov'è stato condannato a 15 anni di reclusione, ha precisato l'agenzia di stampa Ats. Lo stupratore aveva ottenuto di poter scontare la pena in Svizzera.

Adeline è l'ennesima vittima di un sistema giudiziario, quello svizzero, ritenuto troppo condiscendente con i delinquenti, soprattutto con gli autori di reati sessuali. "Da noi vale ancora la tesi sessantottarda per cui si considera l'autore di un reato una vittima della società", ha dichiarato il deputato federale di Ginevra, Christian Luscher. Fattostà che nel maggio scorso una ragazza di 19 anni venne assassinata in condizioni analoghe a quelle di Adeline Morel. Il suo assassino, appena liberato dal carcere dove stava scontando una condanna per stupro e omicidio, trovò subito un'altra vittima contro la quale accanirsi. Oggi, dopo aver presentato le scuse alla famiglia di Adeline, il governo del Canton Ginevra ha bloccato, a tempo indeterminato, i permessi dei detenuti.