Esteri

Siria, Putin: "Non garantisco su Assad"
Ma all'Onu segnali positivi sulla risoluzione

Il presidente siriano a Fox Tv: "Pronti a trasferire l'arsenale a qualunque paese disposto a prenderle in consegna e stoccarle in vista di uno smaltimento. Ci vorranno soldi e tempo". Il capo del Cremlino: "L'uso della forza va discusso alle Nazioni Unite, non al Congresso Usa". Kerry: "Il regime dietro le stragi". Intanto i qaedisti espugnano la città di Azaz, al confine con la Turchia, ai ribelli moderati. Una bomba esplode vicino Homs: 14 morti

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DAMASCO - La Siria possiede armi chimiche, ma è impegnata a distruggerle e a farlo entro un anno. Lo ha detto il presidente Bashar al-Assad in un'intervista all'emittente Usa Fox tv, confermando e precisando gli impegni presi con la Russia e indicando in un miliardo di dollari la spesa prevista per lo smaltimento. Nello stesso tempo Putin è tornato sulla trattativa per il disarmo: "Non posso essere sicuro al 100% che il governo siriano rispetterà l'accordo di distruggere le armi chimiche" ha detto, aggiungendo tuttavia che nutre speranze in merito.

La Siria è pronta fin d'ora a trasferire il suo arsenale di armi chimiche a qualunque Paese disposto ad assumersi il rischio di prenderle in consegna e stoccarle in vista di uno smaltimento, ha invece specificato Assad. Nell'intervista il presidente siriano ha quindi negato ancora una volta che le forze governative siano responsabili dell'attacco denunciato nei dintorni di Damasco il 21 agosto scorso (come sostengono invece i Paesi occidentali, Usa in testa) o di altre azioni simili. E ha invitato il presidente americano, Barack Obama, a prestare ascolto al "buon senso del suo popolo": in maggioranza contrario, secondo i sondaggi, all'ipotesi di un'iniziativa militare.

La Siria "non è alle prese con una guerra civile", ha concluso il presidente, ma con un attacco condotto ormai "da decine di migliaia di jihadisti", in maggioranza legati all'ideologia di Al Qaeda, la rete terroristica fondata da Osama Bin Laden.

Il nuovo intervento di Putin. Sul fronte diplomatico il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato che "gli ultimi passi della Siria dicono che Damasco è pronta a soddisfare gli impegni sul (controllo sulle) armi chimiche". "L'uso della forza contro la Siria  - ha aggiunto il capo del Cremlino nel suo intervento al Valdai club, forum di dibattito internazionale - non si deve discutere al Congresso degli Stati Uniti ma al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". La Russia ha "tutte le ragioni per credere che l'impiego di armi chimiche a Ghouta lo scorso 21 agosto sia stata una provocazione" dei ribelli, "una provocazione abile e furba e allo stesso tempo primitiva a livello tecnico" ha aggiunto il presidente russo. Che ha fornito un ulteriore elemento di incertezza, dicendo di non poter essere sicuro al 100% che il governo siriano rispetterà l'accordo di distruggere le armi chimiche.

Vladimir Putin ha anche detto di non credere che il presidente americano Barack Obama abbia accettato l'iniziativa russa sullo smantellamento delle armi chimiche siriane "per salvare la faccia": "La decisione di Obama è fondata su una analisi reale della situazione, sono molto contento che le nostre posizioni sulla questione coincidano", ha aggiunto.

Le certezze di Kerry.  Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite "deve prepararsi ad agire" sulla crisi siriana la prossima settimana. Lo ha detto il segretario di Stato americano, John Kerry in una dichiarazione sulla Siria riferendosi alla risoluzione. "Un rapporto dell'Onu - ha detto Kerry - ha provato che c'era il regime siriano dietro gli attacchi chimici". "Ora il Consiglio di sicurezza deve prepararsi ad agire la prossima settimana. E' vitale dare voce alla comunità internazionale nei termini più incisivi".

Le trattative all'Onu. L'ambasciatore britannico, Mark Lyall Grant - lasciando intravedere progressi nelle trattative - ha definito l'ultima riunione tra i rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, impegnati a mettere a punto una nuova bozza di risoluzione sulla Siria, un incontro "lungo e utile". Le consultazioni al Palazzo di Vetro proseguono a ritmo serrato e ieri Usa, Francia, Regno Unito, Russia e Cina si sono confrontati nella sede della missione Usa per oltre due ore.

Lo scenario di guerra. Che le infiltrazioni qaediste nello schieramento opposto ad Assad siano profondissime lo dimostra un avvenimento sul campo delle ultime ore: i guerriglieri dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) hanno infatti preso il controllo di Azaz, una città nel nord della Siria, vicina al confine con la Turchia. Si moltiplicano le informazioni su scontri tra miliziani dell'Isis e ribelli non qaedisti dell'Esercito libero siriano impegnati nella lotta contro il regime di Assad. Per l'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo è la prima volta che i jihadisti, molti dei quali provenienti dall'estero, strappano il controllo di una città alle forze ribelli moderate. In seguito agli scontri di Azaz la Turchia ha chiuso temporaneamente il valico di frontiera.

Sempre nella giornata di oggi e sempre secondo fonti dell'Osservatorio, almeno quattordici persone sono morte in un attentato contro due autobus a Jabourin, un villaggio della provincia centrale siriana di Homs situato circa 13 chilometri a Nord del capoluogo omonimo. Il centro è abitato da una comunità alauita, la minoranza di derivazione sciita cui appartengono il presidente Assad e la sua cerchia.