NEW YORK - Prove di disgelo fra Iran e Stati Uniti. La Casa Bianca ha fatto sapere che un incontro tra il presidente americano, Barack Obama, e il neo presidente iraniano, Hassan Rohani, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu "non è da escludere". Se la notizia verrà confermata, si interromperà il gelo in corso dal 1979 tra Stati Uniti e Iran.
Intanto il presidente iraniano Rohani parteciperà domani all'Assemblea generale dell'Onu a New York per convincere i paesi occidentali della volontà di relazioni pacifiche. Un intervento che i paesi Occidentali ascolteranno con molta attenzione, per verificare l'attendibilità dei segnali di apertura fatti dal nuovo presidente.
Segnali d'apertura quindi fra i due paesi. A confermarlo anche il fatto che il segretario di Stato statunitense, John Kerry, sarà presente alla riunione con il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif. Quest'ultimo giovedì, a margine dei lavori dell'Assemblea Generale dell'Onu, vedrà gli omologhi dei '5+1' (Russia, Usa, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) per discutere del programma nucleare di Teheran. Kerry, fa sapere il dipartimento di Stato, ha accolto con favore "l'impegno ad una risposta seria" da parte di Zarif alle preoccupazioni sul programma nucleare di Teheran".
Il moderato Rohani, vincitore a sorpresa delle ultime elezioni in Iran, ha assicurato che il suo Paese non svilupperà mai armi nucleari e che il suo governo ha l'autorità sufficiente per arrivare a un accordo che risolva il conflitto con l'Occidente sul programma nucleare iraniano. "Negli anni passati ci sono state alcune persone che hanno sfortunatamente rappresentato in modo differente l'immagine civile e pacifica", ha detto. Un chiaro riferimento al suo predecessore, Mahmoud Ahmadinejad, che davanti ai delegati dell'Onu aveva negato l'Olocausto e aveva avanzato teorie di cospirazione per gli attentati del 2001 contro gli Stati Uniti.
Intanto il presidente iraniano Rohani parteciperà domani all'Assemblea generale dell'Onu a New York per convincere i paesi occidentali della volontà di relazioni pacifiche. Un intervento che i paesi Occidentali ascolteranno con molta attenzione, per verificare l'attendibilità dei segnali di apertura fatti dal nuovo presidente.
Segnali d'apertura quindi fra i due paesi. A confermarlo anche il fatto che il segretario di Stato statunitense, John Kerry, sarà presente alla riunione con il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif. Quest'ultimo giovedì, a margine dei lavori dell'Assemblea Generale dell'Onu, vedrà gli omologhi dei '5+1' (Russia, Usa, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) per discutere del programma nucleare di Teheran. Kerry, fa sapere il dipartimento di Stato, ha accolto con favore "l'impegno ad una risposta seria" da parte di Zarif alle preoccupazioni sul programma nucleare di Teheran".
Il moderato Rohani, vincitore a sorpresa delle ultime elezioni in Iran, ha assicurato che il suo Paese non svilupperà mai armi nucleari e che il suo governo ha l'autorità sufficiente per arrivare a un accordo che risolva il conflitto con l'Occidente sul programma nucleare iraniano. "Negli anni passati ci sono state alcune persone che hanno sfortunatamente rappresentato in modo differente l'immagine civile e pacifica", ha detto. Un chiaro riferimento al suo predecessore, Mahmoud Ahmadinejad, che davanti ai delegati dell'Onu aveva negato l'Olocausto e aveva avanzato teorie di cospirazione per gli attentati del 2001 contro gli Stati Uniti.