ROMA - Jean Yves Le Drian, il ministro della Difesa di François Hollande, ha incontrato a Roma il suo collega italiano Mario Mauro. "Italia e Francia sono molto vicine, condividono gli stessi rischi e le stesse valutazioni sulla sicurezza nel Mediterraneo", dice il ministro mettendo da parte le differenze "operative" che hanno diviso Roma e Parigi sull'azione militare in Siira e prima ancora sull'operazione anti al-Qaeda in Mali. Operazioni in cui l'Italia alla fine offre sostegno politico, ma nessun appoggio militare.
In queste ore l'attenzione della politica estera internazionale è tutta puntata sul nuovo presidente iraniano Rohani, che all'Onu incontrerà il presidente Hollande e il premier Enrico Letta. "Abbiamo registrato le dichiarazioni del nuovo presidente iraniano, vediamo come proseguirà, se ci sarà una vera possibilità di dialogo e di confronto. Ma per ora tocca ai nostri capi di governo e ai ministri degli Esteri occuparsi di questo dossier".
Col ministro della Difesa italiano Mario Mauro Le Drian ha discusso innanzitutto di Siria: "Sulla Siria la cosa importante è che l'Italia sia uno degli 11 paesi che al G20 di San Pietroburgo ha firmato con Stati Uniti e Francia un documento che mette chiaramente sotto accusa il regime di Bashar Assad. E in quel documento, che poi è stato firmato anche dalla Germania, è indicata con chiarezza la responsabilità di Assad nell'uso criminale delle armi chimiche contro il suo popolo".
"Il secondo punto fondamentale di quel documento - aggiunge Le Drian - è che dopo un'azione criminale del genere non potrà non esserci una punizione da parte della comunità internazionale contro Assad. Sui fondamentali fra Italia e Francia quindi non c'è divergenza. L'utilizzo delle armi chimiche in maniera massiccia così come è stato fatto da Assad è una sfida profonda alle regole della comunità internazionale, è una sfida ai nostri paesi, alla nostra sicurezza, anche alla sicurezza di Roma e di Parigi. Un'azione di fronte alla quale non possiamo rimanere inerti".
L'Italia non era disponibile a partecipare a una punizione militare senza il mandato Onu. Ma lei non crede che ormai con la manovra diplomatica messa in piedi da Putin una "punizione" di Assad sarà impossibile? Che bisognerà lavorare a un accordo politico per fermare la guerra?
"Le questioni sono due, si intrecciano, ma sono separate: la prima è la questione dell'uso massiccio da parte di Assad delle armi chimiche, perché ormai anche il rapporto degli ispettori Onu ha detto indicato nei fatti che le armi chimiche sono state adoperate e ci ha anche fatto capire da chi. Poi c'è la necessità di trovare una soluzione alla guerra civile in Siria. Sul primo punto la Francia continuerà a lavorare alle Nazioni Unite perché una sanzione ci sia. Nessuno potrà credere che si possa fare strage di civili con armi chimiche. Sul secondo tema noi siamo convinti che non ci sarà una soluzione militare., il lavoro dovrà essere costruito per una soluzione politica. Ma aggiungo che se oggi si discute della possibilità che Assad davvero smantelli il suo arsenale chimico è anche grazie alla pressione che la minaccia di un attacco militare sostenuto dalla Francia ha messo in essere sul regime di Damasco. Lei dice che il piano di rimozione delle armi chimiche è poco realizzabile? Noi infatti vogliamo una rimozione delle armi chimiche siriane secondo un progetto che sia verificabile, completo, irreversibile e vincolante. Altrimenti è vero, quelle di Assad saranno solo parole al vento, polvere negli occhi".
Ministro, il vero problema è che in Siria non si riesce ad individuare una opposizione che sia affidabile, tendenzialmente democratica e responsabile. I jihadisti e i gruppi legati al terrorismo islamista sembrano sempre più forti.
"Certo, i jihadisti esistono, sono impegnati in prima linea in Siria. Ma sarebbe irresponsabile abbandonare a se stessa l'opposizione laica, responsabile".
Si è sempre detto che la Francia era pronta ad armare l'opposizione laica ad Assad. E' arrivato il momento di farlo?
"Noi fino ad ora abbiamo offerto sostengo logistico, strumentazione non letale, come addestramento e apparati di comunicazioni. Ma certo la questione se armare o meno i ribelli siriani si pone".
In queste ore l'attenzione della politica estera internazionale è tutta puntata sul nuovo presidente iraniano Rohani, che all'Onu incontrerà il presidente Hollande e il premier Enrico Letta. "Abbiamo registrato le dichiarazioni del nuovo presidente iraniano, vediamo come proseguirà, se ci sarà una vera possibilità di dialogo e di confronto. Ma per ora tocca ai nostri capi di governo e ai ministri degli Esteri occuparsi di questo dossier".
Col ministro della Difesa italiano Mario Mauro Le Drian ha discusso innanzitutto di Siria: "Sulla Siria la cosa importante è che l'Italia sia uno degli 11 paesi che al G20 di San Pietroburgo ha firmato con Stati Uniti e Francia un documento che mette chiaramente sotto accusa il regime di Bashar Assad. E in quel documento, che poi è stato firmato anche dalla Germania, è indicata con chiarezza la responsabilità di Assad nell'uso criminale delle armi chimiche contro il suo popolo".
"Il secondo punto fondamentale di quel documento - aggiunge Le Drian - è che dopo un'azione criminale del genere non potrà non esserci una punizione da parte della comunità internazionale contro Assad. Sui fondamentali fra Italia e Francia quindi non c'è divergenza. L'utilizzo delle armi chimiche in maniera massiccia così come è stato fatto da Assad è una sfida profonda alle regole della comunità internazionale, è una sfida ai nostri paesi, alla nostra sicurezza, anche alla sicurezza di Roma e di Parigi. Un'azione di fronte alla quale non possiamo rimanere inerti".
L'Italia non era disponibile a partecipare a una punizione militare senza il mandato Onu. Ma lei non crede che ormai con la manovra diplomatica messa in piedi da Putin una "punizione" di Assad sarà impossibile? Che bisognerà lavorare a un accordo politico per fermare la guerra?
"Le questioni sono due, si intrecciano, ma sono separate: la prima è la questione dell'uso massiccio da parte di Assad delle armi chimiche, perché ormai anche il rapporto degli ispettori Onu ha detto indicato nei fatti che le armi chimiche sono state adoperate e ci ha anche fatto capire da chi. Poi c'è la necessità di trovare una soluzione alla guerra civile in Siria. Sul primo punto la Francia continuerà a lavorare alle Nazioni Unite perché una sanzione ci sia. Nessuno potrà credere che si possa fare strage di civili con armi chimiche. Sul secondo tema noi siamo convinti che non ci sarà una soluzione militare., il lavoro dovrà essere costruito per una soluzione politica. Ma aggiungo che se oggi si discute della possibilità che Assad davvero smantelli il suo arsenale chimico è anche grazie alla pressione che la minaccia di un attacco militare sostenuto dalla Francia ha messo in essere sul regime di Damasco. Lei dice che il piano di rimozione delle armi chimiche è poco realizzabile? Noi infatti vogliamo una rimozione delle armi chimiche siriane secondo un progetto che sia verificabile, completo, irreversibile e vincolante. Altrimenti è vero, quelle di Assad saranno solo parole al vento, polvere negli occhi".
Ministro, il vero problema è che in Siria non si riesce ad individuare una opposizione che sia affidabile, tendenzialmente democratica e responsabile. I jihadisti e i gruppi legati al terrorismo islamista sembrano sempre più forti.
"Certo, i jihadisti esistono, sono impegnati in prima linea in Siria. Ma sarebbe irresponsabile abbandonare a se stessa l'opposizione laica, responsabile".
Si è sempre detto che la Francia era pronta ad armare l'opposizione laica ad Assad. E' arrivato il momento di farlo?
"Noi fino ad ora abbiamo offerto sostengo logistico, strumentazione non letale, come addestramento e apparati di comunicazioni. Ma certo la questione se armare o meno i ribelli siriani si pone".