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Iran, riprende la trattativa sul nucleare
"Vogliamo un accordo entro un anno"

Positiva la riunione dei 5+1. Poi storico faccia a faccia tra il capo della diplomazia di Teheran, che indica un calendario, e Kerry. Il presidente della Repubblica islamica conferma le aperture fatte nel discorso all'assemblea generale dell'Onu. Il 15 e 16 ottobre nuovo incontro a Ginevra
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NEW YORK - Un deciso passo avanti, sul nucleare iraniano. "Il tono e lo spirito
dell'incontro sono stati estremamente buoni", afferma il ministro degli Esteri britannico William Hague al termine della riunione dei 5+1 al Palazzo di Vetro. Valutazione condivisa dal capo della diplomazia di Teheran Javad Zarif. Hague specifica che i ministri degli Esteri hanno concordato con il collega iraniano un preciso calendario di negoziati. I rappresentanti di Usa, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania si incontreranno di nuovo con quelli dell'Iran il prossimo 15 e 16 ottobre a Ginevra, ha detto la responsabile della politica estera europea Catherine Ashton. 

Il deciso mutamento di clima è confermato dall'incontro per tanti versi storico tra il segretario di Stato americano John Kerry e Zarif, che dopo la riunione dei 5+1 hanno ripreso l'esame del dossier nucleare in un faccia a faccia. Era dal 1979 che i due Paesi non avevano un contatto a livello così alto.

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NEW YORK - Un deciso passo avanti, sul nucleare iraniano. "Il tono e lo spirito
dell'incontro sono stati estremamente buoni", afferma il ministro degli Esteri britannico William Hague al termine della riunione dei 5+1 al Palazzo di Vetro. Valutazione condivisa dal capo della diplomazia di Teheran Javad Zarif. Hague specifica che i ministri degli Esteri hanno concordato con il collega iraniano un preciso calendario di negoziati. I rappresentanti di Usa, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania si incontreranno di nuovo con quelli dell'Iran il prossimo 15 e 16 ottobre a Ginevra, ha detto la responsabile della politica estera europea Catherine Ashton. 

Il deciso mutamento di clima è confermato dall'incontro per tanti versi storico tra il segretario di Stato americano John Kerry e Zarif, che dopo la riunione dei 5+1 hanno ripreso l'esame del dossier nucleare in un faccia a faccia. Era dal 1979 che i due Paesi non avevano un contatto a livello così alto.

A fine giornata il capo della diplomazia di Washington riconosce che Zarif ha messo sul tavolo alcune "possibilità", ma avverte che "molto lavoro da fare" per sciogliere i nodi sul programma nucleare iraniano. Da parte sua, il ministro iraniano sottolinea che "le sanzioni sono controproducenti, e devono essere rimosse nel momento in cui si guarda avanti. Alla fine dei giochi dovrà esserci una rimozione di tutte le sanzioni e spero si vada in questa direzione in poco tempo". A Kerry ha detto che "l'obiettivo dell'Iran è raggiungere un accordo entro un anno".

Dopo gli incontri al Palazzo di vetro, la volontà di Teheran di cambiare registro e avviare un negoziato costruttivo è ribadita in una breve dichiarazione anche dal presidente Hassan Rohani: "Siamo pronti a impegnarci seriamente nel processo in vista di un accordo accettabile per tutti, e a farlo in buona fede".

Rohani vuole chiudere in fretta. Dopo quelli contenuti nel suo discorso all'assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano continua a mandare segnali distensivi all'amministrazione Usa e alla comunità internazionale. In un'intervista concessa al columnist del Washington Post David Ignatius, ha affermato di ritenere che un accordo sul programma nucleare del suo Paese possa essere raggiunto nell'arco di tre mesi. E ha ribadito l'intenzione di muoversi per risolvere molto rapidamente la questione attraverso negoziati. Deve essere questione "di mesi, non di anni", ha aggiunto precisando di puntare a trovare un'intesa in 90 e che comunque un periodo di un semestre sarebbe ancora "una buona cosa". Non si potrà in ogni caso parlare di normalizzazione dei rapporti tra Washington e Teheran se prima non sarà risolto il dossier nucleare, sul quale ha ricevuto un mandato pieno a trattare dalla guida suprema della Repubblica islamica, l'ayatollah Ali Khamenei. "Una volta sistemato il nucleare potremo passare a altri temi. Ci serve un punto di inizio", ha detto.

Secondo Ignatius il calendario accelerato potrebbe esser dettato dalla pressione delle sanzioni sull'economia iraniana o dal timore di contraccolpi da parte dei rivali conservatori di Rohani. In ogni caso, commenta il columnist americano, per il presidente dell'Iran che ha aperto agli Usa e ha riconosciuto l'Olocausto come "un grande crimine" il tempo stringe.