Siria, Onu: sì unanime alla risoluzione.
Le armi chimiche saranno smantellate
Il voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I gas letali di Damasco dovranno essere distrutti "entro la prima metà del 2014". Conferenza di pace Ginevra 2 a metà novembre
NEW YORK - Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità la risoluzione che prevede la messa in sicurezza e la distruzione degli arsenali chimici siriani "entro la prima metà del 2014". Il voto, cui hanno partecipato i ministri degli Esteri dei 15 Stati membri dell'organismo, rappresenta una svolta dopo due anni e mezzo di paralisi della comunità internazionale. In precedenza Russia e Cina avevano posto tre volte il veto a risoluzioni appoggiate dai Paesi occidentali che sollecitavano il regime di Bashar al Assad a cessare le violenze.
La risoluzione non prevede sanzioni automatiche e non è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta Onu, che autorizza come ultima ratio l'uso della forza. In caso di inadempienza da parte di Damasco, si imporranno misure sotto il Capitolo 7 attraverso un'eventuale nuova risoluzione. Il documento condanna nei termini più forti qualsiasi uso di armi chimiche in Siria, e in particolar…
La risoluzione non prevede sanzioni automatiche e non è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta Onu, che autorizza come ultima ratio l'uso della forza. In caso di inadempienza da parte di Damasco, si imporranno misure sotto il Capitolo 7 attraverso un'eventuale nuova risoluzione. Il documento condanna nei termini più forti qualsiasi uso di armi chimiche in Siria, e in particolar…
NEW YORK - Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità la risoluzione che prevede la messa in sicurezza e la distruzione degli arsenali chimici siriani "entro la prima metà del 2014". Il voto, cui hanno partecipato i ministri degli Esteri dei 15 Stati membri dell'organismo, rappresenta una svolta dopo due anni e mezzo di paralisi della comunità internazionale. In precedenza Russia e Cina avevano posto tre volte il veto a risoluzioni appoggiate dai Paesi occidentali che sollecitavano il regime di Bashar al Assad a cessare le violenze.
La risoluzione non prevede sanzioni automatiche e non è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta Onu, che autorizza come ultima ratio l'uso della forza. In caso di inadempienza da parte di Damasco, si imporranno misure sotto il Capitolo 7 attraverso un'eventuale nuova risoluzione. Il documento condanna nei termini più forti qualsiasi uso di armi chimiche in Siria, e in particolare l'attacco del 21 agosto scorso nei sobborghi della capitale siriana. Il rispetto di quanto in esso stabilito verrà verificato su base regolare dopo i primi 30 giorni dall'adozione della risoluzione e quindi ogni 30 giorni.
I commenti. Il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon ha parlato di "voto storico" e ha annunciato che gli ispettori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) arriveranno in Siria martedì prossimo. Il numero uno del Palazzo di Vetro ha quindi ribadito che ribadendo che tutte le parti coinvolte devono cooperare senza ostacolare l'azione degli esperti internazionali. Quanto alla soluzione negoziale del conflitto Ban ha detto di puntare allo svolgimento della conferenza internazionale a Ginevra - la cosiddetta Ginevra 2 - "intorno a metà novembre".
Soddisfatto il segretario di Stato americano John Kerry: "Questa sera, per la prima volta, abbiamo dichiarato con una sola voce che l'uso delle armi chimiche è una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, in ogni caso, tempo e luogo queste armi vengano utilizzate". Il capo della diplomazia Usa ha poi sottolineato che la risoluzione è "giuridicamente vincolante": la Siria non può rifiutare l'accesso degli ispettori né impedire l'ispezione di alcun sito nel Paese, altrimenti ci saranno "conseguenze". La comunità internazionale non deve però accontentarsi di quanto ottenuto: "La stessa determinazione che abbiamo dimostrato stasera, dobbiamo dimostrarla per porre fine alla guerra in Siria".
Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro degli Esteri russo Serghey Lavrov: "Ora ci aspettiamo che le parti prendano parte alla conferenza Ginevra 2 senza precondizioni". "La responsabilità per l'attuazione della risoluzione non è solo del governo, ma anche dell'opposizione", ha aggiunto, ribadendo che "se il documento verrà violato verranno adottate misure di cui al Capitolo 7".
Suscita speranza anche la dichiarazione del rappresentante permanente di Damasco al Palazzo di vetro, Bashar al Jafaari: "La Siria ha dato prova della volontà di attuare questa risoluzione. E' giunto il momento del cessate il fuoco".
Tempi e modalità dello smantellamento. Prima del voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il comitato esecutivo dell'Opac, riunito all'Aja, aveva approvato la "decisione" sullo smantellamento dell'arsenale siriano. La novità più importante contenuta nel documento è che le ispezioni dei tecnici dell'Opac potranno essere illimitate. Potranno cioè interessare non solo i siti indicati nella lista consegnata da Damasco venerdì scorso, ma anche "qualsiasi altra struttura identificata da uno Stato membro dell'Opac". Questo significa che se i servizi segreti di un qualsiasi Paese avranno sospetti potranno chiedere e ottenere controlli.
La "decisione" definisce termini, tempi e modi delle operazioni. Impone che entro sette giorni da oggi Damasco completi la lista delle armi chimiche. Dovranno essere indicati, tra l'altro: ogni componente "inclusi precursori e tossine", munizioni, sottomunizioni, locazione di ogni arma, con tanto di coordinate geografiche di ogni "deposito, struttura di produzione, comprese strutture di mixaggio e riempimento e centri di ricerca e sviluppo". Il documento prevede inoltre che le operazioni di smaltimento siano "completate entro la prima metà del 2014" e che entro il 15 novembre venga stilata una tabella per tappe; che entro il primo novembre siano distrutti i centri di produzione e mixaggio dei componenti; che la verifica dei siti indicati da Damasco sia completata "entro 30 giorni da oggi", ovvero entro il 27 ottobre.
La risoluzione non prevede sanzioni automatiche e non è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta Onu, che autorizza come ultima ratio l'uso della forza. In caso di inadempienza da parte di Damasco, si imporranno misure sotto il Capitolo 7 attraverso un'eventuale nuova risoluzione. Il documento condanna nei termini più forti qualsiasi uso di armi chimiche in Siria, e in particolare l'attacco del 21 agosto scorso nei sobborghi della capitale siriana. Il rispetto di quanto in esso stabilito verrà verificato su base regolare dopo i primi 30 giorni dall'adozione della risoluzione e quindi ogni 30 giorni.
I commenti. Il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon ha parlato di "voto storico" e ha annunciato che gli ispettori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) arriveranno in Siria martedì prossimo. Il numero uno del Palazzo di Vetro ha quindi ribadito che ribadendo che tutte le parti coinvolte devono cooperare senza ostacolare l'azione degli esperti internazionali. Quanto alla soluzione negoziale del conflitto Ban ha detto di puntare allo svolgimento della conferenza internazionale a Ginevra - la cosiddetta Ginevra 2 - "intorno a metà novembre".
Soddisfatto il segretario di Stato americano John Kerry: "Questa sera, per la prima volta, abbiamo dichiarato con una sola voce che l'uso delle armi chimiche è una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, in ogni caso, tempo e luogo queste armi vengano utilizzate". Il capo della diplomazia Usa ha poi sottolineato che la risoluzione è "giuridicamente vincolante": la Siria non può rifiutare l'accesso degli ispettori né impedire l'ispezione di alcun sito nel Paese, altrimenti ci saranno "conseguenze". La comunità internazionale non deve però accontentarsi di quanto ottenuto: "La stessa determinazione che abbiamo dimostrato stasera, dobbiamo dimostrarla per porre fine alla guerra in Siria".
Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro degli Esteri russo Serghey Lavrov: "Ora ci aspettiamo che le parti prendano parte alla conferenza Ginevra 2 senza precondizioni". "La responsabilità per l'attuazione della risoluzione non è solo del governo, ma anche dell'opposizione", ha aggiunto, ribadendo che "se il documento verrà violato verranno adottate misure di cui al Capitolo 7".
Suscita speranza anche la dichiarazione del rappresentante permanente di Damasco al Palazzo di vetro, Bashar al Jafaari: "La Siria ha dato prova della volontà di attuare questa risoluzione. E' giunto il momento del cessate il fuoco".
Tempi e modalità dello smantellamento. Prima del voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il comitato esecutivo dell'Opac, riunito all'Aja, aveva approvato la "decisione" sullo smantellamento dell'arsenale siriano. La novità più importante contenuta nel documento è che le ispezioni dei tecnici dell'Opac potranno essere illimitate. Potranno cioè interessare non solo i siti indicati nella lista consegnata da Damasco venerdì scorso, ma anche "qualsiasi altra struttura identificata da uno Stato membro dell'Opac". Questo significa che se i servizi segreti di un qualsiasi Paese avranno sospetti potranno chiedere e ottenere controlli.
La "decisione" definisce termini, tempi e modi delle operazioni. Impone che entro sette giorni da oggi Damasco completi la lista delle armi chimiche. Dovranno essere indicati, tra l'altro: ogni componente "inclusi precursori e tossine", munizioni, sottomunizioni, locazione di ogni arma, con tanto di coordinate geografiche di ogni "deposito, struttura di produzione, comprese strutture di mixaggio e riempimento e centri di ricerca e sviluppo". Il documento prevede inoltre che le operazioni di smaltimento siano "completate entro la prima metà del 2014" e che entro il 15 novembre venga stilata una tabella per tappe; che entro il primo novembre siano distrutti i centri di produzione e mixaggio dei componenti; che la verifica dei siti indicati da Damasco sia completata "entro 30 giorni da oggi", ovvero entro il 27 ottobre.