LONDRA - La Gran Bretagna minaccia di lasciare la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Lo ha detto il primo ministro David Cameron, in un'intervista alla Bbc, in apertura dell'annuale congresso del partito conservatore a Manchester. Il leader dei Tories rivendica il diritto del proprio paese di espellere "criminali e terroristi" che utilizzano la Convenzione per rimanere nel Regno Unito. "La gente non deve avere dubbi sul fatto che con un governo formato solo da conservatori e guidato da me ci sarebbe modo di estradare dal nostro Paese molto più rapidamente la gente che minaccia noi e il nostro stile di vita", ha dichiarato il premier. Se le norme europee non cambiano o Londra non recupera la propria autonomia in tale ambito, ha aggiunto, "alla fine potremmo uscire dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani".
Cameron si riferisce in particolare a un episodio che ha fatto molto discutere a Londra: il caso dell'imam radicale Abu Qatada, sospettato di collusione con al Qaeda: lo scorso luglio il governo britannico è riuscito a estradarlo in Giordania, dove il predicatore islamico è ricercato per terrorismo, al termine di una decennale battaglia giudiziaria. La stampa popolare ha a lungo criticato Downing Street per la sua incapacità di allontanare un uomo considerato pericoloso, che nel frattempo continuava anche a percepire i benefici assistenziali forniti dallo stato a lui e alla sua famiglia.
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Il primo ministro ha anche rinnovato, nella stessa intervista, la sua intenzione di rinegoziare il rapporto fra la Gran Bretagna e l'Unione Europea, riprendendosi parte dei poteri delegati da Londra a Bruxelles, in previsione del referendum convocato nel 2017 con cui il Regno Unito dovrebbe decidere una volta per tutte se vuole stare dentro o fuori dall'Europa. "Serve un negoziato molto radicale sulla nostra relazione con la Ue", ha detto Cameron. "Bisognerà forgiare un nuovo rapporto tra Regno Unito e Unione Europea".
Cameron fa la voce grossa con l'Europa per due ragioni. Una è che larghi settori del suo partito lo considerano troppo morbido rispetto al legame con la Ue, giudicandolo in sostanza eccessivamente europeista, a dispetto del referendum da lui indetto sull'appartenenza all'Unione (nel quale effettivamente il leader conservatore intende battersi per il "sì", ovvero per restare - a condizioni differenti - parte dell'Europa unita). Queste critiche sono parte di un'opposizione più vasta a Cameron all'interno dei Tories, molti dei quali lo vedono come un conservatore troppo moderato sull'Europa e su altre questioni, come per esempio la legge, da lui fortemente voluta, sul matrimonio gay. E un secondo motivo del suo atteggiamento più intransigente è che i liberal-democratici, alleati dei conservatori nella coalizione di maggioranza, restano favorevoli alla Convenzione Europea sui Diritti Umani: è un modo dunque per differenziarsi dal proprio partner di governo, nella speranza di poter ottenere una maggioranza da solo alle prossime elezioni, previste per il 2015. Un'ipotesi che al momento appare difficile, con i sondaggi che assegnano un vantaggio considerevole, 40 a 33 per cento, ai laburisti. In pratica, davanti al congresso del suo partito, Cameron adotta posizioni più di destra, più in linea con la vecchia tradizione dei Tories, sebbene sia stata proprio la sua svolta al centro a permettere ai conservatori di riconquistare il governo dopo 13 lunghi anni all'opposizione.