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Cei, Papa accelera su elezione diretta del vertice

Bagnasco è di nuovo in bilico. Il monito: il diavolo vuole la guerra in Vaticano, basta zizzania

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CITTÀ DEL VATICANO - Presto nulla sarà più come prima nella Conferenza episcopale italiana. Nei giorni scorsi il Papa ha incontrato il cardinale Angelo Bagnasco, capo dei vescovi, e con lui ha discusso di come cambiare nel profondo un organismo che poco corrisponde alle esigenze di maggiore essenzialità del nuovo pontificato. Per questo Bagnasco, insieme al Consiglio permanente riunito a Roma, ha aperto la strada a riforme al cui centro c'è il cambio dello statuto e dunque la possibilità di eleggere direttamente il presidente, fino a oggi nominato dal Papa. La svolta potrebbe avvenire anche prima della fine del mandato di Bagnasco (2017), il quale, nel caso, non potrebbe fare altro che dimettersi.

Ieri, intanto, Francesco ha lanciato un monito: basta "chiacchiere" in Vaticano. No al diavolo che semina "zizzania". L'avvertimento di Bergoglio contro le "lingue" che vogliono creare una "una guerra civile" punta in realtà, secondo fonti interne, a fermare l'uso indiscriminato di dossier, costruiti spesso con notizie vere e a volte con materiale falso. E diretti, nel recente passato, a umiliare persone e distruggere carriere tanto di monsignori quanto di professionisti operanti nella Santa Sede. È così che può essere interpretata la sferzante dichiarazione fatta ieri dal Pontefice nella messa celebrata per la Gendarmeria vaticana. Una tirata che va accostata alla questione Vatileaks, il caso dei documenti segreti trafugati nell'appartamento di Benedetto XVI dal "corvo", il suo maggiordomo, e finiti sui media. Non è la prima volta che Francesco affronta l'argomento, già toccato in privato con il suo predecessore il giorno in cui questi gli consegnò il voluminoso incartamento con il rapporto ultrasegreto di tre cardinali incaricati di lavorare oltre l'inchiesta legale; e poi ancora evidenziato nel viaggio di ritorno da Rio de Janeiro nel luglio scorso, quando il Pontefice argentino confermò ai giornalisti l'esistenza di una "lobby gay" interna alla vicenda.

Ieri mattina il Papa è nuovamente tornato sul tema, nella messa celebrata alla grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani. E non a caso ha parlato del "diavolo" nella festa di San Michele Arcangelo, patrono dei gendarmi. "Nella rocca del Vaticano - ha esordito Bergoglio - il male ha un passaggio attraverso il quale s'insinua per spargere il suo veleno: è la chiacchiera, quella che porta l'uno a parlare male dell'altro e distruggere l'unità".

Ha poi continuato Francesco rivolto ai gendarmi, alcuni dei quali novizi, presentati in settimana in Vaticano dal comandante del corpo, il generale Domenico Giani, protagonista di primo piano del caso Vatileaks. "Qualcuno di voi potrà dirmi: "Ma, padre, noi come c'entriamo qui col diavolo? Noi dobbiamo difendere la sicurezza di questo Stato, di questa città: che non ci siano i ladri, che non ci siano i delinquenti, che non vengano i nemici a prendere la città". Ma, anche quello è vero, ma Napoleone non tornerà più, eh? Se ne è andato". Da rilevare come nel libro di Gianluigi Nuzzi Sua Santità dedicato alle carte segrete di Joseph Ratzinger un capitolo intitolato Napoleone in Vaticano si concentrasse proprio sulla figura di Giani.

"Il Papa ci ha ringraziato per il servizio che svolgiamo - ha commentato ieri il capo della Gendarmeria - e ci ha chiesto di fare un servizio speciale: non solo la difesa dello Stato o della sua persona, ma la difesa del nostro ambiente dalla maldicenza, dal chiacchierio pernicioso. È un suggerimento interessante e originale".