Rohani "l'americano" divide l'Iran:
applausi e lanci di scarpe all'aeroporto
di VANNA VANNUCCINI
Il rientro del presidente a Teheran dopo la storica telefonata con Obama e le speranze di una svolta. La sua auto assaltata dai pasdaran. La Borsa in rilazo, il rial guadagna sul dollaro
Sorpresa, prima di tutto una immensa grande sorpresa. Così tante sono le novità arrivate a velocità incredibile da New York in questi giorni che gli iraniani stentano a crederci. Tantissimi sono andati ad accogliere all'aeroporto "il presidente coraggioso": Zendebad Rohani, zendebad Khatami, viva viva, scandivano, e mandavano foto su Facebook. All'aeroporto c'erano anche gruppi di basiji, meno di un centinaio ma agguerriti e organizzati, che gridavano lo slogan di sempre, "morte all'America" e issavano cartelli per chiedere: "il regime è d'accordo con le posizioni del nuovo governo? Dobbiamo temere che si ripetano le sciagure dell'epoca riformista? Guai a chi non ha imparato la lezione".
Gli ultrà hanno lanciato uova e scarpe, hanno preso a pugni la macchina dove la sicurezza aveva rapidamente fatto entrare Rohani. Alla fine, dopo aver quasi travolto uno dei più agitati, la macchina è partita e all'aeroport…
Gli ultrà hanno lanciato uova e scarpe, hanno preso a pugni la macchina dove la sicurezza aveva rapidamente fatto entrare Rohani. Alla fine, dopo aver quasi travolto uno dei più agitati, la macchina è partita e all'aeroport…
Sorpresa, prima di tutto una immensa grande sorpresa. Così tante sono le novità arrivate a velocità incredibile da New York in questi giorni che gli iraniani stentano a crederci. Tantissimi sono andati ad accogliere all'aeroporto "il presidente coraggioso": Zendebad Rohani, zendebad Khatami, viva viva, scandivano, e mandavano foto su Facebook. All'aeroporto c'erano anche gruppi di basiji, meno di un centinaio ma agguerriti e organizzati, che gridavano lo slogan di sempre, "morte all'America" e issavano cartelli per chiedere: "il regime è d'accordo con le posizioni del nuovo governo? Dobbiamo temere che si ripetano le sciagure dell'epoca riformista? Guai a chi non ha imparato la lezione".
Gli ultrà hanno lanciato uova e scarpe, hanno preso a pugni la macchina dove la sicurezza aveva rapidamente fatto entrare Rohani. Alla fine, dopo aver quasi travolto uno dei più agitati, la macchina è partita e all'aeroporto sono rimasti sostenitori e oppositori a intonare lo stesso coro, Allah u Akbar, Dio è grande, con significati opposti. Per gli ultrà è il grido con cui gli iraniani accolsero Khomeini 34 anni fa, per gli altri è l'invocazione con cui la gente chiedeva le riforme sui tetti di Teheran prima di venir costretta al silenzio con la forza.
La stragrande maggioranza degli iraniani ricomincia a sperare. Sperano che l'economia si rimetta in moto. Subito dopo la notizia della telefonata tra Rohani e Barack Obama l'indice della borsa di Teheran è salito di 687 punti e il rial ha guadagnato sul dollaro, ma la situazione economica, dicono gli analisti, è in uno stato perfino peggiore di quanto non mostrino i tassi elevatissimi di inflazione, di recessione e di disoccupazione, e sarà molto difficile rimetterla in moto. Le delusioni del passato inducono alla prudenza e frenano gli investimenti. Vedono con sgomento che una minoranza ultrà molto combattiva non è stata messa sotto silenzio nemmeno dall'appoggio dato pubblicamente a Rohani dal Leader Supremo. Khamenei aveva parlato di "eroica flessibilità", come quando Khomeini bevve "il calice amaro" del cessate il fuoco che mise fine alla guerra con l'Iraq.
I sostenitori di Rohani restano però assolutamente ottimisti. Il presidente ha la benedizione del Leader ed è tornato a casa con in mano più di quanto non ritenessero possibile le previsioni più ottimistiche, dice Said Leylaz, un economista che è vicino al governo di Rohani. In passato aveva fatto parte di quello di Khatami, ed era stato a capo di grandi aziende statali ma dopo il 2009 aveva passato mesi duri in carcere. "Obama ha riconosciuto il diritto dell'Iran al nucleare civile e ha detto che gli Usa non aspirano al rovesciamento del regime. E soprattutto quella telefonata quando Rohani era già sulla via dell'aeroporto dimostra che nessuno voleva perdere l'occasione del momento".
È solo una telefonata, certo, non è ancora un accordo, ma il processo continuerà, dicono tutti. "Penso prima di tutto alla soluzione del problema nucleare e a una riduzione delle sanzioni - dice Leylaz - Il passo successivo sarà quello di parlare con Turchia e Arabia Saudita per cominciare a risolvere la crisi siriana. Con i sauditi Rohani ha migliori rapporti di chiunque altro, e in Siria gli interessi americani e quelli iraniani praticamente coincidono: per entrambi un arrivo al potere degli islamisti più fanatici sarebbe un pericolo. Prima cadrebbe l'Iraq e Iran e Turchia si troverebbero i jihadisti ai propri confini". Secondo Leylaz, Assad potrebbe farsi da parte se i baathisti potessero rimanere al potere in un governo condiviso con i ribelli non estremisti.
La garanzia che le cose questa volta andranno per il meglio, dice un amico, è che i due Stati, America e Iran, si sono avvicinati perché entrambi sono in una situazione di debolezza: gli americani non hanno più la capacità di gestire da soli il Medio Oriente, come si è visto in modo spettacolare con la Siria; e gli iraniani hanno bisogno urgente che siano ridotte le sanzioni o il paese crolla. È questo il mandato che ha ricevuto Rohani dagli elettori e che Khamenei condivide. Sugli autobus che li portavano a scuola i ragazzi ieri mattina sventolando bandierine per Rohani, e nessuno si curava se Rajanews, un'agenzia vicina a Ahmadinejad, accusava il presidente di "aver svenduto", parlando con il Grande Satana, "un marchio della rivoluzione".
Gli ultrà hanno lanciato uova e scarpe, hanno preso a pugni la macchina dove la sicurezza aveva rapidamente fatto entrare Rohani. Alla fine, dopo aver quasi travolto uno dei più agitati, la macchina è partita e all'aeroporto sono rimasti sostenitori e oppositori a intonare lo stesso coro, Allah u Akbar, Dio è grande, con significati opposti. Per gli ultrà è il grido con cui gli iraniani accolsero Khomeini 34 anni fa, per gli altri è l'invocazione con cui la gente chiedeva le riforme sui tetti di Teheran prima di venir costretta al silenzio con la forza.
La stragrande maggioranza degli iraniani ricomincia a sperare. Sperano che l'economia si rimetta in moto. Subito dopo la notizia della telefonata tra Rohani e Barack Obama l'indice della borsa di Teheran è salito di 687 punti e il rial ha guadagnato sul dollaro, ma la situazione economica, dicono gli analisti, è in uno stato perfino peggiore di quanto non mostrino i tassi elevatissimi di inflazione, di recessione e di disoccupazione, e sarà molto difficile rimetterla in moto. Le delusioni del passato inducono alla prudenza e frenano gli investimenti. Vedono con sgomento che una minoranza ultrà molto combattiva non è stata messa sotto silenzio nemmeno dall'appoggio dato pubblicamente a Rohani dal Leader Supremo. Khamenei aveva parlato di "eroica flessibilità", come quando Khomeini bevve "il calice amaro" del cessate il fuoco che mise fine alla guerra con l'Iraq.
I sostenitori di Rohani restano però assolutamente ottimisti. Il presidente ha la benedizione del Leader ed è tornato a casa con in mano più di quanto non ritenessero possibile le previsioni più ottimistiche, dice Said Leylaz, un economista che è vicino al governo di Rohani. In passato aveva fatto parte di quello di Khatami, ed era stato a capo di grandi aziende statali ma dopo il 2009 aveva passato mesi duri in carcere. "Obama ha riconosciuto il diritto dell'Iran al nucleare civile e ha detto che gli Usa non aspirano al rovesciamento del regime. E soprattutto quella telefonata quando Rohani era già sulla via dell'aeroporto dimostra che nessuno voleva perdere l'occasione del momento".
È solo una telefonata, certo, non è ancora un accordo, ma il processo continuerà, dicono tutti. "Penso prima di tutto alla soluzione del problema nucleare e a una riduzione delle sanzioni - dice Leylaz - Il passo successivo sarà quello di parlare con Turchia e Arabia Saudita per cominciare a risolvere la crisi siriana. Con i sauditi Rohani ha migliori rapporti di chiunque altro, e in Siria gli interessi americani e quelli iraniani praticamente coincidono: per entrambi un arrivo al potere degli islamisti più fanatici sarebbe un pericolo. Prima cadrebbe l'Iraq e Iran e Turchia si troverebbero i jihadisti ai propri confini". Secondo Leylaz, Assad potrebbe farsi da parte se i baathisti potessero rimanere al potere in un governo condiviso con i ribelli non estremisti.
La garanzia che le cose questa volta andranno per il meglio, dice un amico, è che i due Stati, America e Iran, si sono avvicinati perché entrambi sono in una situazione di debolezza: gli americani non hanno più la capacità di gestire da soli il Medio Oriente, come si è visto in modo spettacolare con la Siria; e gli iraniani hanno bisogno urgente che siano ridotte le sanzioni o il paese crolla. È questo il mandato che ha ricevuto Rohani dagli elettori e che Khamenei condivide. Sugli autobus che li portavano a scuola i ragazzi ieri mattina sventolando bandierine per Rohani, e nessuno si curava se Rajanews, un'agenzia vicina a Ahmadinejad, accusava il presidente di "aver svenduto", parlando con il Grande Satana, "un marchio della rivoluzione".