MOSCA - Nadezhda Tolokonnikova, la leader delle Pussy Riot, ha sospeso lo sciopero della fame iniziato il 23 settembre scorso: lo hanno reso noto le autorità carcerarie russe, citate da Itar-Tass.
La giovane, trasportata dal carcere in ospedale domenica per il peggioramento delle sue condizioni, ha interrotto lo sciopero della fame alle 11 ora di Mosca (le 9 in Italia) e ha cominciato ad alimentarsi. Le autorità carcerarie definiscono "stabili" le sue condizioni di salute. Il deputato Ilià Ponomariov, vicino all'opposizione, ha confermato su Twitter la sospensione dello sciopero della fame per non meglio precisati "motivi medici", ma ha ricordato che la giovane continua a chiedere il suo trasferimento in un altro luogo di detenzione.
Diritti violati. Intanto gli attivisti del gruppo russo Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino hanno fatto visita nella colonia penale in cui è agli arresti Tolkonnikova e hanno confermano quanto denunciato dalla giovane, cioè che vengono violate le regole sulle condizioni di lavoro dei detenuti. I membri del gruppo che sono andati in visita riferiscono che molte donne lavorano fra 12 e 16 ore al giorno, contro le 8 ore previste dalla legge, e non hanno giorni liberi; sostengono inoltre che le detenute sono sottopagate e guadagnano circa 1/5 dello stipendio minimo. Gli attivisti, inoltre, chiedono che la Pussy riot venga trasferita altrove. Le autorità del carcere, però, respingono le accuse di Tolkonnikova, che ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni di detenzione. La giovane sta scontando una condanna a due anni a causa della preghiera anti Putin cantata dalla band a febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
La giovane, trasportata dal carcere in ospedale domenica per il peggioramento delle sue condizioni, ha interrotto lo sciopero della fame alle 11 ora di Mosca (le 9 in Italia) e ha cominciato ad alimentarsi. Le autorità carcerarie definiscono "stabili" le sue condizioni di salute. Il deputato Ilià Ponomariov, vicino all'opposizione, ha confermato su Twitter la sospensione dello sciopero della fame per non meglio precisati "motivi medici", ma ha ricordato che la giovane continua a chiedere il suo trasferimento in un altro luogo di detenzione.
Diritti violati. Intanto gli attivisti del gruppo russo Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino hanno fatto visita nella colonia penale in cui è agli arresti Tolkonnikova e hanno confermano quanto denunciato dalla giovane, cioè che vengono violate le regole sulle condizioni di lavoro dei detenuti. I membri del gruppo che sono andati in visita riferiscono che molte donne lavorano fra 12 e 16 ore al giorno, contro le 8 ore previste dalla legge, e non hanno giorni liberi; sostengono inoltre che le detenute sono sottopagate e guadagnano circa 1/5 dello stipendio minimo. Gli attivisti, inoltre, chiedono che la Pussy riot venga trasferita altrove. Le autorità del carcere, però, respingono le accuse di Tolkonnikova, che ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni di detenzione. La giovane sta scontando una condanna a due anni a causa della preghiera anti Putin cantata dalla band a febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.