BERLINO - Era cominciata come una triste storia di terribili memorie storiche dell'Italia occupata dai nazisti e dell'Europa divisa, adesso si è trasformata in un difficile caso diplomatico tra Berlino e Roma. Come se non bastassero le tensioni sull'eurocrisi, i timori tedeschi di una instabilità politica italiana e i timori italiani di un'ostinata difesa del rigore a oltranza da parte del prossimo governo federale. Il caso Priebke sta dando da fare ai migliori uomini delle diplomazie dei due paesi, e una soluzione non è facile.
Contatti informali sono in corso tra lo Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri federale, e la Farnesina, hanno detto a Berlino responsabili della diplomazia del governo guidato da Angela Merkel. "Abbiamo contatti informali con gli amici italiani, ma in linea di principio spetta ai familiari decidere cosa fare di un tedesco morto all'estero", cioè non al governo, ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri, Martin Schaefer. "E credo - ha aggiunto - che questo sia anche il punto di vista dei nostri partner e amici in Italia... e per quanto ne so il signor Priebke ha una famiglia, tra cui un figlio in Argentina".
La Germania, ha continuato Schaefer, fornisce assistenza consolare ai suoi cittadini all'estero, come ogni paese, ma non spetta al governo tedesco decidere cosa fare con le spoglie di un tedesco morto all'estero. E Berlino, egli ha sottolineato, non ha ricevuto alcuna richiesta formale da parte italiana, anche se "contatti informali sono in corso come è d'uso tra paesi legati da stretta partnership e amicizia".
Fin qui il contenzioso, che i diplomatici agli ordini di Merkel e Letta stanno tentando di risolvere. Ma il problema non finisce qui. Perché, come si è visto dall'attenzione dei media cartacei, digitali e radiotv della Repubblica federale sul caso Priebke, ogni criminale nazista che muore riporta alla ribalta il passato di cui proprio la Repubblica federale non vuole liberarsi, un passato che inevitabilmente crea situazioni tra l'imbarazzante e il drammatico.
Sono stati gli abitanti di Hennigsdorf, la cittadina del Brandeburgo (l'antica Prussia, dove Priebke nacque) a muovere le obiezioni più dure: "Non vogliamo nel nostro cimitero uno di quei criminali che mossero la guerra di Hitler, quella guerra che portò a milioni di morti in tutto il mondo, anche tra i nostri giovani di allora mandati a morire dal tiranno a Stalingrado o in Normandia, tra i nostri concittadini ebrei, tra tutti i perseguitati. Non vogliamo, soprattutto, che la tomba di un ex ufficiale SS diventi un luogo di pellegrinaggio dei neonazisti che infangano l'immagine della nostra patria, e soprattutto dell'Est".
Situazione difficile per la Germania, nel bel mezzo dei difficili negoziati per il nuovo governo dopo le elezioni politiche del 22 settembre nelle quali Angela Merkel ha stravinto ma ha perso l'alleato liberale, e sta quindi cercando difficili intese di maggioranza con la Spd o con i Verdi. E a prescindere dal clima postelettorale, il passato che non passa fa sempre male. Tanto più quando lo ricordi ogni giorno. Come fanno sia Angela Merkel e il suo attuale ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, sia i leader dell'opposizione. Tanto che per la Cancelliera "in nome dei crimini nostri del passato, la sicurezza d'Israele è ragion di Stato tedesca".
E non è tutto. Primo, quando Priebke è morto i media tedeschi hanno dato la notizia ricordando bene cosa accadde alle Fosse Ardeatine. Secondo, in Germania - chi scrive lo sa bene avendo tre figli tedeschi - a scuola si comincia dalle elementari a insegnare ai bimbi cosa furono la Shoah, il nazismo, la seconda guerra mondiale, le atroci rappresaglie compiute da Waffen SS e Wehrmacht nei paesi occupati. L'unico altro argomento altrettanto prioritario sui banchi, dopo la difficile ortografia, è l'educazione sessuale.
Nel Dopoguerra, e soprattutto dopo il Sessantotto e il cancellierato di Willy Brandt che s'inginocchiò al Ghetto di Varsavia, la Memoria è valore costitutivo essenziale della Bundesrepublik, un valore che unisce centrodestra e sinistra. Per questo, anche, dicono buone fonti, qui hanno fatto paura le immagini dei neonazisti che in Italia salutavano la bara di Priebke col braccio teso. Gesto che qui è automaticamente punibile dal codice penale. La Berlino merkeliana, leader d'Europa, non ha nessuna intenzione di vedere un suo cimitero trasformato in luogo di pellegrinaggio dell'ultradestra, e le sue ragioni sono ben comprensibili, per quanto marginali siano qui i neonazisti e tutti gli estremisti di destra: il Bundestag è uno dei pochi parlamenti europei dove non sono rappresentati.
Contatti informali sono in corso tra lo Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri federale, e la Farnesina, hanno detto a Berlino responsabili della diplomazia del governo guidato da Angela Merkel. "Abbiamo contatti informali con gli amici italiani, ma in linea di principio spetta ai familiari decidere cosa fare di un tedesco morto all'estero", cioè non al governo, ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri, Martin Schaefer. "E credo - ha aggiunto - che questo sia anche il punto di vista dei nostri partner e amici in Italia... e per quanto ne so il signor Priebke ha una famiglia, tra cui un figlio in Argentina".
La Germania, ha continuato Schaefer, fornisce assistenza consolare ai suoi cittadini all'estero, come ogni paese, ma non spetta al governo tedesco decidere cosa fare con le spoglie di un tedesco morto all'estero. E Berlino, egli ha sottolineato, non ha ricevuto alcuna richiesta formale da parte italiana, anche se "contatti informali sono in corso come è d'uso tra paesi legati da stretta partnership e amicizia".
Fin qui il contenzioso, che i diplomatici agli ordini di Merkel e Letta stanno tentando di risolvere. Ma il problema non finisce qui. Perché, come si è visto dall'attenzione dei media cartacei, digitali e radiotv della Repubblica federale sul caso Priebke, ogni criminale nazista che muore riporta alla ribalta il passato di cui proprio la Repubblica federale non vuole liberarsi, un passato che inevitabilmente crea situazioni tra l'imbarazzante e il drammatico.
Sono stati gli abitanti di Hennigsdorf, la cittadina del Brandeburgo (l'antica Prussia, dove Priebke nacque) a muovere le obiezioni più dure: "Non vogliamo nel nostro cimitero uno di quei criminali che mossero la guerra di Hitler, quella guerra che portò a milioni di morti in tutto il mondo, anche tra i nostri giovani di allora mandati a morire dal tiranno a Stalingrado o in Normandia, tra i nostri concittadini ebrei, tra tutti i perseguitati. Non vogliamo, soprattutto, che la tomba di un ex ufficiale SS diventi un luogo di pellegrinaggio dei neonazisti che infangano l'immagine della nostra patria, e soprattutto dell'Est".
Situazione difficile per la Germania, nel bel mezzo dei difficili negoziati per il nuovo governo dopo le elezioni politiche del 22 settembre nelle quali Angela Merkel ha stravinto ma ha perso l'alleato liberale, e sta quindi cercando difficili intese di maggioranza con la Spd o con i Verdi. E a prescindere dal clima postelettorale, il passato che non passa fa sempre male. Tanto più quando lo ricordi ogni giorno. Come fanno sia Angela Merkel e il suo attuale ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, sia i leader dell'opposizione. Tanto che per la Cancelliera "in nome dei crimini nostri del passato, la sicurezza d'Israele è ragion di Stato tedesca".
E non è tutto. Primo, quando Priebke è morto i media tedeschi hanno dato la notizia ricordando bene cosa accadde alle Fosse Ardeatine. Secondo, in Germania - chi scrive lo sa bene avendo tre figli tedeschi - a scuola si comincia dalle elementari a insegnare ai bimbi cosa furono la Shoah, il nazismo, la seconda guerra mondiale, le atroci rappresaglie compiute da Waffen SS e Wehrmacht nei paesi occupati. L'unico altro argomento altrettanto prioritario sui banchi, dopo la difficile ortografia, è l'educazione sessuale.
Nel Dopoguerra, e soprattutto dopo il Sessantotto e il cancellierato di Willy Brandt che s'inginocchiò al Ghetto di Varsavia, la Memoria è valore costitutivo essenziale della Bundesrepublik, un valore che unisce centrodestra e sinistra. Per questo, anche, dicono buone fonti, qui hanno fatto paura le immagini dei neonazisti che in Italia salutavano la bara di Priebke col braccio teso. Gesto che qui è automaticamente punibile dal codice penale. La Berlino merkeliana, leader d'Europa, non ha nessuna intenzione di vedere un suo cimitero trasformato in luogo di pellegrinaggio dell'ultradestra, e le sue ragioni sono ben comprensibili, per quanto marginali siano qui i neonazisti e tutti gli estremisti di destra: il Bundestag è uno dei pochi parlamenti europei dove non sono rappresentati.