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Russia, giudici: Navalnyj non andrà in carcere, pena sospesa

Il blogger dissidente era stato condannato a cinque anni di colonia penale. La procura di Kirov aveva suggerito che restasse a piede libero in attesa della pronuncia sull'appello anche a causa delle manifestazioni di protestadal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI
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KIROV - Esultano i ragazzi anti Putin nella piccola aula del tribunale regionale di Kirov a 800 chilometri da Mosca. Il loro leader, Aleksej Navalnyj non andrà in carcere. Tornerà oggi stesso nella capitale e potrà continuare a dedicarsi al suo blog che da anni martella e mette alla berlina le magagne del governo russo. La Corte d'Appello ha deciso di confermare la condanna di primo grado che prevede cinque anni di carcere per una presunta truffa legata ad una vendita di legname.

Ma un evidente suggerimento dall'alto ha imposto di non infierire su un personaggio che ha appena rischiato di vincere le elezioni a sindaco della capitale e che ormai gode di una popolarità preoccupante in tutto il paese. In meno di due ore di udienza, gli è stato concesso il beneficio della condizionale ed è stato rimesso in libertà.

“Gli abbiamo messo paura”, grida la piccola avanguardia arrivata fino a Kirov. Stesso slogan e identica soddisfazione…
KIROV - Esultano i ragazzi anti Putin nella piccola aula del tribunale regionale di Kirov a 800 chilometri da Mosca. Il loro leader, Aleksej Navalnyj non andrà in carcere. Tornerà oggi stesso nella capitale e potrà continuare a dedicarsi al suo blog che da anni martella e mette alla berlina le magagne del governo russo. La Corte d'Appello ha deciso di confermare la condanna di primo grado che prevede cinque anni di carcere per una presunta truffa legata ad una vendita di legname.

Ma un evidente suggerimento dall'alto ha imposto di non infierire su un personaggio che ha appena rischiato di vincere le elezioni a sindaco della capitale e che ormai gode di una popolarità preoccupante in tutto il paese. In meno di due ore di udienza, gli è stato concesso il beneficio della condizionale ed è stato rimesso in libertà.

“Gli abbiamo messo paura”, grida la piccola avanguardia arrivata fino a Kirov. Stesso slogan e identica soddisfazione sulla piazza del Maneggio nel centro di Mosca dove una piccola folla pronta a scatenare una protesta si è sciolta festante plaudendo allo scampato pericolo.

Anche Navalnyj è contento, anche se sa bene che la tenaglia attorno a lui non si è ancora allentata: “E' chiaro che sono felice di poter parlare da uomo libero e di tornare a casa piuttosto che star chiuso in una cella a fare la guerra alle zanzare”. Ma non basta: “Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato e che hanno spaventato il regime con la loro mobilitazione. Ma non possiamo ancora parlare di vittoria. Ricorrerò contro la condanna perché non è ammissibile che un personaggio non gradito al potere venga condannato per reati mai commessi”. E commenta amaramente: “Il nostro è uno strano Paese, abituato all'ingiustizia. Già sfuggire al carcere è comunque un trionfo anche se sei innocente”.

La condanna in ogni caso rende impossibile infatti ogni possibilità per Navalnyj di candidarsi a future elezioni. Teoricamente per tutta la vita. A meno che una nuova legge in discussione alla Duma non fissi dei periodi di tempo di interdizione proporzionati al peso delle condanne. E' comunque l'aspetto che in questo momento preoccupa meno il blogger anticorruzione e i suoi seguaci: “Non potersi candidare non è un limite assoluto. Ci sono mille modi per fare politica, tanti personaggi che possono essere candidati. La nostra battaglia può continuare senza problemi”.

Ma per Navalnyj le vicende giudiziarie non sono finite. Proprio due giorni fa la procura di Mosca ha avviato un nuovo procedimento, sempre per truffa, a suo carico. Un'eventuale condanna lo porterebbe a dover scontare entrambe le pene. “E' un modo per tenerlo costantemente sotto tiro – dicono i suoi – per intimidirci e cercare di fermarci. Non ci riusciranno”.

E in un paese dove le teorie del complotto sono un argomento ghiottissimo, qualcuno comincia a seminare dubbi sulla “fortuna giudiziaria di Navalnyj”. Lo scrittore Eduard Limonov, vetero comunista, reso celebre dal successo di una sua biografia romanzata dello scrittore francese Emmanuel Carrére, ne approfitta per ripetere la sua velenosa teoria: “Navalnyj è solo un fantoccio. Un oppositore di regime. Al Cremlino conviene che sia lui a convogliare la protesta. E lo trattano con i guanti per controllarlo meglio”.

Perfidia che dallo staff di Navalnyj viene respinta al mittente: “Facciamo paura a Putin e ai suoi. Hanno visto la rivolta popolare spontanea che si è scatenata quando sono stati costretti a dargli la libertà provvisoria questa estate. Hanno visto i settecentomila voti ottenuti a Mosca il mese scorso. Sanno che devono stare attenti se non vogliono una rivolta di piazza”.

In ogni caso, anche per evitare equivoci lo stesso Navalnyj promette che tutto il suo impegno dei prossimi giorni sarò incentrato sulla richiesta di liberazione di tutti gli oppositori in carcere da oltre un anno con accuse risibili: “E' un nostro dovere tirarli fuori. La galera per gli oppositori ci rende ancora un paese al di sotto dei normali standard di democrazia”.