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(reuters)

Papa: "Mai abbassare guardia contro antisemitismo". Oltre 100 mila in piazza

Il Pontefice ha scritto in ricordo della deportazione degli ebrei romani avvenuta 70 anni fa: "L'indicibile atrocità della Shoah non può essere dimenticata". E per la giornata mondiale dell'alimentazione: "E' uno scandalo che ci sia ancora fame nel mondo!", ha detto rivolto a Josè Graziano da Silva, direttore generale della Fao

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CITTA' DEL VATICANO - "L'odierna commmemorazione potrebbe essere definita come una memoria futura. Un appello alle nuove generazioni a non appiattire la propria esistenza a non lasciarsi trascinare da ideologie a non giustificare mai il male che incontriamo, a non abbassare la guardia contro l'antisemitismo e contro il razzismo qualunque sia la loro provenienza". Così inizia la lettera scritta da Papa Francesco in occasione della celebrazione al Tempio Maggiore di Roma in ricordo della deportazione degli ebrei romani avvenuta 70 anni fa il 16 ottobre. Non si è limitato a scrivere. Questa mattina Bergoglio ha avuto un "commovente incontro con Enzo camerino, sopravvissuto al rastrellamento nazista nel ghetto di Roma", ha raccontato su Twitter il presidente della comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo.

Bisogna ricordare. Questo ha continuato a ripetere il Papa. "L'indicibile atrocità della Shoah non può essere dimenticata, il nostro dovere è tener presente il loro dolore per mantenerli vivi nel nostro ricordo". "Il ricordo delle tragedie del passato divenga per tutti l'impegno ad aderire con tutta la nostra forza al futuro che Dio vuole per costruire per noi e con noi ", si legge nel messaggio che si conclude con uno "Shalom".

Due lettere: una per la giornata mondiale dell'alimentazione. "E' uno scandalo che ci sia ancora fame e malnutrizione nel mondo!", ha gridato il pontefice nel messaggio inviato a Josè Graziano da Silva, direttore generale della Fao. "E' una delle sfide più serie per l'umanità: quella della tragica condizione nella quale vivono ancora milioni di affamati e malnutriti, tra i quali moltissimi bambini", ha continuato. E poi proposto. "Ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l'ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti", ha chiesto Bergoglio.

"Nessuno - ha poi aggiunto - sia costretto a lasciare la propria terra e il proprio ambiente culturale per la mancanza dei mezzi essenziali di sussistenza!". Il pontefice ha notato poi come "paradossalmente, in un'epoca in cui la globalizzazione permette di conoscere le situazioni di bisogno nel mondo e di moltiplicare gli scambi e i rapporti umani, sembra crescere la tendenza all'individualismo e alla chiusura in se stessi, che porta a un atteggiamento di indifferenza a livello personale, di istituzioni e di stati, verso chi muore per fame o soffre per denutrizione, quasi fosse un fatto ineluttabile".

"Ma fame e denutrizione - ha aggiunto - non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema. Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società". "Penso sia necessario oggi più che mai educarci alla solidarietà, - ha scritto Bergoglio - riscoprire il valore e il significato di questa parola così scomoda e messa molto spesso in disparte e fare che diventi atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico e finanziario, nei rapporti tra le persone, tra i popoli e tra le nazioni.
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La messa a San Pietro. Francesco si è fermato con la jeep accanto al settore dei vigili del fuoco volontari. Ha indossato il loro casco nero con incise alette verdi, poi si è diretto sul sagrato per l'udienza generale del mercoledì, accolto da una folla di centomila persone.

Un lungo abbraccio, al termine dell'Udienza Generale, tra Papa Bergoglio e il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Francesco Montenegro, che è anche l'arcivescovo di Agrigento a che l'8 luglio lo accolse a Lampedusa e in queste settimane è stato in stretto contatto con il Pontefice per distribuire gli aiuti inviati dalla Santa Sede ai superstiti dei naufragi delle scorse settimane. Montenegro potrebbe succedere presto al cardinale di Palermo Paolo Romeo, presente anche lui all'Udienza Generale di oggi. Al termine Francesco ha salutato uno ad uno un gruppo di vescovi italiani, tra i quali l'ottantanovenne Gaetano Bonicelli, emerito di Siena ed ex ordinario militare, con il quale si è complimentato per averlo trovato in ottime condizioni di salute.

Tra gli altri c'erano anche il nuovo ordinario militare Santo Marcianò, il vescovo di Fabriano Matelica Giancarlo Vecerrica (che il Papa aveva chiamato sul cellulare per essere messo in diretta con la folla dello stadio di Macerata in occasione della marcia Macerata-Loreto), l'assistente generale dell'Azione Cattolica Domenico Sigalini, l'arcivescovo di Trani Giovanni Battista Picherri e l'arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini, figura assai popolare tra i cattolici italiani (ed anche tra i vescovi).